Banche in attesa dei finanziamenti agevolati di Draghi: 720 miliardi in scadenza

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I radar degli investitori si puntano su Francoforte, in attesa di carpire da Mario Draghi una serie di indicazioni sulle prossime mosse della Bce. Dopo la riunione di giovedì prossimo, il governatore annuncerà le nuove stime dello staff di economisti della Banca centrale europea e – visto che le previsioni su questo aspetto non sono rosee – darà qualche segnale sulla politica dei tassi. La carta che tutti si aspettano è una riedizione delle Tltro, le Targeted longer-term refinancing operations effettuate nel 2014 e poi nel 2016: assegnazioni di liquidità a condizioni favorevoli per le banche, vincolate però a redistribuirle in prestiti all’economia reale.

Stime di crescita al ribasso

Secondo gli economisti di Hsbc, Fabio Balboni e Simon Wells, la Bce dovrebbe rivedere la crescita di quest’anno abbassandola sensibilmente da 1,7 a 1,2% nell’Eurozona. Prevista anche una lieve sforbiciata da 1,7 a 1,6% per il prossimo anno e la conferma dell’1,5% per il 2021. Anche la traiettoria dei prezzi è vista in calo, con l’inflazione rivista da 1,6 a 1,3% quest’anno a causa di quotazioni del petrolio meno vivaci. Pallide anche le prospettive sull’inflazione “core”, quella calcolata al netto delle componenti volatili quali i prezzi energetici.

In questo panorama di “rischi al ribasso” sull’economia, ovvero la predominanza di possibilità di peggioramento dell’andamento economico, Draghi dovrebbe rassicurare sulla bontà dei “fondamentali”. Quanto alla forward guidance, ovvero l’anticipazione delle scelte monetarie del futuro, non si aspettano significativi cambiamenti. Ad oggi, la Bce prevede che i tassi “si mantengano su livelli pari a quelli attuali almeno fino all’estate del 2019 e in ogni caso finché sarà necessario per assicurare che l’inflazione continui stabilmente a convergere su livelli inferiori ma prossimi al 2% nel medio termine”. I mercati vanno oltre: secondo Bloomberg, gli investitori non scontano innalzamenti del costo del denaro fino al 2020. Molti hanno notato come i soliti “falchi” del direttorio Bce siano rimasti silenti in questi tempi, suggerendo che sono pronti ad abbracciare un’inclinazione più da “colomba” alla Banca centrale. Se qualcosa, in questa frase, dovesse cambiare già nel meeting di marzo sarebbe un segnale inatteso.

Tltro in scadenza, banche italiane le più attente

La scorsa settimana sono emersi dati negativi sul fronte dei prestiti alle società non finanziari: a gennaio – hanno annotato gli economisti di Abn Amro – il flusso mensile al netto delle cartolarizzazioni è sceso per la prima volta in negativo dal giugno del 2017 e la crescita annua ha sensibilmente rallentato. Certo, la dinamica si spiega anche con il freno economico che ha fatto capolino sul Vecchio continente dallo scorso anno e che porta le aziende a domandare meno denaro alle banche per i progetti di crescita. Ma, come ha sottolineato il capo-economista della Bce Peter Praet, l’atteggiamento delle banche è diventato maggiormente pro-ciclico: amplifica cioè le tendenze macroeconomiche in atto. Non a caso, gli istituti si aspettano di stringere i requisiti per dare credito al tessuto produttivo in questa fase dell’anno.

Insomma, per gli addetti ai lavori ci sono tutte le condizioni perché la Bce intervenga con una nuova operazione a supporto delle banche, finalizzata in ultima istanza a riversare maggior credito sull’economia. Di nuovo Hsbc pronostica per il meeting di questa settimana un passaggio intermedio sulle Tltro, che si dovrebbe tradurre in un riferimento al fatto che se ne è parlato. Ma un annuncio vero e proprio a riguardo potrebbe partire solo ad aprile. In pratica, la Bce potrebbe strutturare l’operazione in modo da permettere alle banche di rifinanziare i prestiti in scadenza. Gli economisti dell’agenzia di rating Moody’s sono convinti che un altro round di questi finanziamentii, che di fatto estenda la scadenza di quelli esistenti (ancorando i tassi offerti alla traiettoria dei tassi di riferimento), sia lo scenario più probabile per mitigare il rischio di funding degli istituti e incoraggiare i prestiti all’economia reale.

Raffaele Ricciardi, Repubblica.it