Il Milan e il tormentone mediatico

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La cessione della squadra di calcio ha accumulato una serie di news infondate da 810 giorni. Giornalisti e comunicatori nel vortice di annunci e smentite

Nella vicenda relativa alla cessione del Milan girano da oltre 810 giorni notizie quasi sempre infondate. Cresce l’imbarazzo nel mondo dei giornalisti e dei comunicatori istituzionali, con professionisti di fama coinvolti in un circo al quale probabilmente non avrebbero mai voluto partecipare.
Soprattutto perché i finanzieri, i broker e gli imprenditori che finora, di volta in volta, si sono avvicinati al Milan sono personaggi dallo spessore perlomeno incerto e, in genere, piuttosto improbabili. Mentre gli azionisti che, effettivamente, avrebbero dovuto comprare il Milan, al momento non si sono mai manifestati.
Insomma, durissimo il lavoro di Franco Currò, direttore della comunicazione di Fininvest (socio di maggioranza del Milan) che ha visto moltiplicarsi gli impegni sulla squadra rossonera nel corso degli ultimi anni: nel 2014, per fare un esempio, Fininvest ha prodotto appena otto comunicati stampa in tutto, dei quali solo due dedicati al Milan, per smentire ipotesi di cessione.
Nel 2015, invece, i comunicati stampa Fininvest raddoppiano, salgono a 16, di cui ben sette dedicati al Milan; nel 2016 c’è anche da gestire la vicenda Mediaset-Vivendi e i comunicati stampa Fininvest arrivano alla quota record di 24, di cui 10 sulla squadra di calcio rossonera. Nel 2017, infine, per ora solo tre comunicati stampa Fininvest, di cui nessuno sul Milan.
Una certa fibrillazione nel mondo Milan (il cui direttore della comunicazione istituzionale, esclusa l’area sportiva, è Massimo Zennaro) è iniziata nel dicembre del 2013, con la nomina di Barbara Berlusconi a vicepresidente e amministratore delegato della società. Una coabitazione con l’altro storico amministratore delegato, Adriano Galliani, che non ha mai funzionato. La parabola di Barbara Berlusconi, poi, si è sostanzialmente conclusa nell’estate del 2015, quando il progetto del nuovo stadio al Portello, sul quale lei personalmente si era molto spesa, è stato bocciato dal papà, Silvio. Una buccia di banana, soprattutto sul fronte della comunicazione, alla quale il Milan non era abituato.
Ma a quell’epoca erano già ben avviate anche le trattative per la cessione del club. Nel dicembre del 2014, infatti, si era fatto avanti il broker thailandese Bee Taechaubol, promettendo di creare una cordata di soci pronti a rilevare il 52% del Milan per 520 milioni di euro. A seguire gli affari in Italia di Mr Bee c’è il suo braccio destro, Victor Pablo Dana, che, soprattutto sui social, commette gaffe di comunicazione a raffica. Il 5 giugno 2015 Fininvest arriva a emettere un comunicato congiunto con Bee nel quale concede una trattativa esclusiva alla cordata del broker thailandese. Ci si accorda per la cessione del 48% del Milan a 480 milioni di euro. C’è addirittura un incontro milanese tra Silvio Berlusconi e Bee. Poi le scadenze fissate con Bee saltano tutte, imbarazzo totale da parte di Fininvest, cala di nuovo il silenzio che dura per tutto l’autunno e l’inverno.
Nella primavera 2016 si riparte col valzer: il 10 maggio Fininvest ufficializza un accordo esclusivo per la cessione del Milan a una cordata di imprenditori cinesi. In un primo momento gli intermediari sono Sal Galatioto e Nicholas Gancikoff. Poi anche questi nomi scompaiono, e viene creata una società veicolo, la Sino Europe Sports (Ses), dietro alla quale ci sarebbero i fantomatici investitori cinesi, e la cui comunicazione viene affidata a Community Group di Auro Palomba. Il 5 agosto si firma un preliminare di vendita del Milan a Ses da chiudere entro il 2016 per una valutazione complessiva del club di 740 milioni di euro (260 milioni in meno rispetto ai tempi di Mr Bee). Coinvolti, come advisor, studi legali importanti come «Chiomenti», «Gianni Origoni Grippo Cappelli», primarie banche d’affari (Lazard, Rothschild, Bnp Paribas) e, ovviamente, i relativi comunicatori. Silvio Berlusconi riceve due rappresentanti di Ses: Yonghong Li e Han Li, uomini d’affari poco conosciuti in Cina. Viene versata una prima caparra di 85 milioni di euro, poi, però, saltano le date fissate per la chiusura dell’operazione. Sia a fine 2016, sia, come almeno si prospetta, a inizio marzo 2017. Nel frattempo il Milan ha comunque incassato circa 200 milioni di euro di anticipi, che potrebbe trattenere nel caso la trattativa dovesse bloccarsi definitivamente (ma l’esercizio 2016, che si potrebbe chiudere con un rosso di 75 milioni di euro, ha intanto già quasi interamente bruciato la prima tranche di caparra). Sono circolati i nomi di almeno una ventina di società cinesi facenti parte della ipotetica cordata. Alcune hanno smentito. Per le altre non ci sono conferme.
Le veline continuano a correre veloci sui tavoli delle redazioni, a volte si pubblica, altre no, ma ormai trattasi di un gioco al massacro. Per la credibilità di una società gloriosa, e per anni benchmark di comunicazione, come il Milan. E verso i suoi milioni di tifosi.

Claudio Plazzotta, ItaliaOggi

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