L’inflazione corre più del previsto: a febbraio +1,5% annuo

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Da quattro anni non si vedeva una dinamica dei prezzi così elevata, ma resta legata a elementi volatili come petrolio e verdure. Codacons: “450 euro di spese in più a famiglia”. Coldiretti: “Colpa delle gelate”

I prezzi degli alimentari e dei beni energetici – quelli più variabili nel paniere dell’Istat – spingono l’andamento dell’inflazione: secondo i dati provvisori rilasciati dall’Istitituto di Statistica, a febbraio ha segnato un rialzo dello 0,3% su gennaio e dell’1,5% sul febbraio del 2016. Sono dati superiori alle attese: da Intesa Sanpaolo si aspettavano un’inflazione in aumento di 0,1 punti percentuali mensili e in rafforzamento di tre decimi al +1,3% su anno, in linea con la stima del panel di Bloomberg.
Si potrebbe trattare di un aumento dei prezzi provvisorio, legato a elementi “volatili” come sottolinea la stessa Istat: per gli Alimentari non lavorati si parla di un +8,8% (dal +5,3% di gennaio) e per i Beni energetici non regolamentati di un +12,1%, dal +9,0% del mese precedente). “A rafforzare l’inflazione c’è poi l’accelerazione della crescita dei prezzi dei Servizi relativi ai trasporti (+2,4%, da +1,0% di gennaio)”, dice l’Istat. Più debile la dinamica dell’inflazione di fondo, quella calcolata proprio al netto degli energetici e degli alimentari freschi, che si porta a +0,6%, da +0,5% del mese precedente.
Resta il fatto che ormai quattro mesi l’inflazione italiana è in netta impennata: la variazione annua era andata in positivo dello 0,1% a novembre, per poi salire al +1,5% diffuso oggi. Il Codacons, commentando questo balzo al top da 4 anni, parla di una maggiore spesa per una famiglia tipo pari di 450 euro su base annua. Dalla Coldiretti annotano invece che a spingere l’inflazione è l’aumento record del 37,3% dei prezzi dei vegetali freschi e del 9,4% della frutta, rispetto allo scorso anno, “per effetto del maltempo che con gelo e neve ha decimato le coltivazioni agricole a gennaio”. Tornando al dato Istat, spicca il +3,1% annuo del cosiddetto “carrello della spesa” che raggruppa i prezzi dei beni alimentari, per la cura della casa e della persona aumentano (la crescita mensile è dell’1,1%). I prezzi dei prodotti ad alta frequenza di acquisto aumentano dello 0,7% in termini congiunturali e registrano una crescita su base annua del 3,2%, da +2,2% del mese precedente.
La dinamica dei prezzi è osservata speciale alla Banca centrale europea di Francoforte, dove da tempo sono in pista misure straordinarie (incluso l’acquisto di titoli di Stato e non, con il Quantitative easing) per riportare l’inflazione all’obiettivo vicino al +2% nel medio periodo. L’ipotesi che sorgano pressioni inflazionistiche – accompagnate dal rialzo dei rendimenti – ha già allarmato qualcuno nei Paesi nordici, ma il governatore Mario Draghi ha sottolineato nel recente passato che l’aumento dei prezzi è “ampiamente riconducibile agli effetti base sui prezzi dei beni energetici, ma le spinte inflazionistiche di fondo restano moderate”. Ragione per cui lo stop agli stimoli è ancora lontano, nonostante alcune critiche giunte ad esempio da Jens Weidmann: “Serve un grado molto elevato di accomodamento monetario per consentire l’accumularsi di pressioni sui prezzi nell’area dell’euro e sostenere l’inflazione complessiva nel medio periodo”, ha spiegato il presidente italiano nella prima conferenza dell’anno sulle decisioni di politica monetaria. Eppure la pressione monta e proprio oggi il vicepresidente della Commissione Ue, Valdis Dombrovskis, ha ricordato all’Europarlamento: “L’inflazione sta salendo, non possiamo pensare che queste politiche della Bce continuino in eterno”.
Anche gli analisti di Intesa condividono la posizione di Draghi. Nell’anticipare le attese sui prezzi, dalla Cà de Sass dicevano: “Si tratterà tuttavia solo di una fiammata. La forte accelerazione” dei prezzi in tutta l’Eurozona “è dovuta per lo più al rimbalzo della componente energia; nei prossimi mesi la dinamica annua sarà sostenuta da un effetto base favorevole sui prezzi core che verrà meno in estate”.
Per altro, dopo l’aumento di una decina di dollari del prezzo del barile Brent (il riferimento del petrolio sul mercato europeo) scattato a novembre con l’accordo Opec per tagliare la produzione, annotano gli analisti di Ubp, la corsa del greggio è finita: “Il mercato si è fatto ‘piatto come un pancake'” ha detto il cfo di BP, Brian Gilvary. Di fatto, al taglio delle estrazioni del cartello ha fatto da contraltare un rialzo della produzione in America che porta al bilanciamento del mercato: difficile ci siano nuove spinte nel breve periodo dai prezzi del greggio.

La Repubblica

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