Patrick Drahi, il De Benedetti in salsa francese, ristruttura il gruppo e mette insieme telefonini, giornali, radio e televisioni

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patrick drahiIn Italia, nel loro piccolo, sia detto senza offesa, ci avevano provato una dozzina d’anni fa un finanziere con la passione per l’editoria, Francesco Micheli, allora gran raider della Borsa, e un ingegnere informatico con la passione per internet, Fabrizio Scaglia, allora gran patron di Fastweb, la prima rete veloce creata insieme con il comune di Milano per trasmettere dati, contenuti, mail, film, partite di calcio sui primi cavi a fibra ottica, appoggiati ai vecchi cavi elettrici della Aem, quella che sarebbe diventata A2A. Anche allora si chiamava «convergenza» e per dimostrarlo i due pionieri della rete avevano perfino creato un quotidiano online, Il Nuovo, una rete televisiva e pensavano, addirittura, di portare in edicola quanto prima un circuito di quotidiani locali per integrare il sistema dei media: carta stampata, informazione online, informazione televisiva, news sui telefonini. Si sa com’è andata a finire l’avventura multimediale di Fastweb (oggi di proprietà di Swiss Telecom). Non si sa, invece, come finirà un’impresa analoga in terra francese, annunciata mercoledì 27 aprile da Patrick Drahi, un miliardario di origine israeliana, gran patron della terza telecom francese, la Sfr Numericable (dopo Orange e Bouygues), e da qualche tempo editore di un bouquet assai composito di giornali (dal quotidiano Libération al settimanale l’Express al mensile Expansion fino alla cosiddetta «stampa tecnica» come La Revue des collectivités locales e ai femminili professionali come Coiffure de Paris e Cosmétique Mag) e di alcune reti radiofoniche (come Rmc) e di alcuni canali tv (come Bfmtv). Ebbene, anche Patrick Drahi, che non nasconde la sua simpatia per il rampante ministro dell’economia Emanuel Macron e per una sinistra liberale, un Carlo De Benedetti in salsa francese (come l’ha definito ItaliaOggi in un servizio del 3 marzo scorso), ha deciso di realizzare in concreto la «convergenza» di tutte le piattaforme di cui dispone, dai telefonini di Sfr Numericable, alla carta stampata, alla radio, ai canali tv. «La convergence on en a beaucoup parlé, aujourd’hui je l’ai faite», dopo tante chiacchiere sulla convergenza tra mezzi e contenuti, tra reti e media, io sono l’unico che ha deciso di farla. Patrick Drahi non ha avuto alcun dubbio, alcuna incertezza, alcuna timidezza nel presentarsi come «le premier opérateur des contenus», il primo vero imprenditore dei contenuti, il primo vero industriale della telefonia, della radio, della tv e della carta stampata, che ha avuto il coraggio (al limite della temerarietà, secondo certi osservatori che raccontano della brutta fine di Vivendi ante-Bolloré, quando il suo pdg, Jean-Marie Messier, già nel lontano 2000 si era messo in testa di «saldare» reti e contenuti) di mettere insieme i giornalisti della carta stampata, gli operatori della tv, i tecnici della radio, i programmatori di internet, i registi, i producer e di farli lavorare tutti con l’obiettivo della creazione e della diffusione dei contenuti. Qualcuno ironizza come Sandrine Cassini, editorialista di Le Monde (che ha tra i suoi azionisti il grande avversario di Drahi, Xavier Niel, il patron della rete telefonica Free): «Questo vorrà dire che i futuri clienti di Sfr Numericable non saranno più attirati dalla convenienza dei prezzi e dei servizi della rete, ma da una serie tv o da una partita di calcio o dal notiziario, insomma dalla qualità dei contenuti». Intanto, si parte. E si comincia con un poderoso (e definitivo) riassetto di tutte le partecipazioni editoriali, radiofoniche e televisive che vanno a finire dentro la pancia di Sfr. Con le rispettive valutazioni, si capisce. La carta stampata (controllata dalla società Altice Media) pesa per circa cento milioni di euro; le controllate radio e tv circa 400. Se si aggiungono le società di servizio e le concessionarie pubblicitarie si arriva a un esborso complessivo di oltre 600 milioni da parte della «casa madre» Sfr il cui livello di indebitamento ormai supera i 35 miliardi di euro e da tempo il suo parco clienti non accenna a crescere. Sistemata la parte finanziaria, comincerà l’integrazione vera e propria con il lancio entro la fine dell’anno di ben sette canali televisivi, cinque dedicati allo sport (dal calcio agli sport estremi: 100 discipline, 1.000 eventi, 3 mila ore di trasmissione), uno all’informazione sportiva in continuo, e l’ultimo all’informazione locale della regione Ile-de-France. Non potrà mancare la fiction, naturalmente con un canale dedicato: si chiamerà Play e farà il suo debutto con una serie di ambientazione italiana, Medici Masters of Florence con Dustin Hoffman. Per la carta stampata, invece, Drahi pensa a una app che permetterà agli abbonati di Sfr di leggere tutte le sue 17 testate (da Libération a Point de vue) gratis e per 19,90 euro al mese per i non-abbonati. «In questo modo fidelizziamo i nostri clienti e ne conquistiamo di nuovi», dichiara il braccio destro di Drahi, Michel Combes, direttore generale di Sfr Numericable. Per poi aggiungere, quasi a provocare: «I nostri contenuti non sono riservati solo ai nostri clienti. Una partita di football inglese, per esempio, potrà essere vista, a pagamento, anche dai clienti di Orange o di Bouygues e perfino da quelli di Canal+». Bisognerà vedere come Orange, Bouygues, Free e tutti gli altri reagiranno alla provocazione di Drahi.

ItaliaOggi