Cameo 1168 intervista al professor Angelo Codevilla sulle primarie americane

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Prosegue il colloquio fra Riccardo Ruggeri e Angelo Codevilla, store professore americano di orgini italiane già consulente stretegico di Ronald Reagan alla casa Bianca

Trump_ClintonCaro Angelo,
e così il Supermartedì ci è alle spalle. Continuiamo la nostra analisi-dibattito in progress. Si può affermare che è stata una vittoria parziale dei due Establishment? A mio parere in parte sì, doctor ma le microfratture del Sistema si fanno sempre più accentuate. Ad esempio, mi sfugge perché il NYT, e tutto quello che c’è dietro, sia così feroce con la “loro” Hillary Clinton, all’apparenza destinata alla vittoria, alle Primarie prima e poi a Novembre. Mi sfugge perché usino, in modo così spregiudicato, il caso “Gheddafi”. Sono andato a rileggermi gli articoli usciti su Italia Oggi nei giorni precedenti l’aggressione franco-inglese al colonnello, le mise guerresche delle Signore Sarkozy e Cameron, le orrende parole dei due, sono identici a quelli odierni del NYT: la riluttanza di Obama, le “pressioni delle donne” al suo fianco. Ora scopriamo che la nostra analisi di allora era vera: la decisione di far guerra al Colonnello nasceva nella mente esaltata di un filosofo a riposo come HBL, nelle fregole militari dei coniugi Sarkozy e Cameron, nelle manipolazioni presidenziali del Segretario di Stato. In un colpo solo il NYT, riduce a debole marionetta Obama e a uomo nero Hillary: due Presidenti, uno in carica, uno potenziale, espulsi dalla storia dal fondo di un giornale amico. Provo a fare quello che in Italia chiamiamo “retroscena”. L’establishment democrat si prepara a sostituire in corsa (se il caso Libia precipitasse) Hillary con Biden, mentre quello repubblicano preferisce perdere piuttosto che sacrificare se stesso?
Caro Riccardo,
Non credo che l’eventuale sostituzione di Biden al posto di Hillary abbia che fare con ciò che si sta dicendo della guerra a Gheddafi. Due cose diverse. La prima dipende dal giudizio di Obama e dei “gerarchi democrat” circa le chances di Hillary a Novembre. Questi poi dipendono dal loro giudizio su Trump o chiunque altro, e certo su quel che la FBI dirà. Non c’è dubbio, come dici, che sono prontissimi a premere il grilletto a favore di Biden. La retrospettiva su Gheddafi fa parte dell’ampia discussione ed indecisione da parte dei Progressisti sulla politica estera. I vecchi (tra i quali ci sono Hillary e anche Obama) sognano ancora, come del resto i loro pari Europei e le loro “guide pseudo filosofiche” (esempio BHL) di guidare il mondo, usando un modicum di forza. I giovani invece non ne vogliono sapere. I “gerarchi democrat” tengono le redini del loro carretto con pugno di ferro. Ma quest’ anno il cavallo elettorale che lo tira è striminzito e storpio. Infatti, l’afflusso alle urne democratiche calò del 40% dall’anno precedente in South Carolina (d’un terzo nel resto delle primarie). In certi luoghi, la metà degli elettori bianchi rimangono a casa o votano per Trump. L’ insolito peso del voto dei neri che ne risulta, e la loro fedelta’ ai capi, spiega in gran parte le vittorie di Hillary su Sanders. Non condivido la tua analisi sul versante dei Repubblicani. Il Supermartedi’ e la settimana seguente hanno solo segnato la fine del principio. Trump è ancora in testa, Ma il primo Marzo ha vinto solo il 42% dei delegati e non ha migliorato la sua percentuale del voto (34.2%). Quattro giorni dopo, la sua percentuale è scesa di un punto. E’ notevole che la sua percentuale nelle primarie aperte a chiunque supera di 8 punti quella delle primarie esclusivamente Repubblicane, delle quali Trump ne ha perso due su tre. Significativo che la gran parte dei tre quarti delle primarie che restano saranno di quest’ultimo tipo. Però una cosa è certa: il Supermartedi’ era l’ultima speranza dell’ Establishment, da quel momento, Cruz è diventato la sola alternativa a Trump, anche se l’ Establishment si ostina a non crederlo. Rubio, sostenuto massicciamente dai gerarchi repubblicani, milioni di dollari, più il supporto di Fox News e del Wall Street Journal, avrebbe dovuto passare dalla terza posizione in Iowa, alla seconda in New Hampshire, alla prima in South Carolina, per poi andare di vittoria in vittoria. Invece il suo record e’ 3-5-2-2-3-3-3-2-3-1-3-3-3-3-2-3-3-4-4-4-4-3. Dato che pure nella sua nativa Florida è dietro Trump di venti punti, la sua scomparsa dal campo è scontata anche prima della Florida Primary del 15 marzo. Il CEO di Fox News, Roger Ai: “I don’t want to do the Rubio thing any more.” Ciò dopo che il NYT aveva svelato che Fox News aveva perso il 50% della sua audience repubblicana. Che fare? Vero, come dici tu, che i “gerarchi repubblicani” odiano Cruz. Ma e’ stato il pubblico a bocciare ognuno dei loro cocchi: Jeb Bush, Scott Walker, Chris Christie, Marco Rubio John Kasich. Ora è rimasto il solo Trump, e proprio non se la sentono di aiutarlo, neanche contro Cruz. Oggi, Trump ha 458 dei 1237 delegati necessari per la nomination. Cruz ne ha 359, grazie al Supermartedi’ più le vittorie nel Kansas e Maine del 5 marzo, e nell’ Idaho l’8, i delegati vinti per aver tallonato Trump. Benché le primarie del 15 marzo siano importanti, il fatto chiave e’ che il resto della gara sara’ lo scontro diretto tra Trump e Cruz. Questi ha già lanciato la sfida di un dibattito, stile Lincoln-Douglas, senza intermediari. Se Trump accetta, sara’ asfaltato. Se rifiuta, sara’ sempre più difficile spiegarne il perché. In tale situazione, fare il gradasso non basta più.

Godiamoci questo OK Corral, caro Angelo.

Italia Oggi