Rolling Stone volta pagina: il 49% del magazine a un rampollo miliardario asiatico

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Il simbolo della cultura americana apre il capitale a un investitore di Singapore per stare al passo coi tempi: spingerà su edizioni digitali, eventi live e merchandising

rolling-stoneAnche un simbolo della cultura Pop americana, che affonda le sue radici nel lontano 1967, prende (in parte) la via dell’Asia: il fondatore di Rolling Stone – il magazine iconico a stelle e strisce – ha ceduto il 49% della rivista al figlio di un miliardario asiatico. Si tratta della prima volta che Jann Wenner apre le porte a un investitore esterno, in particolare a BandLab, colosso di Singapore guidato da Kuok Meng Ru, appartenente a una della famiglie più ricche dell’Asia.
“Rolling Stone si avvicina al suo cinquantesimo anniversario. E la voglio vedere prosperare per altri 50 anni”, ha argomentato Wenner nell’annunciare lo storico cambiamento a quasi cinquant’anni dalla fondazione in un deposito. Da allora ha contribuito al lancio di svariati artisti, salvo poi dover chinare il capo di fronte al crollo delle vendite pubblicitarie e all’agguerrita concorrenza delle risorse online. Proprio al web ha guardato un paio di anni fa Wenner, chiedendo al figlio Gus di mettere in piedi una strategia digitale. La cessione del pacchetto di minoranza è la classica scelta di cercare di cedere la maggior parte del capitale, senza però perdere il controllo.
Gli acquirenti sono una società giovane e promettente, guidata dall’erede 28enne di una delle famiglie più ricche d’Asia: Kuok Meng Ru si è laureato all’università di Cambridge e ha lanciato lo scorso anno BandLab, social network per musicisti e fan. L’accordo prevede che BandLab non metta mano alla gestione editoriale di Rolling Stone, ma tenga il compito di supervisionare la nuova joint venture chiamata Rolling Stone International. “Quello che è successo negli ultimi 49 anni mostrato che Rolling Stone è più di un marchio”, ha sottolineato Kuok in un’intervista a Bloomberg nella quale ha spiegato che le trattative sono durate per oltre un anno.
Rolling Stone si è affermata negli anni 1970 e 1980, ma di recente è stata travolta da uno scandalo che ne ha messo in dubbio gli standard editoriali. Nel 2014 il magazine ha pubblicato un lungo articolo sugli stupri nei campus, puntando il dito contro una presunta gang di una delle confraternite della University of Virginia. La storia si è rivelata per la maggior parte falsa, e Rolling Stone è stato travolto da una serie di azioni legali. Secondo
la compagnia, il giornale ha un audience di 65 milioni di persone tra i vari canali di diffusione e le sue 12 edizioni internazionali. Per Wenner, ora è il momento di spingere su aree di business che non sono state finora sufficientemente esplorate, dal merchandising agli eventi live.

La Repubblica