Sui terremoti più polemica e niente ipocrisia

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di Ettore Martinelli

Quando persone vengono a mancare per causa di eventi naturali catastrofici, occorre misurare le parole in qualsiasi occasione. Il rispetto dovuto ai morti non ammette alcuna, a dir poco volgare, speculazione. Ciononostante, e pur sforzandosi di misurare le parole, raramente non succede di assistere all’indecoroso spettacolo che offre la scena alle bieche strumentalizzazioni. Esse si presentano in vario modo, garbate o arroganti, meditate o improvvisate, tutte senza riguardo alla disgrazia. Peraltro, le considerazioni fatte e ascoltate ogni qualvolta uomini e donne rimangono vittime di terremoti, sono le stesse della tragedia precedente; ed ecco allora che l’avere opinioni – sagge ma indigeste – passa al vaglio della censura e, d’un tratto, giunge il verdetto: ‘è solo polemica‘ priva di rilievo. Non voler conferire dignità ad un pensiero scomodo è inaccettabile, e va condannato senza timore ne’ reticenze. Come se il rispetto dovuto alle vittime fosse una questione del lessico e della forma. Come se la ‘non vita’ dei sopravvissuti attendesse frasi educate per essere confortata. So bene che ‘in questi casi la forma è sostanza’ vociano i benpensanti all’occorrenza.
Ma basta con questa ipocrisia. Nulla è irriguardoso delle vittime e dei sofferenti superstiti come l’ipocrisia. Non la polemica ma l’ipocrisia è la più meschina delle speculazioni. Polemico, dal greco antico, nel significato più vero si rivolge a chi ha un’indole combattiva nell’opporsi – soprattutto sul piano concettuale – a ciò che non comprende e non tollera, anche contro il proprio interesse. Chi non sopporta alcuna critica, la respinge ‘polemicamente’ si usa dire, ma è un’altra questione e riguarda l’atteggiamento tenuto, come dire, a prescindere. Ed è proprio il non accettare, per tutelare interessi e rendite di posizione, l’opinione del polemico – colui a cui non sta bene, per intendersi – la miglior tattica dei corresponsabili. Sarebbe ridicolo non tenere in conto il fatto che la natura, pur continuamente provocata dall’uomo, la faccia da padrone ed abbia la meglio ma, concettualmente, il polemico ha di che battagliare e non con la Terra. Ci si intenda: la morte di tutte quelle persone malcapitate non è responsabilità di un governo piuttosto che di un altro, della destra o della sinistra, e irrilevante diviene ogni distinguo e contrapposizione, altro merita attenzione. Le parole che non devono essere sottaciute sono vergogna, indecenza e delitto, di queste è d’uopo parlare. Da comportamenti vergognosi e delinquenziali è derivata l’incapacità di limitare e l’incapacità dell’esser pronti. Ma anche la capacità ha il suo spazio nelle responsabilità. La capacità, l’unica che emerge con cinismo e freddezza infatti, è quella di dimenticare appena se ne presenti l’occasione; è stato sempre comodo scordarsi dei dimenticati. Questi imperdonabili comportamenti, non sono di oggi e vengono da lontano e si ripresentano inesorabilmente, tanto che è sufficiente nominare Vajont, Irpinia, Aquila e Abruzzo per averne contezza.
E allora come si fa a non essere polemici con un sistema ingiusto e sbagliato? Come si può tollerare un sistema molto più concentrato nel trovar scuse e responsabilità altrui, che soluzioni? Le aziende di Stato, le banche di pochi, persino gli evasori più scaltri hanno sempre ricevuto rapide soluzioni ai loro disastri economici. Che mondo è quello in cui ai disastrati e condannati senza alcuna loro responsabilità , si è solo riservata ipocrisia? Tutto sbagliato tutto da rifare.

Ettore Martinelli, La Verità