Mediaset-F2i, offerta su Ei Towers a 57 euro per azione

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Il piano prevede il delisting delle torri di Mediaset dalla Borsa, la creazione di una holding con il Biscione al 40%. Si riapre lo scenario che coinvolge Rai e Benetton (Cellnex)

Dopo le indiscrezioni della vigilia, si confermano le operazioni intorno alle torri di trasmissione del segnale televisivo con l’alleanza tra Mediaset e il fondo infrastrutturale F2i, con vista sulla Rai e anche la famiglia Benetton che potrebbe esser della partita.

2i Towers – il veicolo societario indirettamente controllato da F2i, con un’importante quota di minoranza detenuta da Mediaset (40%) – ha promosso un’offerta pubblica di acquisto volontaria sull’intero capitale di EI Towers. Lo ufficializza una nota diffusa nella notte. L’offerta prevede un corrispettivo di 57 euro per azione, corrispondente ad un premio del 19,2% rispetto ai prezzi medi ponderati registrati nei sei mesi precedenti l’annuncio dell’operazione. Il titolo EI Towers reagisce portandosi lievemente sopra quel livello. L’operazione avrà un ammontare massimo di 1,6 miliardi di euro, in caso di adesione totalitaria da parte degli azionisti della società delle torri e l’accordo tra i due offerenti prevede che Elettronica industriale porti in adesione alla offerta le sue 11,3 milioni di azioni detenute.

Mediaset, con l’opa su EI Towers insieme a F2i vuole “valorizzare un asset rilevante” e nel contempo “rafforzare la strategia di focalizzazione sul core business della televisione gratuita”. Lo spiega il gruppo in una nota ufficializzando l’operazione. Con il riassetto azionario e il fondo istituzionale che ne controllerà il 60% (Mediaset resterà al 40%) inoltre EI Towers avrà “mani libere” per ripensare alle operazione che erano rimaste nel cassetto. Ovvero il tentativo di Opa su Rai Way, l’omologa società della tv pubblica, bloccata per decreto governante Renzi. La società delle torri acquisisce “il ruolo di operatore indipendente, uno status che consentirà di partecipare più agevolmente al processo di consolidamento del business delle torri broadcasting e di quelle telefoniche in atto a livello nazionale e internazionale” sottolinea la nota. “Il business delle torri di trasmissione riveste un ruolo strutturale nel business tv” precisa inoltre Mediaset spiegando la ratio dell’investimento della nuova holding.

L’operazione che punta al delisting di EI Towers è volta a rafforzare le prospettive industriali della società delle torri attraverso una progressiva separazione e distinzione proprietaria tra società che detengono asset infrastrutturali di telecomunicazioni e società erogatrici di contenuti televisivi, dinamica già da tempo avviatasi positivamente a livello internazionale. Chiaramente, dopo EI Towers nel mirino andrebbero le torri di Rai Way. Come ricostruisce Repubblica in edicola, una volta che Ei Towers sarà ritirata dalla Borsa, il piano prevede che la società venga divisa in due: le torri televisive e quelle telefoniche. Le prime – che sono la maggior parte del valore e quelle che trasmettono Canale 5 nelle case degli italiani – dovrebbero esser fuse dentro Rai Way, società quotata e controllata al 65% dalla Rai. Rai Way è un’azienda più piccola di quella dei Berlusconi dato che in Borsa vale 1,1 miliardi. Questa architettura – grazie all’intervento del fondo partecipato dalla Cdp – garantirà che alla fine della fusione tra Ei Towers e Rai Way, il colosso nazionale delle torri televisive che nascerà dall’operazione continuerà a essere gestita in maggioranza da investitori di matrice pubblica.

Solo in Italia esistono due società di torri tv e l’anomalia ha creato costi duplicati che, fondendo le due aziende, verrebbero eliminati a tutto beneficio degli investitori. Per questo a inizio 2015 Ei Towers aveva provato a lanciare un’Opa su Rai Way, che era subito stata rispedita al mittente dalla Rai. La scusa, poi dimostrata infondata dai magistrati, era che lo statuto di Rai Way prevede che a controllare l’azienda sia un socio pubblico. In realtà di fronte a un’Opa tutto può essere cambiato se c’è la volontà di farlo, ma per la Rai, l’idea che la sua infrastruttura venisse comprata da una società satellite di Mediaset, era stata giudicata irricevibile, anche se l’operazione aveva senso industriale. Oggi, grazie all’intervento di F2i, il matrimonio può essere riproposto a parti invertite. Anche le torri telefoniche potrebbero esser valorizzate, questa volta magari coinvolgendo la Cellnex di cui la famiglia Benetton ha da poco conquistato la maggioranza.

Advisor finanziari di F2i e Mediaset sono Credit Suisse, Banca IMI e Mediobanca. Le banche finanziatrici sono Intesa SanPaolo, Mediobanca e Unicredit. Advisor fiscale e legale è Legance – Avvocati Associati. Hanno inoltre agito in qualità di consulenti di F2i l’advisor di mercato Analysys Mason e l’advisor legale Giliberti, Triscornia e Associati. F2i intende avviare una nuova piattaforma nel settore delle infrastrutture per le telecomunicazioni. Essa si affianca a quelle che operano già nei settori delle energie rinnovabili, dei trasporti aeroportuali, delle reti di distribuzione energetiche, dei servizi di pagamento e delle infrastrutture sociali.

La Repubblica

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