Obesi e fumatori in GB finiranno in coda alle liste per le operazioni

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Da gennaio progetto pilota in una regione. Penalizzato per gli interventi non urgenti chi ha un indice di massa corporea (Bmi) di 30 e chi non smette di fumare per due mesi

sigarettaDa gennaio in parte della Gran Bretagna essere obesi o fumatori significherà anche dover aspettare di più per sottoporsi a un intervento chirurgico non urgente, dalla protesi all’anca o al ginocchio, fino ad altre operazioni non salvavita. A stabilirlo è una direttiva emanata dall’azienda sanitaria locale di Vale of York, regione nel nord dell’Inghilterra, che lavora su questo progetto da un paio di mesi. Da gennaio in parte della Gran Bretagna essere obesi o fumatori significherà anche dover aspettare di più per sottoporsi a un intervento chirurgico non urgente, dalla protesi all’anca o al ginocchio, fino ad altre operazioni non salvavita. A stabilirlo è una direttiva emanata dall’azienda sanitaria locale di Vale of York, regione nel nord dell’Inghilterra, che lavora su questo progetto da un paio di mesi.
Un progetto pilota su 350mila persone
A settembre, il primo annuncio di voler allungare la lista d’attesa per i pazienti con problemi di salute era stato accolto da un coro di proteste e quindi sospeso dal Servizio sanitario nazionale. Una pausa di riflessione per i funzionari del Ministero, che però dopo due mesi, e probabilmente qualche conteggio in più, nelle scorse ore hanno dato il via libera all’iniziativa. La nuova regolamentazione sarà adottata solo a livello locale, con il coinvolgimento di circa 350mila pazienti, ma suona ai più come una sorta di progetto pilota in vista di sviluppi futuri. Benché venga presentato come una formula per spingere i pazienti a prendersi cura della propria salute, infatti, il progetto appare come uno stratagemma per risparmiare sul bilancio traballante del Servizio sanitario nazionale, rimandando il più possibile gli interventi su candidati meno in forma, che date le loro condizioni potrebbero richiedere maggiori spese per il recupero e l’assistenza.
Ritardi di 12 mesi per operazioni non urgenti
Indipendentemente dalla sua vera finalità, comunque, da gennaio la direttiva sarà operativa. Le persone con un indice di massa corporea (Bmi) di almeno 30 saranno invitate a dimagrire del 10 per cento oppure verranno penalizzate con un ritardo di dodici mesi nelle liste d’attesa per gli interventi chirurgici di tipo facoltativo. Analoga la misura definita per i fumatori accaniti, che dovranno abbandonare le sigarette per due mesi per aver accesso ai reparti di chirurgia e se non saranno in grado di farlo vedranno il loro nome messo in fondo alla lista, con sei mesi minimo di ritardo rispetto ai tempi usuali. Una specie di formula di “discriminazione” applicata a categorie di pazienti che, peraltro, sono molto diffuse in Gran Bretagna. Tanto che quando la proposta è stata annunciata, all’inizio di settembre, le critiche sono state massicce. Anche Clare Marx, presidente del Royal College of Surgeons (Rcs), ha alzato la sua voce contro il progetto e dichiarato pubblicamente che i pazienti «devono essere trattati in base ai sintomi» e non secondo forme di discriminazione.
Il peso «inaccettabile» e i tempi per abbandonare il vizio del fumo
I responsabili medici del distretto di Vale of York hanno reagito a queste proteste sottolineando che non si tratta di un divieto ad ampio raggio e che ogni singolo caso verrà valutato prima di assumere delle decisioni. Intanto però sono stati definiti a tavolino i livelli di peso inaccettabili e i tempi per abbandonare il vizio del fumo e chiunque abbia avuto a che fare con il mondo anglosassone sa che di fronte a numeri e procedure risulta difficile trovare una scappatoia. Ora che la direttiva è diventata operativa, dunque, ai detrattori non rimane che attendere le conseguenze e trarre delle conclusioni. Con la speranza che, qualora si ottengano risultati vantaggiosi in termini di conti e bilanci, il Servizio sanitario nazionale non decida di trasformare in una prassi quello che al momento è solo un progetto pilota.

di Catrerina Belloni, Corriere Della Sera

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