Lettera di una violenza mai avvenuta

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“Mi hai invitata a casa tua per un week-end con tua cugina ed il suo ragazzo. Mi hai detto “tranquilla, io dormirò di là e a te lascerò la mia stanza, così starai più comoda, io non sono quel tipo di ragazzo. A me non piacciono quei tipi di ragazzo”. Dopo mesi finalmente mi sono fidata, conoscevo ormai tutti e sono venuta con te in quella piccola casa vicino il mare. Tua cugina ed il ragazzo mi hanno cucinato del pesce fresco, mi hanno offerto un buon vino e poi siamo usciti tutti insieme, anche con un tuo amico, un amico gentile, pensava stessimo insieme. Io gli ho spiegato “no, noi siamo amici, ci vogliamo bene”. Che fa sempre un po’ strano a 24 anni, due coetanei eterosessuali, che sono “solo” amici. (Io mi chiedo, perché ?)
Tu a breve te ne saresti andato in America con la tua famiglia, ti saresti trasferito per sempre, e per l’ultimo week end mi hai quasi pregata di vederci, perché insieme si stava bene, si rideva come bambini.
Mi hai permesso di scattare qualche foto ricordo mostrandomi i migliori paesaggi del posto. Tramonti, spiagge e rialzi rocciosi, che fanno sempre un po’ effetto in quei paesini sconosciuti. Per cena mi hai offerto una pizza, ho insistito a pagare ma tu dicevi che volevi “ricambiare” per l’aiuto che ti avevo dato quando eri nella mia città, da solo e un po’ spaesato. Ho accettato solo a quel punto, poi abbiamo raggiunto gli altri e ci siamo messi a canticchiare e scherzare.
Siamo rientrati tutti quanti alle 4 di notte. Bonariamente mi hai preparato il letto, mi hai dato un bacio lieve sul collo e poi mi hai fatto credere che avrei potuto dormire tranquillamente da sola, lì in quella stanza a porta chiusa. Poco dopo nel sonno, qualcuno è entrato, in punta di piedi senza bussare, con fare presuntuoso, come se fosse dovuto, come se fosse “normale”, come se non si dovesse chiedere “Scusa, che per favore posso entrare?”. Mi sono alzata dal letto e tu hai iniziato a spogliarti, ti ho detto di NO. Ti ho ripetuto di no, poggiando istintivamente le mani sui miei zigomi. Tu eri lì, alto, con il tuo corpo impeccabile e forte, come se tutta quella palestra non ammettesse alcun rifiuto . Ma io non volevo, e tu mi hai abbracciata gettandomi di peso sul letto. Ti ho detto “No! Che fai?” e tu mi hai risposto “Aspetta, aspetta…”. Nel frattempo mi tiravi giù i pantaloni del pigiama, eri pesante sopra me, non riuscivo a muovermi. Poi ho reagito con più forza e tu per un secondo ti sei fermato. Hai ripreso a toccarmi i seni con una mano e con l’altra provavi a stimolarmi più in basso. Io mi dimenavo e più mi toglievo e più le tue mani erano ovunque. A quel punto ho ribadito “No! No, non voglio, non voglio farlo, non mi piace. Non lo vedi che non voglio? vuoi obbligarmi?” Ancora una volta mi hai risposto “Aspetta…” – “Non dobbiamo farlo per forza, se questa sera non vuoi fare niente, non cambierà nulla tra noi. Continuerò a parlarti come faccio sempre perché tu sei una brava ragazza”. I tuoi aspetta mentre tentavi di riafferrarmi suonavano più come un “tanto non scappi” e li ho odiati. Hai provato a tranquillizzarmi in questo strano modo… Io non ti avevo chiesto nulla, solo di smetterla, e le tue parole a voce bassa mi hanno fatta rabbrividire. Non avevano senso e non avevo il tempo di trovarlo; ho risposto un con un ignobile “Ok, ora voglio dormire”. Ma tu hai iniziato di nuovo e stenderti sopra di me e a bloccarmi. Mi hai detto : “Aspetta,aspetta, tu pensi troppo… vedrai che ti piace, tu mi piaci”. Ma a me non piaceva affatto, e tu non hai voluto ascoltarmi. Le mie gambe sotto le tue hanno iniziato a tremare, tu non hai voluto sentirle. Ho insistito, ho provato a spingerti via, e tu a quel punto con forza e quasi divertito mi hai sdraiata di nuovo sul letto, e forse avrai sentito il mio assordante silenzio. Ho pensato “Lo faccio finire, così poi non ci penso più. Prima se ne andrà e prima me lo dimenticherò”. Mi ero bloccata, in totale balia di quel che stava accadendo, sono stata consenziente perché mi ero arresa. E’ così che mi hai costretta a fare sesso.
Hai afferrato la mia nuca con la mano ed hai poggiato la tua la guancia sulla mia, mi hai stretta forte, mi hai baciata dolcemente mentre io mi sentivo inerme, costretta a sentirti gemere. Poi sei venuto e te ne sei tornato di là, ma prima mi ha dato un altro bacio lieve sulle gambe.
“No, non è stata una violenza, non ho ne’ graffi ne’ lividi, e alla fine l’ho lasciato fare.. ” . Mi sono detta :”è stata solo un’invadenza, una grande invadenza nel mio corpo che non sono stata in grado di gestire”.
L’indomani hai fatto finta di nulla, mi hai detto grazie per la splendida giornata. Hai smesso di essere amichevole e mi hai riaccompagnata alla stazione. Tu hai preferito rimanere lì, lontano, come se nulla di strano fosse accaduto, come se tutto fosse normale. Io cercavo comprensione, consolazione, ma non ho ottenuta nulla. Ne’ quel giorno ne’ in quelli seguenti. Ne da te, ne dagli altri.
Dall’amicizia che ci univa ho iniziato a nutrire un folle odio, ho ipotizzato di poter far finta che nulla fosse successo. Ho pensato di denunciarti, ma chi mi avrebbe mai creduto? Siamo andati al mare, due ragazzi giovani, un letto matrimoniale. Chi glie lo spiega alla vita che i patti erano altri? Chi glie lo spiega al mondo che non sono io ad essere ingenua o stupida io, ma è lui che si è rivelato ignobile, meschino, depravato, infame; falso e mentitore mentre diceva di essere mio amico. Chi glie lo spiega che certe volte il sesso apparentemente consenziente, in realtà è stato forzato psicologicamente; e che le molestie, gli stupri, le violenze, sono cose complicate, che non basta dire “Denunciate” perché io vi rispondo “E chi ci crede?” .

Ho provato a parlarti, hai negato tutto, poi sei sparito, ma ogni tanto mi scrivi ” Mi manchi, perché non mi parli? Resti una delle migliori persone che abbia mai conosciuto..”
Sei raccapricciante. Ora io vivo nell’ansia e nella paura di incontrare un altro come te. Non mi fido più, ogni uomo potrebbe essere te, un nemico. E come farò con il prossimo ragazzo? Mi ricorderò per sempre di quegli istanti, hai preso il mio corpo e ti ci sei sfogato dentro. Un porto di scarico, un burattino in tuo possesso. E chi ti ha dato il diritto di farlo? Chi sei tu per permetterti di fare questo? Perché lo hai fatto? Perché non ti sei fermato. Perché quella notte hai deciso di sottrarmi la libertà di essere? di vivere? Che cosa ti ho fatto per meritarmi questo? Perché mi hai fatto sentire così inferiore da non dover prendere in considerazione il mio NO?

Non c’è vendetta che trovi soddisfazione. Resto sola ogni giorno con il mio dolore, con il vuoto allo stomaco, con l’ansia, il magone; sopravvivo trattenendo il fiato altrimenti esplodo, e non si può esplodere sempre. La vita va avanti anche se qualcuno ti ferisce nel profondo. Non importa a nessuno, non puoi piangere ma solo nascondere il terrore di cui mi contorco ogni giorno perché nessun giorno mi lascia libera da quel ricordo. Ciò che affligge è che prima di odiare te, odio me stessa: per non essere riuscita a salvarmi, per essermi arresa, per aver udito i tuoi spasmi di piacere mentre io sarei voluta sparire.

“Non dovevi fidarti, è un uomo che ti invita a dormire con lui.. che ti aspettavi?”
“Alla fine se ci sei andata, un po’ lo volevi anche tu che succedeva. ”
“ma no, è un così bravo ragazzo, bello, gentile, buono, mi suona strano sapere che ti abbia fatto questo, magari non vi siete capiti bene.”
“Prima ci vai e poi ti lamenti? Se accetti l’invito di un ragazzo.. Il ragazzo se lo aspetta sempre, è normale che ci prova…”
“Quello che vai dicendo è un insulto a tutte quelle ragazze che sono state veramente vittima di violenza”
“Mica ti ha legata, potevi dire di no.. sei stata debole”
“Ma quello è uomo… vede a te che sei una bella ragazza.. è normale che ci prova. Lo sapeva che se avesse insistito un po’ di più alla fine ci saresti stata. ”
“Io lo sapevo che sarebbe successo qualcosa.. era scontato..”

È così che ho deciso di non parlare, che un po’aiuta a dimenticare. È così che la mia violenza non è mai avvenuta. In fondo è stata “solo un’Invadenza” ma mi ha divorata dentro.

-Lettera di una violenza mai avvenuta.