Peugeot torna negli Usa dopo 30 anni e crolla in borsa

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Il gruppo francese PSA, guidato dal ceo, Carlos Tavares, ha annunciato oggi in occasione dei conti relativi al 2018 che intende ufficialmente rilanciare il marchio dell’automotive sul negli Stati Uniti sia in Canada, da dove era uscito nel 1974, 45 anni fa, con il marchio Citroën e nel 1991 con quello Peugeot. L’obiettivo fa parte di un piano decennale, è quindi a lungo termine.

Peugeot ha ricordato di aver fatto una prima mossa sul mercato degli Stati Uniti verso la fine del 2018 con il lancio del servizio di car sharing Free2Move a Washington. “Stiamo adottando un approccio pragmatico per entrare nel mercato nordamericano e siamo fiduciosi che, dalla più ampia rivoluzione dei servizi di mobilità attualmente in corso, ai modelli ritenuti fondamentali quali la vendita al dettaglio, i servizi, i finanziamenti e la logistica, continueremo a costruire il nostro piano su soluzioni accurate”, ha spiegato Larry Dominique, il responsabile di Peugeot  per gli Usa.

Il gruppo sta prendendo in considerazione, nel suo piano di rientro negli Stati Uniti, una collaborazione con il gruppo Bolloré, che è già un partner strategico. Le due società, scrive Autocar, hanno già costruito un’auto elettrica nello stabilimento PSA di Rennes, ed è probabile che un modello simile venga utilizzato per reintrodurre il gruppo in Nord America permettendo di condurre ricerche sui clienti.

La seconda fase del ritorno nordamericano sarebbe quella di introdurre i veicoli del gruppo nei sistemi di car-sharing. “Se avremo successo come operatore di mobilità, da lì avremo l’opportunità di installare le nostre flotte di automobili non appena saranno conformi alle normative statunitensi. Naturalmente quelle flotte rimarranno sotto il nostro controllo, come è normale nelle attività di car sharing. Saremo in grado di garantire che le nostre macchine soddisfino le aspettative dei consumatori locali”, ha affermato il ceo Tavares senza però rendere note le aspettative di vendita a lungo termine per il gruppo in Nord America. Si è limitato a dire che “torneremo negli Stati Uniti e in Canada perché riteniamo che questo sia un luogo in cui possiamo ottenere profitti significativi per Psa”.

Peugeot ha registrato nel 2018 un utile netto in crescita del 47% a 2,83 miliardi di euro, rispetto a 1,92 miliardi di un anno fa, mentre i ricavi sono a loro volta saliti del 19% a quota 74,03 miliardi di euro. Il gruppo ha annunciato che proporrà un dividendo di 0,78 euro sul bilancio 2018, rispetto a 0,53 euro per azione dell’anno precedente.

Guardando al prossimo anno, la società ha dichiarato di aspettarsi un mercato automobilistico stabile in Europa, in calo dell’1% in America Latina e del 3% in Cina, con una crescita del 5% in Russia. Peugeot  ha detto di aver “superato” gli obiettivi iniziali del suo piano strategico “Push to Pass” per il periodo 2016-2018 e ora punta a un margine operativo ricorrente (automotive recurring operating margin) del 4,5% in media tra il 2019 e il 2021, compresa Opel Vauxhall.

Secondo gli analisti di JP Morgan, Peugeot  ha registrato un “eccellente” set di risultati nel 2018, con la divisione core automotive che ha superato le aspettative e il marchio tedesco, Opel Vauxhall, che si è mosso in linea con le previsioni degli analisti. Inoltre, la posizione di cassa netta per 9 miliardi di euro della casa automobilistica francese dimostra “una forte gestione delle scorte” e una “grande transizione” verso le regole più rigorose in Europa sul fronte delle emissioni e del diesel.

Nonostante le notizie positive e i commenti più che buoni degli analisti, il titolo PSA cede il 4,79% alla borsa di Parigi a quota 21,67 euro, il peggiore del listino. La ragione del cattivo andamento in borsa la spiega oggi il sito di Le Monde: “Nonostante gli eccezionali risultati finanziari, PSA sta faticando a uscire dall’Europa, che rappresentava il 79% delle vendite nel 2018, mentre il calo delle immatricolazioni in Cina del -32%è forte e continuo”, e il gruppo ha dovuto ritirarsi dall’Iran, uno dei suoi maggiori mercati internazionali, appena due anni dopo il suo ritorno, complice l’embargo imposto dal presidente americano, Donald Trump.

Elena Dal Maso, Milano Finanza

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