Espresso, aumento da 80 mln

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Ricapitalizzazione riservata a Fca e Italpress per l’integrazione con Itedi, attesa per aprile
Il 2016 si chiude in utile per 10,4 milioni. Ricavi a -3,2%

Il gruppo L’Espresso ha deciso ieri un aumento di capitale da quasi 80 milioni di euro riservato a Fca-Fiat e Italpress, editrici tramite Itedi della Stampa e del Secolo XIX, in vista dell’integrazione della stessa Itedi col gruppo che pubblica Repubblica. Fca-Fiat e Italpress parteciperanno conferendo a L’Espresso le loro quote in Itedi (pari al 100% del capitale).
Il perfezionamento dell’operazione è «previsto per il primo semestre del 2017», come hanno fatto sapere da L’Espresso in occasione dell’approvazione dei conti 2016, esercizio archiviato con ricavi pari a 585,5 milioni (-3,2% e -2,7% a perimetro omogeneo), un ebitda di 44,7 milioni (era di 47,5 mln a fine 2015) e un risultato netto da 10,4 mln (contro i precedenti 17 mln). Il gruppo non distribuirà dividendi, destinando l’utile alla riserva utili a nuovo.
Per l’integrazione Espresso+Itedi, si era parlato inizialmente di una finalizzazione entro il primo trimestre 2017, ma al momento sono ancora attesi i necessari via libera dell’Antitrust e dell’Agcom. Comunque, il prossimo 27 aprile è in programma sia il cda presieduto da Carlo De Benedetti e guidato dall’a.d. Monica Mondardini per l’approvazione dei conti al primo trimestre 2017 sia soprattutto l’assemblea per l’approvazione dei conti 2016. Occasione che può essere colta per formalizzare l’operazione, visto che i responsi Antitrust e Agcom possono arrivare già a marzo. Il primo è atteso all’inizio di marzo e deciderà, in particolare, se l’integrazione comporta rischi concorrenziali sul fronte della raccolta pubblicitaria locale (soprattutto nelle aree di Torino e Genova). Il responso dell’Agcom verterà invece sul rispetto (per ogni editore) del 20% della somma di tutte le tirature nazionali. Il termine ultimo per le editrici di comunicare all’Autorità i dati 2016 era lo scorso 15 febbraio. Ammesso che ognuno abbia inviato la sua tiratura, ora servono i tempi tecnici per elaborare i dati.
Una volta conclusa l’integrazione, Cir (che controlla L’Espresso) avrà il 43,4% del nuovo polo editoriale, Italpress della famiglia Perrone il 4,37% mentre il 14,63% andrà a Fca che, a sua volta, girerà le azioni ai suoi azionisti. Così Exor della famiglia Agnelli deterrà il 4,26% e gli altri soci il 10,4% circa. Quindi, Cir, Exor e Italpress insieme controlleranno il 52% circa del nuovo gruppo.
All’integrazione Itedi si presenta con un fatturato 2016 pari a 131,3 milioni di euro, un ebitda di 13 milioni e una posizione finanziaria netta di 5,4 milioni. Mentre L’Espresso ha reso noto ieri un giro d’affari consolidato da 585,5 milioni, di cui 242,5 milioni di ricavi da vendite (-6,4 e -5,5% a perimetro omogeneo) e 343 milioni (-0,9%) dalla raccolta pubblicitaria. I costi sono calati invece del 2,4%, tra costi fissi industriali a -11,9%, quelli di logistica e distribuzione a -5,2% e le spese redazionali-amministrative-di gestione a -5,4%. A fine 2016, sono 1.940 i dipendenti del gruppo (contratti a termine inclusi), ossia 282 in meno (compresi i 223 delle attività deconsolidate).
L’ebitda si è contratto a quota 44,7 milioni, tenendo conto di oneri per riorganizzazioni da 7,7 mln e che la quota del risultato di Persidera ricomprende dal 2016 l’ammortamento del fair value delle frequenze sul dtt dell’operatore di rete (4,3 mln). L’ebit è diminuito a 23,4 mln dai precedenti 30,5 mln, con 4,4 mln di svalutazioni di avviamenti di testate. «La redditività per area di attività mostra una flessione dei risultati dei quotidiani e un incremento delle radio, di internet e della concessionaria», a giudizio de L’Espresso. Il risultato netto sceso a 10,4 mln risente infine della plusvalenza 2015 di 10,3 mln per la cessione di DeejayTv (2 mln quella classificata nelle attività cessate 2016) La posizione finanziaria netta al 31 dicembre 2016 è positiva per 31,7 mln, «essendosi registrato nell’esercizio un avanzo finanziario di 42,4 mln» (la pfn era a -10,7 mln a fine 2015). Ieri il titolo ha chiuso in crescita dell’1,34% a 0,7915 euro.

di Marco A. Capisani, ItaliaOggi