Rcs, in settimana il cda per l’analisi dell’opa Bonomi

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bonomiSi prospetta un’intensa seconda parte della settimana per Rcs: in questi giorni è attesa infatti la formalizzazione dell’accordo con le banche per la ristrutturazione del debito e in particolare per definire le clausole del «change of control», ossia quelle che permettono il rimborso anticipato del debito in caso di cambi nell’azionariato. Eventualità che in caso di Intesa Sanpaolo pone l’asticella intorno al 25%, comunque considerata come migliorativa visto che in passato sarebbe bastata l’uscita del primo azionista, mentre per le altre cinque banche la soglia è al 51%. Sempre prima del weekend, è in calendario un cda per valutare la fairness opinion, il giudizio di congruità basato sull’analisi del suo esperto indipendente sull’opa della Investindustrial di Andrea Bonomi, a sua volta supportato da Diego Della Valle, Mediobanca, Unipolsai e Pirelli. Lunedì, del resto, partirà l’offerta pubblica di acquisto firmata dalla cordata attraverso la newco International media holding. Mentre, in parallelo, Urbano Cairo ha tempo fino a domani per rilanciare la sua ops (offerta pubblica di scambio), avviata lunedì scorso e già bocciata dal cda Rcs guidato dall’a.d. Laura Cioli e presieduto da Maurizio Costa, perché giudicata troppo a sconto. L’offerta di Bonomi (a 0,7 euro per azione Rcs) dovrebbe chiudersi il prossimo 15 luglio, quella di Cairo (a poco meno di 0,5 euro per azione Rcs) dovrebbe concludersi l’8 luglio a meno di prossimi cambiamenti migliorativi. Da lunedì scorso a oggi l’ops dell’editore alessandrino non ha raccolto adesioni significative ma è molto probabile che il mercato si muoverà a ridosso della chiusura dell’operazione. A proposito dell’editore di La7 e diversi magazine, indiscrezioni di stampa ipotizzano l’apertura a un nuovo alleato nella conquista del gruppo che edita il Corriere della Sera e la Gazzetta dello Sport. Tra i nomi circolati ci sono quelli della famiglia Rotelli (oggi al 2,7% di Rcs) e di Wanda group, il colosso cinese dell’intrattenimento e dell’immobiliare guidato da Wang Jianlin che di recente ha acquistato Infront, società che gestisce tra l’altro i diritti tv della Serie A italiana. Però «i cinesi non hanno mai comprato giornali, a parte una piccola eccezione a Hong Kong dove Jack Ma (fondatore di Alibaba, ndr) ha acquisito il controllo del South China Morning Post, vale a dire il più importante giornale locale in lingua inglese», ha dichiarato a ClassCnbc il fondatore dl Mandarin Fund Alberto Forchielli. «Penso che sia difficile che si spingano a investire direttamente in giornali, sarebbe insolito. Sarebbe la prima volta, anche se non si può mai dire: ultimamente abbiamo visto i cinesi fare molte cose per la prima volta». Tanto più che i cinesi di Wanda hanno dichiarato più di una volta di essere interessati all’Italia e di avere a disposizione un budget da 1,5 miliardi di euro.

Ieri il titolo Rcs ha chiuso in Borsa a +0,95% a 0,746 euro, quello di Cairo Communication a -1,45% a 4,07 euro.

 di Marco A. Capisani, ItaliaOggi

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