Incubo precariato. La rivolta dei giovani medici: “I malati siamo noi”

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L’incubo del precariato tra i camici bianchi che si occupano della salute dei pazienti In piazza per avere più garanzie: “Turni massacranti e sfruttamento dopo anni di studio”

I medici, anche quelli giovani e precari, si occupano della salute dei pazienti che vengono loro affidati. Ma chi si occupa della salute dei giovani medici precari? E’ questo un interrogativo che diventa inquietante ascoltando le storie di specializzandi che hanno deciso di confidarsi e di denunciare una condizione lavorativa che, negli ultimi anni, sta peggiorando sempre più velocemente. Storie come quella di Laura (il nome è di fantasia) che si laurea e inizia un percorso di specializzazione ma che si ammala della stessa malattia che stava curando nei pazienti che gli erano stati affidati e che, per questo motivo, finisce per perdere il lavoro. «Ho fatto 6 anni di medicina e altri 4 di specializzazione – spiega -. Al secondo anno mi sono ammalata. Riprendere l’attività, una volta finite le cure, è stata dura. I turni erano faticosi e dovevo convivere anche con la depressione. Ai capi, questa cosa, pesava. Così quando ho finito il ciclo di contratti che avevo mi hanno lasciato a casa e hanno confermato al mio posto un altro medico che non era nemmeno specializzato nel settore che stavo seguendo». A questo punto Laura ricomincia da zero, si iscrive a una nuova specializzazione e, dopo tre anni di studio, cambia settore medico.

LA PROTESTA

Questa è soltanto una delle tante storie raccontate dai medici che oggi aderiscono a una giornata di mobilitazione promossa dai coordinamenti della categoria. «Io, per esempio, sono stata licenziata perché una sera sono stata male – spiega Gaia Deregibus, dottoressa che fa parte del coordinamento dei giovani medici torinesi -. Dovevo andare a tenere una lezione e sono stata poco bene. Ho spiegato al datore di lavoro che non me la sentivo di prendere la macchina e guidare per un’ora in quelle condizioni, dicendogli anche che rischiavo di fare un incidente che non sarebbe stato neanche coperto dall’assicurazione, e lui mi ha licenziata». Le è comunque andata meglio rispetto a una sua collega che l’incidente l’ha fatto ed è stata licenziata perché non è arrivata sul posto di lavoro. «Sembra scontato per tante persone ma noi giovani che lavoriamo con contratti precari non abbiamo giornate di malattia e se stiamo male dobbiamo cercarci da soli un sostituto – continua Gaia -. E questo non è nemmeno il solo problema: un altro dramma è quello di riuscire a farsi pagare in tempo per le prestazioni erogate. Io ho la fortuna di avere una cugina avvocato che scrive per me i solleciti».

«ACCENDERE I RIFLETTORI»

Oltre a questo ci sono le prestazioni che rasentano il cottimo richieste da alcune associazioni sportive e tante altre beghe che sfatano il mito, diventato obsoleto, del medico come lavoratore necessariamente privilegiato. «E il nostro intento è proprio quello di accendere i riflettori su questa situazione – spiega il coordinamento -. Le nostre preoccupazioni non sono soltanto per noi ma anche per chi si laureerà in futuro e rischia di entrare in un mercato ancora peggiore. Anche per questo motivo domani appoggeremo la mobilitazione degli studenti medi che pongono delle critiche sull’alternanza scuola-lavoro».

Federico Callegaro, La Stampa