Non è vero ma ci credo / Le superstizioni dei Vip, da Berlusconi a Obama

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di Cesare Lanza

CORNA, NUMERI, AMULETI: NON SI SALVA NESSUNO

«Essere superstiziosi è da ignoranti, ma non esserlo porta male», diceva Eduardo de Filippo. E, chi più chi meno, tutti si adeguano, compresi i Vip. Dall’ex presidente Leone a Berlusconi, da Mussolini a Obama, da Caterina de’ Medici alla regina Maria Antonietta, ecco come le celebrità combattono (o combattevano) il malocchio. A suon di corna, chiodi, carte e amuleti.
E dunque confesso: sono superstizioso. Non potete immaginare quante cravatte abbia regalato cinicamente a falsi amici, dopo averle indossate una volta sola e aver constatato che mi avevano propiziato giornate nate storte e finite peggio. E anche in questo momento sto incrociando le dita, perché non sono sicuro che scrivere di personaggi superstiziosi mi porti bene. E se qualcuno si incazza e nega di credere al malocchio?
Comincio dai politici: non solo quelli italiani sono di verace superstiziosità. Celebri le corna di Giovanni Leone, napoletano, presidente della Repubblica, che sollevò senza problemi indice e mignolo (più di una volta), ad esempio per far le corna a studenti che manifestavano egli auguravano la morte. Le corna sono uno storico antidoto di stile italiano.
Anche Benito Mussolini faceva le corna, insieme con altri scongiuri, quando incontrava i ministri inglesi, in primis Anthony Eden. E pure Carlo Azeglio Ciampi le usò per scacciare gli uccelli del malaugurio quand’era ministro del Tesoro. Fascisti o comunisti, la superstizione trova praticanti: Palmiro Togliatti toccava ferro, per premunirsi nascondeva in tasca qualche chiodo. Oggi Clemente Mastella lo nega, ma a certi incontri politici arriva sempre col conforto di un corno. L’ex governatore siciliano Raffaele Lombardo si indispettiva nel sentire il ticchettio di una penna o di un tacco; e soprattutto prende l’ascensore, sempre, da solo. Silvio Berlusconi non ama le barbe, forse le considera di sinistra, ma c’è chi dice
che è un fatto superstizioso.
Quanto a corna, ci sono memorabili foto ricordo (in compagnia di celebri personaggi) che ne danno testimonianza. Un altro che in passato odiava le barbe era il capo del partito nazionale monarchico Alfredo Covelli: la superstizione e gli scongiuri non hanno però impedito la progressiva scomparsa dei simpatizzanti della monarchia, in Italia. Giulio Andreotti era un accanito giocatore alle corse dei cavalli, secondo il suo stile studiava tutto, si documentava… e in tasca nascondeva amuleti segreti. Come quando, in casa di Sandra Carraro giocava a burraco 0 a gin rummy (mai a poker). Detestava il fumo, adorava le candele.
Dicono che Alessandra Mussolini sospettava che una sua rivale in Parlamento con sguardi malevoli fosse riuscita ad attaccarle il mal di schiena, per difendersi nascose un amuleto tra i capelli. Il superstiziosissimo Licio Gelli, pur essendo a capo della potentissima loggia P2, si tutelava religiosamente tenendo nel portafoglio l’immaginetta che gli aveva regalato Madre Teresa. Ai giorni nostri Matteo Renzi, all’epoca ancora premier, è stato impietosamente additato sui social network come un autentico Portasfiga. In quattro giorni, a Rio per le Olimpiadi in Brasile, fu un disastro per i nostri atleti: niente vittorie e poche medaglie, continui incidenti. E quando finalmente Renzi è partito, un botto trionfale di successi azzurri. Francesco Cossiga distingueva tra iettatore e menagramo: «Il primo fa male a sé e agli altri, mentre il secondo solo agli altri. Così – sentenziava – si potrà andare in aereo con un menagramo, ma non con uno iettatore». Di Rosa Russo Iervolino si ricorda la suocera, che svolgeva riti propiziatori pur di liberarla dalla sfortuna e assicurarle la benevolenza degli astri. L’ex leader della Lega, Umberto Bossi, aveva messo fuori la porta un crocifisso di legno: lo accarezzava tutte le mattine uscendo di casa, perché gli portava fortuna. Elisabetta d’Inghilterra, nel 1965, per una visita a Duisburg, nell’ex Germania dell’Est, pretese di cambiare il numero del binario d’arrivo del treno: il marciapiede numero 13 si trasformò in 12/A. Elisabetta odia – come tanti – il numero 13: a Buckingham Palace, mai un ricevimento 0 un evento importante in quel giorno, si anticipa al 12 o si rinvia al 14.
Sulla scrivania all’Eliseo l’ex presidente francese Nicolas Sarkozy custodiva sempre un quadrifoglio. E Bill Clinton, prima di decisioni importanti, «si faceva leggere i tarocchi dalla sua maga di fiducia». Di più: durante la campagna elettorale del 2008 Barack Obama – rivelò al Daily Mirror – non si staccava da una spilla a forma di aquila con la testa bianca, simbolo degli Usa, come portafortuna.
Ci sono poi dilemmi insoluti: se ti cadono addosso gli escrementi di un piccione è un segno di iella o di fortuna? Francis Hollande, presidente francese, l’11 gennaio 2015, durante una manifestazione, maledisse che un piccione gli avesse lasciato un ricordino sulla spalla: ci fu una tromba d’acqua. E invece non mi stanco di testimoniare a favore dei bisognini dei piccioni, li ho ringraziati anche in un mio libro sul gioco. Nell’agosto del 1982, mentre stavo per entrare nel casinò di Evian les bains, e indossavo un’abbagliante giacca bianca, fui investito da una mitragliata di amici piccioni. Rifiutai di cambiare giacca, mi avvicinai alla roulette: uscivano di continuo numeri per me vincenti, la mia vacanza ne fu benedetta. Non mi staccai più da quella giacca e mi ci volle un bel coraggio a ripropormi, sporco di escrementi, in altre case da gioco sempre con esiti positivi!
E i numeri? Diamo uno sguardo a memorabili episodi storici. La regina Caterina de’ Medici, sposa di Enrico II, era superstiziosa: a un pranzo di gala in suo onore a Parigi, nel 1549, pretese che i cibi dovessero essere divisibili per tre, il suo numero perfetto: «33 arrosti di capriolo, 33 lepri, 6 maiali, 66 galline da brodo, 66 fagiani, 3 staia di fagioli, 3 staia di piselli e 12 dozzine di carciofi». La regina Maria Antonietta era invece suggestionata dal numero 4. Si sposò il 16 maggio (16 = 4 x 4) con Luigi XVI (16 = 4 x 4), venne ghigliottinata il 16 ottobre (16 = 4 x 4).
Il presidente degli Stati Uniti Dwight Eisenhower odiava il numero 7: in quel giorno non prendeva decisioni importanti, mai pranzi ufficiali. E tuttavia il suo amuleto era un piccolo numero 7 di metallo, fin da quando faceva il servizio militare. Mentre Gabriele d’Annunzio detestava il numero 13, come milioni di altri superstiziosi (altri milioni non possono soffrire il 17); se il vate doveva scrivere quella data si tutelava con un 12 +1.
Infine, è corretto ricordare quanto siano ignobili le conseguenze di alcune dicerie superstiziose: guai ad essere bollati come Portasfiga! Questa persecuzione avvenne nel mondo della musica leggera contro due grandi cantanti: Mia Martini, una delle più brave interpreti italiane, che ne fu devastata; e Marco Masini, che si salvò, affrontando di petto le insinuazioni. Le maldicenze verso Mia – che si ritirò dall’attività nel 1983 – si accesero a causa di un incidente stradale in cui morirono due suoi musicisti, nel 1971, e la tormentarono fino al suicidio. Anche Masini fu costretto a ritirarsi. Ma si ribellò. La diceria era nata forse per il pessimismo di alcune sue canzoni. Un giornale, per il suicidio di un ragazzo, titolò: Ascolta Masini e s’ammazza. Marco si ribellò: denunciò che nessuno lo invitava mai in tv. Nel 2001 annunciò il ritiro. Per fortuna continuò e tre anni dopo vinse il Festival di Sanremo. Conclusione? Un pizzico di superstizione aiuta a predisporsi alla buona sorte. Ma, se siete in buona fede (la mala fede non è arrestatale), non pensate mai, seriamente, che possano esserci persone che vi portino la iella.

Cesare Lanza, La Verità

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