Periscopio

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DI PAOLO SIEPI

vittorio feltriCredo che si potrebbero pagare le tasse con il sorriso. Io ci ho provato, ma loro volevano i soldi. Anonimo. Gino&Michele, Anche le formiche nel loro piccolo si incazzano. Baldini&Castoldi, 1995. Salvini: «Certo che conosco Trump, ci sono decine di email che lo dimostrano». Proprio vero, degli amori nati su internet non ti puoi fi dare. Il rompispread-MF. Banda larga a Roma. Achille Bonito Oliva. ilvenerdì. Niente va così male che non possa andare peggio. Arthur Bloch, Il secondo libro di Murphy. Longanesi, 1980. La morte: un esilio? Un rimpatrio? Gesualdo Bufalino, Diceria dell’untore. Sellerio, 1981. «O cambio l’Italia o cambio mestiere», ha detto un pazzo che si crede Renzi. Jena. La Stampa. Salvini: «Non ho parole per descrivere l’uomo che ha dato fuoco alla sua ex». Gli succede quando l’assassino è italiano. Spinoza.it. Il Fatto.
Pannella non era un santone, come grossolanamente dicevano alcuni dei suoi avversari. Non era certo un santo. Ma soprattutto non era un santino, come alcuni lo hanno ricordato in questa settimana. Da qualche parte, ho colto un desiderio di normalizzarlo, di omologarlo, scegliendo sempre le parti più politicamente corrette (secondo i canoni di alcuni) della sua complessa biografi a politica. Errore grave, secondo me. Marco prese molto sul serio il monito di Pasolini contro il conformismo, e l’incoraggiamento del poeta ai radicali a essere sempre irriconoscibili, nel senso migliore del termine. Daniele Capezzone. Giuditta’s files.
Amo e rispetto tutti i linguaggi evoluti e istintivi, accademici e dialettali, verbali, uditivi, olfattivi, tattili e visivi perché consentono di condividere con il resto del mondo ciò che pensiamo, sentiamo e desideriamo. Alessandro Bersani, Diario.
Penso che sia scellerato (e interessato) imputare a un giudice che indaghi su un politico, un calcolo politico. Ma penso che alcuni giudici abbiano fatto del loro peggio per alimentare il sospetto di agire per calcolo politico, per esempio imboccando carriere politiche. Michele Serra. ilvenerdì.
Chi pensa che la rete o i social possano sostituire la tv si illude. I pezzi più letti rimangono quelli di argomenti già rimbalzati in tv. Un’altra gerarchia è quella della rete nella quale i politici sono molto in basso perché i social non ti permettono di mentire, c’è sempre qualcuno che ti becca. Peter Gomez, direttore de ilfattoquotidiano.it
Ho trovato un libro di un certo Carzaco, ebreo, nato a Istanbul, vissuto fra Londra e Parigi che, nel 1971, dopo aver scritto libri mirabili, si è ucciso come Benjamin, Althusser e Guy Debord, tutti massimissimi. A Trento non si uccide mai nessuno, mai, for ever. Luigi Serravalli, scrittore. Diario.
Sergio Lepri. Ha allevato almeno due generazioni di cronisti. Ha scritto un manuale di giornalismo, purtroppo poco compulsato dalla categoria, in cui mette in guardia dal «cauto» (l’ottimismo), dai «futili» (i motivi) e dal «rigoroso» (il riserbo). Direttore dell’Ansa dal 1962 al 1990, giunto sulla soglia dei 97 anni riceve il premio Biagio Agnes alla carriera. Meglio tardi che mai. Stefano Lorenzetto. Arbiter.
Conosco il direttore generale della Rai, Antonio Campo Dall’Orto sia da quando era a Canale 5 e gli ho detto di tenere presente l’età media del pubblico Rai. Ad esempio non ho mai visto davanti alla Tv il mio terzo fi glio di 25 anni. Maurizio Costanzo. (Paolo Giordano). il Giornale.
A Milano puoi pensare a un progetto e metterlo in pratica. A Milano trovi le condizioni, la mentalità giusta, le risorse, i servizi, una rete di contatti, di artisti e di professionalità diverse con cui interagire. Mentre a Bari ti tagli le gambe prima di cominciare, ma, agendo così, non contribuisci neanche allo sviluppo culturale e umano del posto dove vivi. Giosada, vincitore della scorsa edizione di «X Factor». (Massimiliano Chiavarone). QN.
Outlet – Sono convenienti. Rifi lano fondi di magazzino. Ci si può stare tutto il giorno e ci sono anche gli spazi per i bambini. Giuseppe Culicchia, Mi sono perso in un luogo comune. Einaudi.
In tram. «Macché giglio magico… Ciglio, ciglio! Non vedi quanto rimmel…». Dino Basili, Doremifax.
«Senti, ero berlusconiano, ma poi lui affi dò la rivoluzione liberale a un socialista, figurarsi». Ma chi, Tremonti? «Sì lui. Tremonti ha mandato tutto a scatafascio. Poi lentamente ho assistito al disfacimento del centrodestra: una fetta l’ha tagliata Fini, una fetta l’ha tagliata Alfano, una fetta l’ha tagliata Verdini, poi è arrivato pure Fitto. Alla fi ne è rimasto solo il culetto». Vittorio Feltri. (Salvatore Merlo). Il Foglio.
La fortuna bussa sempre alla porta nel momento sbagliato. Arthur Bloch, Il secondo libro di Murphy. Longanesi, 1980. La differenza fra l’andamento della città di Milano e quello delle sue squadre di calcio è dovuto essenzialmente al fatto che Milano ha imparato con Expo, e in tanti altri settori di attività, la lezione della professionalità e della serietà imposte dalla competizione internazionale, la proprietà e la dirigenza delle squadre di calcio no. Marco Vitale, economista. (Giampiero Rossi). Corsera.
Franco Romeo non è solo uno dei più autorevoli e infallibili cardiologi dell’emisfero boreale, ma anche di quello australe. È un galantuomo che conosce la sanità come un moderno Ippocrate, un novello Esculapio. È la reincarnazione del dottor Schweitzer. Ora, per rimettere un po’ in sesto quella salute dei romani, la più disastrata, ha deciso di presentarsi alle amministrative in una lista civica a Roma. Io, da vent’anni, non voto, ma questa volta sarò il primo a infi lare la scheda con il nome Franco Romeo nell’urna. N.B. Franco ha un solo difetto: conosce i migliori ristoranti d’Italia e di Roma ed è diffi cile, quasi impossibile, sottrarsi ai suoi adescamenti conviviali. Andiamo pure a cena con lui, caro Cesare ma sorvegliamoci a vicenda, evitando di scavarci la fossa coi nostri denti. Roberto Gervaso su «Alle cinque della sera» di Cesare Lanza.
A New York scoprii che l’America è piena di russi, a cominciare da quelli fuggiti all’epoca della Rivoluzione d’Ottobre: qui abbiamo i nostri negozi, le nostre lavanderie, i nostri tassisti, i nostri gangster e le nostre prostitute. Gli abitanti nativi, noi li chiamiamo stranieri. Ci irrita leggermente che parlino inglese. Sergej Dovlatov (1941-1990), Il giornale invisibile. Sellerio.
Non c’è speranza senza fi ducia in se stessi. Roberto Gervaso. il Messaggero

di Paolo Siepi

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