Listini europei deboli, materie prime in sofferenza. Pil tedesco +0,3%

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085451687-1f703a6a-03d2-442b-9f47-0723c1402edf(di RAFFAELE RICCIARDI, treat Repubblica) L’economia della Germania rallenta in linea con le attese nel terzo periodo dell’anno, ailment piccola delusione da export e investimenti. Si aspettano i dati dagli Stati Uniti. La Borsa di Tokyo riesce a chiudere ancora in rialzo (+0, troche 2%) e si porta ai massimi da fine agosto. Lo spread tra Btp e Bund tedeschi sotto i 100 punti base: il rendimento del decennale italiano all’1,5%

MILANO – Ore 10:15. I listini europei peggiorano in scia a dati poco entusiasmanti sulla crescita della Germania, mentre le materie prime sono in contrazione per i timori sul ritmo di espansione della Cina e una generale sovrabbondanza di scorte. Il tutto mentre, negli Stati Uniti, si attendono i dati sulla crescita del Pil che potrebbero spingere ulteriormente verso il rialzo dei tassi d’interesse; un quadro che rafforza il dollaro contro tutte le divise concorrenti. L’euro riesce comunque a scambiare sopra quota 1,06 nei confronti del dollaro. Piazza Affari amplia le perdite a -1%, mentre Londra cede l’1,2%, Parigi l’1,8% e Francoforte l’1,4%. Scende sotto i 100 punti il differenziale di rendimento tra i titoli di Stato decennali italiani e quelli tedeschi: lo spread tra Btp e Bund in avvio di giornata si attesta a 98,4 punti per un rendimento del decennale all’1,504%.

In Germania, come accennato, l’economia è cresciuta dello 0,3% definitivo nel terzo trimestre dell’anno (in rallentamento dal +0,4% precedente) e dell’1,7% tendenziale, secondo i dati destagionalizzati che sono risultati in linea con le stime. I consumi privati sono saliti dello 0,6% congiunturale e quelli del governo dell’1,3%, mentre gli investimenti in costruzioni sono scesi dello 0,3%, l’export è salito dello 0,2% e l’import dell’1,1%. Sono stati i rilievi su esportazioni e investimenti a deludere leggermente gli analisti. Segnali di maggiore fiducia arrivano invece dalle imprese, con l’indice Ifo che a novembre segna un deciso aumento a 109 punti, rispetto al mese precedente quando segnava 108,2.

La giornata, all’indomani dell’Eurogruppo che ha confermato i giudizi espressi dalla Commissione sulle leggi di bilancio degli Stati membri (Italia rinviata in primavera), presenta molti altri dati interessanti. In Francia la fiducia delle imprese è rimasta stabile a novembre a 102 punti, ma l’indice non riflette ancora l’impatto degli attacchi terroristici del 13 novembre, perché la gran parte delle imprese aveva risposto all’inchiesta prima di quella data. In Italia le retribuzioni contrattuali sono salite solo dello 0,1% mensile a ottobre, si aspetta poi la bilancia commerciale. Nel pomeriggio, dagli Usa si aspetta il Pil del terzo trimestre (le attese sono per un +2%), ma anche la bilancia commerciale e l’indice Case-Shiller sui prezzi delle case e la fiducia dei consumatori.

In Giappone, l’indice preliminare Pmi manifatturiero è salito a novembre a 52,8 dal 52,4 di ottobre. Chiusura in timido progresso per la Borsa di Shanghai, con l’indice Composite che sale a 3.616,11 punti a +0,16%. Lieve rialzo anche per la Borsa di Tokyo, dopo tre giorni di stop per il lunedì festivo: si tratta della quinta seduta positiva in fila. L’indice Nikkei ha guadagnato lo 0,23% arrivando a quota 19.924,89, ai massimi da fine agosto. A seguito di un’apertura negativa, c’è stata un’inversione di tendenza che si è riflettuta anche sull’indice Topix che ha chiuso a +0,17%, a quota 1.605,94. Wall Street ha chiuso debole la prima seduta di una settimana corta: giovedì i mercati resteranno chiusi per celebrare il Giorno del Ringraziamento.

In un contesto di debolezza delle materie prime, rimbalzano le quotazioni del petrolio, crollate nei giorni scorsi, dopo l’intervento dell’Arabia saudita che con un comunicato ha ribadito il suo impegno con gli altri membri dell’Opec alla stabilizzazione del mercato e dei prezzi del greggio. Sul mercato after hour di New York i contratti sul Wti con scadenza a gennaio hanno guadagnato 43 centesimi a 42,18 dollari. Il Brent sale di 41 centesimi a 45,24 dollari. Restano invece deboli le quotazioni dell’oro sui mercati asiatici sull’attesa del rialzo dei tassi della Fed. Il lingotto con consegna immediata viene scambiato a 1071 dollari l’oncia. I prezzi sono vicini ai minimi da cinque anni.