Leggete quest’analisi sull’elezioni, dove dovunque vince l’astensionismo

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Non soltanto in Sicilia ma anche (e soprattutto) nelle elezioni comunali tenute a Ostia

Chi non vota esprime un vaffa che è diventato universale

Un’immagine delle ultime elezioni siciliane

Il vincitore è consolidato. A ogni turno elettorale cresce rispetto all’omologo e precedente appuntamento. Così è stato domenica, sia per le regionali siciliane, con un lieve incremento, sia le municipali di Ostia, con una decisa crescita. Vince l’astensionismo.

C’è chi da parecchio tempo rileva come la partecipazione al voto negli Stati Uniti sia sovente inferiore alla metà e che starsene a casa è fenomeno diffuso in molti Paesi.

L’osservazione è fondata, però cozza contro un’evidenza: in Italia per decenni la massa è andata a votare. Man mano è cresciuta l’antipolitica, il non voto è diventato la traduzione di un radicato disgusto, più forte di quello esprimibile attraverso il sostegno a movimenti che della lotta alla casta hanno fatto il loro vessillo.

Se nelle ultime politiche ben più di un elettore su quattro aveva evitato i seggi (e fra coloro che c’erano andati un quarto aveva sostenuto i cinque stelle), il ritmo col quale nelle ultime tornate non politiche si va, o meglio non si va, alle urne fa ritenere che su due elettori uno sia disponibile a protestare nel modo più radicale: rifiutando di manifestare un suffragio qualsiasi.

In Sicilia l’aumento dell’astensionismo è stato minimo: sotto il punto percentuale rispetto al 2012. A Ostia invece va il primato della fuga, essendosi espresso solo il 36% degli elettori. La debole affluenza alle urne fa sì che ormai incrementi e perdite dei partiti siano calcolati su percentuali da considerarsi dimezzate rispetto al corpo elettorale. Il dato ineludibile è che non si recuperano, nel complesso, gli elettori delusi. Siamo al punto che il concorrente più pericoloso per il M5s non è il centro-destra unito, non è il Pd con pochi o tanti alleati, bensì l’astensionismo. Quando proprio va bene, la protesta sale di poco (Sicilia); altrimenti, arriva al tracollo (Ostia).

Anche se i partiti mirano a riprendersi qualche frangia passata dal proprio seguito al non voto, i risultati restano deludenti. Confrontando i passaggi elettorali nell’ultimo decennio, a pagarne lo scotto è soprattutto il centrodestra; ma pure il centro-sinistra, nel suo insieme, non riesce a ritrovare i propri perduti elettori.

Se si aggiunge la persistenza del M5s, bisogna concludere che gli italiani in larghissima maggioranza si attestano contro la politica: in assoluto, rifuggendo dal votare, che equivale a un vaffa universale, rivolto agli stessi ideatori del vaffa; poi, sostenendo il grillismo come modello di lotta al mondo politico; da ultimo, votando per movimenti, come la Lega, avvertiti come partiti meno partito, partiti dimidiati, partiti antipartito. La politica è a terra, travolta in un discredito quale nemmeno nelle fasi più acute di tangentopoli era stato raggiunto.

Cesare Maffi, ItaliaOggi