Pronti per l’Internet dei sensi? Così la digitalizzazione di olfatto, tatto e gusto rivoluzionerà la nostra vita

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Non è ancora arrivato a compimento l’atteso Internet delle cose, destinato a ridisegnare gli equilibri della società tra città smart, case intelligenti, oggetti interconnessi tra loro e gestiti dallo smartphone, che tra poco dovremmo fare i conti con l’Internet dei sensi. Non c’è refuso, perché l’evoluzione della tecnologia che corre a ritmi velocissimi si appresta ad andare oltre a vista e udito, per incontrare anche olfatto, tatto, gusto e pensiero. A immaginare l’idea del futuro che ci attende, si parla del 2030 come data di riferimento – ma soprattutto si parla di previsioni dettate da sviluppi e potenzialità dell’evoluzione tecnologica – è la nona edizione del report annuale Hot Consumer Trends firmato da Ericsson, che mediante l’ausilio degli early adopter (gli utenti più votati ad abbracciare le novità, quindi nel caso specifico persone che conoscono e utilizzano strumenti e tecnologie più recenti: sono più di 12.000 le interviste realizzate in rappresentanza di circa 46 milioni di “utenti precoci”) fornisce una istantanea di possibili scenari del mondo che verrà.

Occhiali in realtà aumentata che riproducono il percorso per arrivare al luogo di destinazione su cui stiamo riflettendo, dispositivi per la bocca capaci di amplificare il gusto di un cibo per replicare il sapore dei propri alimenti preferiti, la percezione degli odori tipici di campagna (o altri ambienti con spiccate specificità) durante un’esperienza immersiva che ci proietta nel luogo desiderato restando comodamente sul divano di casa, riuscire a vedere oltre i muri, rivedere il momento in cui si è conosciuta una persona per avere le informazioni utili quando la si incontra di nuovo e non se ne ricorda il nome. Sono solo alcuni esempi degli effetti messi in atto dall’Internet dei sensi, un insieme di tecnologie e servizi che nasceranno dalla connessione tra tecnologia e cinque sensi, con le attuali esperienze basate su uno schermo (dello smartphone, laptop, smartwatch, ma anche di frigoriferi e lavatrici) che faranno spazio a quelle multisensoriali, in un contesto dove i visori per la realtà aumentata rappresentano il punto di accesso, nonché il primo di una serie di dispositivi che renderanno sempre meno marcata la distanza tra realtà fisica e realtà digitale. Un passaggio cruciale che definirà nuovi paradigmi tecnici, abilitati dalla maturazione di diverse tecnologie, come l’Intelligenza Artificiale e il 5G, ma anche grazie alla crescita dell’automazione e della digitalizzazione. Un punto rilevante, quest’ultimo, poiché secondo i dirigenti Ericsson potrebbe ricoprire un ruolo significativo a livello sociale, nello specifico nella lotta al cambiamento climatico: “Con la digitalizzazione dei sensi si potrebbe andare a lavorare, in vacanza o girare il mondo rimanendo all’interno della propria abitazione”, spiega Michael Björn, co-autore dello studio.

I trend legati al tema dell’Internet dei sensi spaziano in molteplici direzioni mantenendo in comune uno scetticismo inevitabile per i comuni mortali, abituati a fare i conti con il presente e non a ragionare sulle future commistioni tra tecnologie e sensazioni umane. Ecco perché quasi il 60% degli early adopter contano che il gap tra pensiero e azione tenderà a scomparire o, almeno, a ridursi di molto: tastiere, mouse e i device che oggi ci permettono di accedere a servizi e applicazioni saranno pensionati dalla tecnologia, che sfruttando la nostra mente come interfaccia azzererà tempi e passaggi a favore dell’istantaneità. Per intenderci, quando penseremo a una mappa ce la ritroveremo davanti in formato digitale, senza dover prendere il telefono, aprire Google Maps e inserire le coordinate: basterà la forza del pensiero, insomma, per visualizzare ciò che scorre nel cervello. E cosa dire della digitalizzazione delle papille gustative? Un processo che consentirà di personalizzare il sapore dei cibi, avvicinandolo a quelli preferiti in modo da poter assaggiare qualunque cosa e, tanto per fare un esempio, pianificare diete senza dover ingurgitare alimenti odiati, o meglio farlo come se mangiassimo il piatto che più si ama. Dal sapore all’odore il passo è breve, tanto che le previsioni scommettono sull’opportunità di calarsi in una foresta come su un vulcano e percepire le fragranze legate a sostanze ed elementi presenti in loco; solo che lo si farà tramite un visore in grado di offrire un’esperienza assai più completa di quelle fruibili al momento. Alla rassegna futuristica non manca l’esperienza tattile, che tra dieci anni passerà da dispositivi capaci di trasmettere peso e volume di un oggetto digitale, trasformandolo di fatto in uno reale. Insomma, la rivoluzione pare dietro l’angolo, bisogna solo pazientare e sperimentare.

Alessio Caprodossi, Business Insider Italia