Gavio, la strategia dei due continenti

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I TITOLI DEL GRUPPO, SIAS E ASTM, TRATTANO A MULTIPLI INFERIORI A QUELLI DI ALTRE GRANDI CONCESSIONARIE, COLPA DELL’INCERTEZZA REGOLAMENTARE. MENTRE ECORODOVIAS ATTENDE CHE IL GOVERNO BRASILIANO FACCIA PARTIRE IL PIANO

 beniamino-gavio_h_partbIl gruppo Gavio è come quei calciatori che sembrano avere i numeri per diventare dei fuoriclasse ma non riescono mai a fare il salto definitivo in avanti perché c’è sempre qualche ostacolo, qualche ritardo, qualche imprevisto. Eterne promesse, insomma. La Borsa lo sa e, ad esempio, tratta la Sias (una delle tre società quotate insieme ad Astm e alla brasiliana Ecorodovias) a sconto del 30/40 per cento rispetto a concorrenti come Atlantia o Abertis. Ma in ogni momento le cose potrebbero sbloccarsi e lanciare il gruppo verso una maggiore redditività. Le premesse ci sono tutte, ma servono alcune condizioni che finora non si sono avverate. Beniamino Gavio, che controlla il gruppo insieme al cugino Marcello, si è dato molto da fare da quando ha ereditato dal padre Marcellino e dallo zio Pietro lo scettro del comando. Sue erano state le Tre Promesse: riorganizzazione, semplificazione, internazionalizzazione. Tutte e tre sono state mantenute. L’ultimo tassello è proprio della settimana scorsa con la vendita del comparto energia alla lussemburghese Hii Gas. Ma la riorganizzazione era già in gran parte avvenuta e l’autore è Antonio Rubegni, il top manager che i Gavio avevano già scelto in passato, quando ancora avevano il controllo di Impregilo, la società di costruzione su cui Salini aveva poi lanciato l’Opa. Rubegni, diventato amministratore delegato di Argo, la finanziaria di famiglia (ma sopra c’è ancora una “cassaforte” familiare,
la Aurelia) e di Astm, ha subito avviato una razionalizzazione della galassia societaria principalmente con il conferimento di Itinera, la storica società di costruzione del gruppo, in Astm. Prima Itinera era controllata direttamente da Argo, come se il business delle costruzioni fosse del tutto separato da quello delle concessioni. Si rafforza così un preciso disegno strategico incentrato sullo sviluppo del business costruzioni/ concessioni greenfield sotto l’unico cappello della capogruppo. Eliminato il business dell’energia, oltre a concessioni e costruzioni rimangono nella nuova organizzazione ingegneria, trasporti, logistica. Un piccola conglomerata, si era sempre detto: lo è ancora ma ora è più ordinata. Rimane ancora, sottolinea qualche analista, ben otto concessionarie autostradali in Italia. L’idea potrebbe essere quella di accorparle, anche se ciascuna ha una diversa scadenza. Ma proprio una scelta del genere potrebbe agevolare la difficile trattativa con lo Stato sui “piani finanziari” e dunque sulla fissazione delle tariffe, che – come vedremo – è uno dei due grossi problemi del gruppo Gavio. L’internazionalizzazione è la terza promessa mantenuta: ciò che ha fatto davvero cambiare pelle al gruppo è stata l’acquisizione del 40 per cento della brasiliana Ecorodovias una concessionaria con oltre 1.860 km di rete autostradale – dalla famiglia Almeira, che ne è rimasta comproprietaria. Con questa acquisizione il gruppo Gavio diventa il quarto operatore autostradale del mondo. Particolari accordi di governance aprono la porta del ricco piatto delle costruzioni in Brasile a Itinera, che non a caso è posta sotto Astm, la società che insieme alla Sias controlla Ecorodovias. E il governo brasiliano ha un piano infrastrutturale in concessioni autostradali per 50 miliardi di reais e di 10 miliardi nello Stato di San Paolo. Se queste sono le premesse, non si capisce perché le azioni di Astm e di Sias siano così poco valorizzate. Ma le cose sono più semplici di quanto non appaiano. In Italia tre concessioni su otto scadranno tra il 2017 e il 2021. Inoltre, c’è uno stallo sull’approvazione dei piani finanziari quinquennali che aprono le porte ad aumenti tariffari, che nel 2015 e nel 2016 non ci sono stati, salvo una crescita forfettaria dell’1,5 per cento lo scorso anno. Il punto è che, verso la fine di ogni concessione, gli aumenti tariffari sono più alti dei primi anni e il governo ha timore ad accordarli. Così. con lo Sblocca Italia, il governo aveva chiesto, invano, alla Ue un allungamento e un accorpamento di tutte le concessioni del gruppo Gavio fino al 2043. Prima o poi una soluzione dovrà essere trovata ma intanto i Gavio hanno fatto dei ricorsi ai vari Tar, in ogni caso possibile, per salvaguardarsi. Insomma l’incertezza regolatoria è grande. E il Brasile? Anche lì i piani governativi sono per ora slittati. Ma prima o poi dovranno ripartire. Adesso i Gavio aspettano, su tutti i fronti. Gli analisti gli danno credito: sul titolo Sias il 77,8% di buy e 22,2 di hold, nessun sell. Analoga situazione per Astm: 66,7% di buy, 33,3 di hold. Marcello Gavio , che insieme al cugino Beniamino controlla il gruppo Beniamino Gavio.

Adriano Bonafede, La repubblica