Per i vini bianchi perduti, è tempo di riscossa

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Alla ricerca dei vitigni bianchi perduti per ottenere vini di nicchia e ampliare così le possibilità di scelta dei consumatori. E anche fare concorrenza agli affermati Vermentino, Verdicchio, Traminer e, perché no, ai bianchi francesi. Già sono in catalogo la Rebola, il Famoso, la Rambèla, il Bombino, il Pagadebit. L’iniziativa nasce in Romagna dove si è costituito il Club dei bianchi, ovvero 15 aziende vinicole (tra le quali quella della comunità di San Patrignano) si sono messe assieme (finalmente si tenta di fare sistema) per diffondere i vini bianchi soprattutto nella ristorazione, nei wine bar e nell’export.

Esse producono 3 milioni di bottiglie l’anno (soprattutto Sangiovese), di cui oltre un milione di bianco. L’obiettivo è superare questa soglia, ora ottenuta prevalentemente con Albana e Trebbiano. A cui si è aggiunto uno spumante, il Sangiovese bianco, ovvero l’uva sangiovese vinificata in bianco.

«Puntiamo ai winelover», dice Fabio Ravaioli (cantina Nespoli, a Civitella di Romagna). Negli ultimi anni la Romagna ha compiuto un grosso sforzo puntando sulla sperimentazione in vigna e in cantina, con una schiera di enologi e agronomi. Ne sono usciti vini di alta qualità e piacevolezza che ora vogliamo mettere alla prova del mercato».

Si spazia dalle vigne su sabbie plioceniche a quelle biodinamiche, dal trebbiano affinato due anni in barrique di rovere più un anno in bottiglia, al vino etico di San Patrignano: «È una cantina unica, nata da un pensiero semplice: ricostruire il legame con la natura per ricostruire l’uomo».

C’è anche una winemaker, Milena Ottaviani, che dà un tocco femminile alla cantina di famiglia (a San Clemente di Rimini) mentre sulle colline di Cesena, alla cantina Zavalloni, si vantano di essere la sesta generazione di viticoltori, la prima bottiglia fu stappata a metà dell’800.

Aggiunge Mario Sirri (cantina Celli a Bertinoro): «Il trend dell’alimentazione è verso la dieta mediterranea, il consumo di verdure e formaggi, pesce e cucina fusion. Questo favorisce l’abbinamento coi vini a bacca bianca e quindi è su di questi vini che si concentrerà la sfida commerciale dei prossimi anni».

Infatti una ricerca commissionata da Vinitaly conferma che i bianchi fermi (insieme ai vini a denominazione d’origine) sono quelli che hanno registrato la migliore performance lo scorso anno. Il canale di vendita principale del vino è la grande distribuzione: nel 2017 ne ha venduto 648 milioni di litri per un valore di 1,8 miliardi. A sorpresa mentre vi è una leggera flessione dei brick si registra una crescita (del 5,4%) del bag in box, cioè le scatole, di solito da cinque litri, con rubinetto applicato, per servirsi come dalle botticelle.

Carlo Valentini, ItaliaOggi

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