Ikea Corsico, la controinchiesta dei sindacati: “Nessuna truffa. L’etichetta fittizia è una prassi”

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Osserva gli articoli esposti sugli scaffali dell’«angolo occasioni» dell’Ikea come se li stesse scannerizzando con lo sguardo. Gira e rigira le etichette, le studia come se dovesse imparare non soltanto quei nomi impronunciabili ma anche i numeri e gli stessi codici a barre. Poi spinge il carrello fino al catalogo digitale e identifica uno per uno gli articoli che ha prelevato. Quindi si mette in coda per pagare. Ma non è un cliente particolarmente scrupoloso nelle sue scelte: è un sindacalista. Si chiama Massimo Cuomo, è un ex lavoratore Ikea che oggi fa parte della segreteria milanese della Filcams Cgil. E non sta facendo shopping ma sta conducendo una contro-inchiesta sui fatti che nel febbraio scorso sono sfociati in sospensioni e licenziamenti per 32 dipendenti del colosso svedese. In quel momento le notizie circolate parlavano di «truffa» da parte di una «banda» di dipendenti del punto vendita di Corsico che, con il «trucco» della sostituzione delle etichette, acquistavano prodotti Ikea al prezzo, molto più basso, di un altro articolo. E, almeno in qualche caso, poi li hanno messi in vendita online. Dieci lavoratori sono stati i licenziati, ventuno sospesi e uno reintegrato quasi subito. E parallelamente l’azienda ha sporto denuncia. Accuse pesanti, insomma, provvedimenti traumatici, che tra l’altro hanno colpito dipendenti con anzianità aziendale media attorno ai vent’anni.

Ma dopo una prima, sommaria ricostruzione dei fatti con i lavoratori — sia quelli coinvolti sia quelli estranei alle contestazioni — è partita una contro-indagine sindacale. Come dimostra l’accumulo di prodotti Ikea nei sotterranei della camera del lavoro di corso di Porta Vittoria, Massimo Cuomo e altri funzionari e delegati della Filcams Cgil si sono finti buoni clienti dell’«angolo occasioni» in cerca di alcune informazioni. Una su tutte: quella delle etichette fittizie per i prodotti in offerta speciale non è una trovata dei lavoratori ma una prassi disposta dall’azienda. «La chiamano procedura “four article” — spiega Cuomo — ma oltre a questa procedura e dai documenti raccolti si evince che in quel reparto l’azienda indica ai lavoratori che si può “prezzare” anche con codici di prodotti diversi».

In sostanza venivano stampate le etichette di alcuni articoli a basso costo da applicare come prezzo scontato ai prodotti destinati alla svendita. Così una mensola si ritrova il codice a barre di un bicchiere, uno strofinaccio e un portadocumenti hanno l’etichetta di una fodera, un vaso viene battuto al prezzo di un cuscino e l’anta di un armadio come uno specchio. Ed è esattamente così che i sindacalisti, nelle ultime settimane, hanno potuto fare i loro acquisti.

«Stiamo facendo questo lavoro con l’obiettivo di far emergere la verità — osserva Massimo Cuomo — perché tante cose non si spiegano con gli elementi acquisiti finora. Siamo di fronte a sanzioni pesanti che colpiscono lavoratori che hanno servito quest’azienda per oltre vent’anni. L’azienda — aggiunge il sindacalista — ha revocato questo sistema di prezzatura per qualche mese e poi lo ha reintrodotto; in mezzo ci sono stati i licenziamenti e le sospensioni di lavoratori con anzianità alta. L’auspicio — conclude Cuomo — è che questa modalità operativa non abbia nulla a che fare con il piano di riduzione del personale annunciato da Ikea». L’azienda replica sottolineando che il sindacato «ben conosce la gravità dei fatti contestati e la meticolosità degli accertamenti» e che «le disposizioni che regolano la prezzatura dei propri prodotti sono chiarissime e non si prestano ad alcun equivoco o a pratiche poco trasparenti». Quindi ricorda che «i comportamenti inaccettabili oggetto di contestazione sono avvenuti nel solo store di Corsico e sono circoscritti a un solo reparto di vendita».

Qualcosa dovrà dire l’inchiesta penale avviata sulla base delle denunce della stessa Ikea. Intanto a Corsico, dopo un’assemblea in cui è stata espressa solidarietà unanime ai colleghi colpiti da licenziamenti e provvedimenti disciplinari, i lavoratori hanno prima dichiarato lo stato di agitazione e — proprio ieri — proclamato sciopero di due giorni per oggi e domani, con presidio e assemblea davanti al punto vendita.

Giampiero Rossi, Corriere.it