Melegatti, il «miracolo» di Natale. Il Veneto salva il pandoro

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In un mese grazie anche al tam tam sui social network, vendute 1,5 milioni di confezioni. Entro marzo accordo sul debito

L’hashtag lanciato dall’azienda su Facebook può già cambiare: da #resistenza a #esistenza. I primi risultati ci sono: una piccola proroga per l’attività dei forni e una speranza sempre più realistica per bissare il successo delle vendite del pandoro con un prossimo «piano-colombe di Pasqua». Melegatti dimostra che l’emotività si può traformare in economia. Gli umanisti vincono sui numeri, almeno per le feste, regalando un Natale più sereno ai lavoratori e ai malinconici estimatori del marchio. La campagna social di «salvataggio solidale» lanciata sul web ha funzionato, la storica azienda veronese ha superato il milione e mezzo di pandori venduti per Natale. Un passaparola che si è ingrossato fin da subito, con catene di Sant’Antonio mirate (esempio di sms seriale inviato: «Ciao amico, quest’anno compra Melegatti: facciamolo per tutte le famiglie dei lavoratori, facciamolo per un’azienda che è la nostra storia»), epidemie virali con foto di scaffali che gradualmente si svuotavano nei supermercati hanno girato i cellulari di mezza Italia. La favola è compiuta. Quella delle emozioni, sicuramente. La gente non è rimasta indifferente all’appello del «compra pandoro» in un momento critico per l’azienda di San Giovanni Lupatoto: d’altra parte, basta chiudere gli occhi e il pensiero di non sentire più il profumo di zucchero a velo uscire dal bauletto blu, dalle parti di Verona, provoca il magone. «La risposta dei clienti è stata ottima, ed è stato dimostrato che questo è un prodotto fantastico, dal marchio fortissimo – racconta il nuovo direttore generale di Melegatti Luca Quagini -. Ora è sicuro, l’obiettivo è stato centrato, abbiamo raggiunto 1,5 milioni di pandori venduti». La produzione si prolungherà di un giorno, fino all’11 dicembre, il confezionamento fino al 12 e le consegne fino al 13. Poche ore strappate al limite del 10 dicembre (cioè oggi) annunciato da tempo, ma fortemente simboliche per ravvivare le speranze. «Non abbiamo aggiunto altri giorni perché vogliamo mantenere un principio di prudenza – precisa il dg – senza rischiare di avere qualche giacenza. Insomma, va bene arrivare “giusti” all’obiettivo, senza sforare. Tenete presente che ci sono giorni di festa, i trasporti potrebbero fermarsi. Meglio non arrivare a temere di avere qualche pezzo non venduto, ecco». Già, perché i riflettori puntati addosso sono tanti. E non sono rimasti indifferenti al boom di acquisti che si è verificato in queste settimane, soprattutto alla mobilitazione del web. «La risposta della gente è stata un segnale di cui si terrà sicuramente conto – spiega Quagini -. Il prossimo obiettivo? Ottenere l’autorizzazione per procedere con il piano di produzione per Pasqua. Una risposta che ci arriverà sicuramente prima della fine dell’anno». Leo Quagini direttore Melegatti. Un foglio di carta timbrato che in via Monte Carega attendono come una boccata d’ossigeno. D’altra parte le ultime settimane, in azienda, sono state dure. Dopo la chiusura choc di ottobre (investimenti non produttivi e fornitori e lavoratori che non si riuscivano a pagare), il 9 novembre l’avvio della procedura di concordato con riserva presso il tribunale di Verona. Poi, dopo qualche giorno, un pool di investitori (guidati proprio da Quagini) ha deciso di investire 6 milioni di euro per la campagna di Natale dello storico marchio dolciario. Si tratta di Advam Sgr, Finalcial Innovation Team e del fondo maltese di investimento Open Capital Fund. Non solo; altri 10 milioni di euro sarebbero pronti proprio per la prossima campagna di Pasqua. Il 20 novembre, fra la commozione e i selfie dei dipendenti, è stato sfornato il primo pandoro nello storico stabilimento di San Giovanni Lupatoto. Di lì, l’escalation di acquisti solidali che ha progressivamente svuotato le scorte degli alimentari. La strada per salvare Melegatti però non è terminata: entro marzo dovrà essere presentato in tribunale un accordo di ristrutturazione del debito. Lo stesso verrà pubblicato sul registro delle imprese e dovrà essere approvato dal Tribunale di Verona. Solo a quel punto si potrà dire che Melegatti è salva (presumibilmente nel mese di aprile). Nel frattempo, sui cellulari scorre la favola di Natale dei pandori dell’azienda in difficoltà andati a ruba.

Corriere della sera