Fca, l’utile netto 2016 sale a 1,8 miliardi, cala il debito

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Il gruppo automobilistica conferma i target per il 2017 e il 2018. In Piazza Affari il titolo guadagna oltre il 3%

Raffica di risultati positivi nei conti di Fca. L’utile netto 2016 tocca gli 1,8 miliardi di euro, metre l’Ebit (risultato lordo) cresce del 26% a 6,1 miliardi di euro. L’indebitamento netto industriale di Fca a fine anno è in calo a 4,6 miliardi di euro, 0,5 miliardi di euro in meno rispetto al 31 dicembre 2015. Il quarto trimestre si rivela invece in linea con le attese, a parte il debito leggermente migliore. Bene il margine dell’area Nafta che sale al 7,4% nel 2016 dal 6,4% del 2015. L’Ebitda adjusted segna un rialzo del 15%, nonostante il lieve calo dei ricavi, «principalmente per effetto del miglioramento del mix prodotto, delle efficienze sugli acquisti e dei minori costi di garanzia», dice la nota Fca. Secondo un sondaggio Reuters con 12 analisti, i ricavi di gruppo del trimestre erano attesi a 29,85 miliardi di euro (12 previsioni, range 27,66-31,23); l’Ebit adjusted a 1,51 miliardi euro (12 previsioni, range 0,91-1,88); l’utile netto a 768 milioni (9 previsioni, range 0,17-1,12); il debito netto industriale a 4,86 miliardi (8 previsioni, range 4,61-5,34). Alle 11,50 le azioni Fca alla borsa di Milano erano in rialzo del 3,4% a 10,56 euro con scambi per 14,5 milioni di pezzi da una media giornaliera di 24,7 milioni.
La quota di mercato in Europa è in crescita di 40 pb al 6,5%; confermata la leadership di mercato in Brasile con una quota del 18,4% mentre è stabile al 12,6% la quota di mercato negli Stati Uniti.
Confermati gli obiettivi per il 2017 e per il 2018. In particolare Fca prevede di chiudere il 2017 con ricavi netti tra 115 e 120 miliardi di euro, ebit adjusted oltre 7 miliardi di euro, utile netto adjusted oltre 3 miliardi di euro, indebitamento netto industriale inferiore a 2,5 miliardi di euro. I target per il 2017 – sottolinea l’azienda – confermano la convinzione del Gruppo nel raggiungimento degli obiettivi per il 2018.

Marco Sabella, Corriere della Sera

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