Ius soli, Gentiloni pronto a mettere la fiducia

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Matteo Renzi accoglie la sfida di Paolo Gentiloni: “Se il governo metterà la fiducia sullo Ius soli, i senatori del Pd la voteranno”

Duello Gentiloni-Renzi. Atto Secondo. Dopo le divergenze dovute alla riconferma di Ignazio Visco alla guida di Bankitalia, ora il premier sfida il segretario del Pd sul tema delle alleanze.
Nel suo intervento alla Conferenza di Portici, Paolo Gentiloni ha detto che il Pd è un partito di sinistra e per vincere deve formare una coalizione tanto larga e, anche se non l’ha detto esplicitamente era chiaro il riferimento all’Mdp di Pier Luigi Bersani e Massimo D’Alema. Messaggio subito recepito e accolto da Matteo Renzi che ha bruscamente aperto a sinistra e, scrive La Stampa,”ha aggiunto un’altra suggestione: se il governo metterà la fiducia sullo Ius soli, i senatori del Pd la voteranno”. Un tema molto caro anche al ministro dell’Interno Marco Minniti che due giorni fa, intervenendo alla conferenza programmatica del Pd, aveva detto:”Lo Ius soli è una legge di principi e un grande partito di fronte a una legge di principi, si batte, decide e convince. L’unica cosa che un grande partito non fa è rinunciare e noi non rinunceremo!”. Gentiloni, dall’India, ha fatto sapere: “Se dopo il passaggio della legge di Stabilità al Senato, ci saranno le condizioni politiche, il governo è pronto a mettere la fiducia”. Dal 23 novembre, infatti, il Senato si sarà liberato ella legge di Stabilità e potrà occuparsi dello ius soli. “Ma a fine novembre – scrive ancora Fabio Martini – tutto potrebbe essere di nuovo cambiato: Renzi potrebbe aver cambiato idea sull’apertura a sinistra e quel punto potrebbe suggerire ad Alfano di fare il “lavoro sporco”, sbarrando la strada alla legge”. Le elezioni siciliane del 5 novembre saranno lo spartiacque che deciderà le sorti della legge sulla cittadinanza e sulle future alleanze. L’ex ministro del Pd, Giuseppe Fioroni, però, non condivide la teoria di un golpe per rovesciare Renzi: “A pochi mesi dalle elezioni sarebbe anche controproducente per il Pd. Serve un’alleanza più larga, ma non con quelli che fecero fallire l’Unione di Prodi: gli italiani se li ricordano”, dice.

Il Giornale

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