Stirpe: “Frosinone dei tifosi, non mio”

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stirpe-frosinoneMaurizio Stirpe, presidente del Frosinone Calcio, è stato oggetto di una corposa intervista nella giornata odierna pubblicata sulle colonne del Corriere dello Sport. Questo un significativo stralcio delle dichiarazioni rilasciate dal massimo dirigente gialloazzurro:

“Il calcio non si può fare per interesse, se uno lo fa è una scelta sbagliata. La mia motivazione è nata dal fatto che c’era un ramo familiare deciso a vivere questa avventura e la mia volontà di far parlare del nostro territorio in termini positivi. Una cultura del riscatto.

Il mondo del calcio, a livello manageriale, non è assolutamente pronto. Se uno non conosce la lingua (inglese, ndr), per esempio, non è in grado di affrontare il mercato. E’ una cosa molto provinciale del nostro calcio questa inadeguatezza a rapportarsi con il mondo esterno. L’altro limite è l’uso tecnologico, che è ancora appannaggio dei grandi club ma che non riesce a sedimentare tra gli altri club, in B ed in Lega Pro. Se si vuole fare il calcio da “praticoni”, poi non dobbiamo lamentarci del fatto che siamo perdenti. Poi abbiamo bisogno di norme, di statuti che siano snelli, serve un sistema dirigenziale che tenda a svecchiarsi.

L’unica novità negli ultimi anni è stata la presenza di Andrea Abodi, per la B. In Serie A non mi sembra ci siano stati cambiamenti importanti. Le novità sono Abodi e Michele Uva, per quanto riguarda la parte operativa.

Il problema delle infrastrutture -continua Stirpe- si può affrontare seguendo l’esempio di chi, un nuovo stadio, l’ha fatto. La Juventus ha costruito uno stadio che è all’avanguardia d’Europa. La modalità deve essere sempre questa: un coinvolgimento delle società di calcio nella realizzazione e non con i soldi pubblici. Bisogna creare un clima favorevole per coloro che vogliono investire.

Noi abbiamo reso possibile la disputa del campionato di A nel nostro Matusa grazie ad un investimento di un milione di euro. Adesso stiamo per inaugurare il nuovo centro sportivo dove abbiamo investito 2,7 milioni. Il Comune sta per lanciare il nuovo bando e noi faremo una proposta in quattro fasi: avere il minimo sindacale per poter disputare un campionato di A; copertura di tutti i settori e creazione di zone che facciano notare la differenza con la vecchia struttura; realizzazione di una zona commerciale nella tribuna centrale; poi, un’altra area nella tribuna dei Distinti. E’ una gara europea. Concorrono in tanti. Il Comune si è impegnato a completare i lavori entro fine anno, sembra siano in tempo.

Non ho mai pensato di assumere un ruolo maggiore nel calcio -aggiunge-. Non puoi avere una posizione troppo diffusa di conflitto di interesse. Lotito -in risposta a precisa domanda- quanto meno è in una situazione bordeline. Quello che Claudio sta facendo, io non lo farei. Devi essere in una situazione di credibilità per cui la gente si fidi di te. Se non si fanno riforme nel calcio è perché nessuno si fida degli altri. Ci vuole grande capacità di ascolto e capacità di mettersi nei panni degli altri. Ma serve farlo in fretta. Più allunghiamo il brodo, più facciamo male al calcio.

Stellone -in merito al mister canarino- finora ha visto la poesia del calcio. E’ in una società che lo coccola e lui vince, bisogna vedere cosa farebbe con un management che non lo coccola. Io con lui ho un rapporto aperto, il mio pensiero glielo dico sempre. Se penso abbia sbagliato la formazione, glielo dico dopo la partita. Dopo la sconfitta con il Chievo, per esempio, ho detto a Stellone che non ero convinto dei cambi che aveva fatto. Ha bisogno di crescere, per continuare a fare bene deve pensare che il mondo non è come Frosinone, ci sono altre realtà che ragionano in modo diverso, ma da condividere. Molto dipenderà dalla sua abilità di saper affrontare le situazioni critiche.

Il Frosinone è dei tifosi, non è mio. Se noi perdiamo questo concetto è finita. Quando sento dire che il calcio è delle televisioni, è la fine. Le televisioni ed i media sono dei mezzi, il giorno che si perde il contatto dei tifosi sarà la fine. Lo sforzo di cultura che il calcio deve fare è anche in questo senso: vivere in modo egoistico, curando i propri interessi, vuol dire svilire ed uccidere il calcio”.

(tuttofrosinone.com)