Alitalia: liquidità al limite ma ancora sotto controllo

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I soci: “Montezemolo resti col gruppo”

Ci sono ancora poche settimane disponibili per tentare il salvataggio di Alitalia, il terzo in dieci anni. Le linee di credito aperte dagli azionisti a fine dicembre danno ossigeno all’ex compagnia di bandiera fino all’inizio di aprile, poi servirà altra liquidità per pagare gli stipendi e far decollare gli aerei con la livrea tricolore. «La cassa è al limite, ma è ancora sotto controllo», spiegano alcune fonti vicine ad Alitalia. Sono giorni decisivi per il vettore. Da oggi a mercoledì l’amministratore delegato Cramer Ball è impegnato a convincere i soci della bontà del suo piano, 158 pagine che disegnano l’Alitalia del futuro, vagliate per oltre un mese dagli advisor Roland Berger e Kpmg. Il consiglio di amministrazione invece è rinviato tra circa dieci giorni.
Taglio dei costi e aumento dei ricavi. Queste le linee guida del manager australiano, che deve però fare i conti con le richieste sempre più pressanti di aumentare i tagli. Le banche sono infatti preoccupate di dover tornare ad avere problemi di cassa tra pochi mesi.
Non basta quanto Ball aveva annunciato solo poco tempo fa, 160 milioni: i tagli potrebbero salire anche oltre i 250 milioni per il 2017. Nel piano dall’amministratore delegato c’è poi il doppio modello di business: investimenti cioè per le tratte a lungo raggio che impiegano solo 24 aerei, ne servirebbero 15-20 in più, e la rinegoziazione della joint venture con Air France-Klm che limita i voli per il Nord dell’Atlantico; dall’altro lato un modello ibrido sul medio e breve raggio, dove gli aerei sono circa 100, per tentare di competere con le low cost. Un modo quest’ultimo per attrarre tanto la clientela delle compagnie a basso prezzo quanto quella tradizionale, potenziando i ricavi provenienti dai servizi extra.
Nel 2014, con l’ingresso in Alitalia degli emiri di Etihad, i vertici immaginavano il 2017 come l’anno del ritorno all’utile. E invece sono di nuovo seduti intorno a un tavolo per mettere mano ai conti. Tra i primi a dire che le cose non stavano andando come previsto è stato il presidente di Alitalia, Luca Cordero di Montezemolo, che lo scorso luglio aveva ammesso che l’azienda «perde 500 mila euro al giorno», oggi la cifra potrebbe avvicinarsi anche al milione. Fonti finanziarie raccontano che Montezemolo vorrebbe lasciare il suo ruolo da presidente, ma le banche e Etihad spingono perché rimanga.
Per continuare a volare Alitalia ha bisogno del supporto dei soci, anche e soprattutto economico: il piano quinquennale chiede un investimento fino 1,2 miliardi e Alitalia si aspetta che Etihad e le banche si convincano del business plan e investano. Solo allora, messa in sicurezza la compagnia, sarà possibile parlare di eventuali alleanze industriali, come quella con la tedesca Lufthansa. Il governo e i sindacati attendono il piano condiviso entro la settimana, entrambi sono preoccupati per le ricadute occupazionali. Più volte i ministri Calenda e Delrio hanno detto di non far ricadere le responsabilità dei manager sui lavoratori, ma le richieste probabilmente saranno disattese. In Alitalia ci sono 12 mila dipendenti e si parla di circa due mila posti di lavoro a rischio.

La Stampa

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