L’Università italiana divisa tra Nord e Sud

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A cura di G. Viesti, Donzelli Editore, pagg. 406, 32 euro

università in declinoIl volume è frutto dell’ultimo rapporto Res (Istituto di Ricerca su Economia e Società in Sicilia) dedicato all’istruzione universitaria italiana. In particolare, si concentra sulle varie realtà universitarie del Sud e delle isole per opera del professore Gianfranco Viesti, docente di Economia applicata nell’Università di Bari e di ricercatori appartenenti a diverse istituzioni.
Insieme hanno contribuito ad indagare sulle cause e sui processi che hanno prodotto il declino del sistema universitario italiano, come si evince sin dalle prime pagine dell’introduzione del libro. Solitamente si è abituati a sentir parlare di divario tra Nord e Sud per ragioni economiche e sociali e stando agli ultimi dati dell’Ocse (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico) anche per la formazione universitaria. A partire dagli anni Settanta il quadro cambia per mezzo del provvedimento che liberalizza gli accessi agli atenei, motivo per il quale si è verificato il passaggio graduale da università di élite a quella di massa, dove il numero degli studenti aumenta sensibilmente al Nord. Questo processo non ha fatto altro che stimolare un’ulteriore scissione nel nostro Paese. Infatti, le risorse economiche, quali i fondi destinati alle borse di studio, vanno a rimpolpare le zone più agiate, a discapito delle meno ricchi dove servirebbe un reale risanamento per il recupero. Oggi si assiste ad una situazione in cui soltanto il 28% degli idonei riceve una borsa nelle Isole, il 61% nel Mezzogiorno continentale, a fronte di valori intorno al 90% per il Centro-nord.
Ma i dati non parlano solo di questo, gli aspetti studiati all’interno del Rapporto possono essere ricondotti a diverse principali macro aree: le iscrizioni, le carriere e i servizi per gli studenti, l’offerta didattica e la qualità della ricerca, il trasferimento tecnologico e il contributo allo sviluppo economico dei territori, le modalità di finanziamento e la cosiddetta “terza missione”, ovvero una strategia che punta allo sviluppo sociale, culturale ed economico della società. In tale prospettiva, ogni Struttura all’interno dell’Ateneo si impegna per comunicare e divulgare la conoscenza attraverso una relazione diretta con il territorio e con tutti i suoi attori.
Un approfondimento è dedicato anche alla comparazione tra il nostro sistema formativo e quello universitario internazionale, il quale dimostra, attraverso una serie di dati empirici, che il nostro Paese presenta un ritardo storico nel numero di laureati rispetto alla popolazione: fra i tanti paesi soltanto la Romania fa peggio. Si è inoltre ridotto il numero dei docenti ed è diminuito l’impegno finanziario pubblico.
Ancora una volta l’antidoto per vincere le difficoltà della scomparsa dell’università del sud restano la politica e le sue scelte prima che sia troppo tardi.

M. Rita Di Simone

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