Gruppo Unipol lima l’utile a 535 milioni, dividendo confermato a 18 cent

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La raccolta diretta assicurativa si attesta a 14,8 miliardi di euro di cui 7,8 miliardi di euro in capo al ramo Danni e 7 miliardi in capo al ramo Vita. Il Fondo Atlante svalutato per il 24% dell’investimento. Cimbri: “Valutiamo bad bank”

Il gruppo Unipol ha registrato una leggera flessione del risultato netto consolidato con 535 milioni di profitto dai 579 del 2015, che – ricorda la nota – “avevano beneficiato in modo straordinario del risultato della gestione finanziaria”: avevano influito positivamente le plusvalenze derivanti dalla cessione di titoli, realizzate nell’ambito di una revisione del portafoglio degli investimenti. I risultati, ancora alla fase preliminare di approvazione, della capogruppo Unipol Gruppo Finanziario spa dicono di un utile stimato per l’esercizio 2016 di 160 milioni di euro, in considerazione del quale il cda propone un dividendo da 18 centesimi – in linea con l’anno scorso – con un pay-out di circa l’80%. Il patrimonio netto consolidato scende a 8.134 milioni di euro (8.445 milioni al 31 dicembre 2015), di cui 5.649 milioni di pertinenza del Gruppo. “Il margine di solvibilità”, spiegano da Bologna, “secondo la normativa Solvency II, è pari al 140% del capitale richiesto, rispetto al valore di 150% di fine 2015 per gli effetti prevalentemente derivanti dalla maggior riduzione della curva di sconto delle passività rispetto a quella del mercato obbligazionario”.
UnipolSai, la controllata assicurativa, ha chiuso l’esercizio 2016 con un utile di 527 milioni di euro, in calo del 28,5% rispetto ai 738 milioni nel 2015, con la postilla anche in questo caso che esercizio che aveva beneficiato di plusvalenze straordinarie derivanti dalla gestione finanziaria. La raccolta assicurativa, si legge in una nota, è scesa del 10,6% a 12,5 miliardi. La proposta di dividendo è di 0,125 euro ad azione, in calo rispetto agli 0,15 euro del 2015. I titoli UnipolSai e Unipol trattano deboli a Piazza Affari dopo i conti.
Le parole di Cimbri. Parlando con gli analisti, il numero uno Carlo Cimbri ha spiegato che potrebbe procedere a “uno scorporo societario” delle attività di recupero e gestione crediti deteriorati già operative all’interno di Unipol Banca “creando una banca in bonis e una bad bank sotto il controllo di Ugf”. Una soluzione che permetterebbe di avere una banca “potenzialmente accorpabile in un processo di aggregazione. Lavoriamo per rendere la banca adatta a questa strategia. Al momento non abbiamo discussioni con nessuno”, ha aggiunto. Il gruppo tiene “aperta” ogni strada, incluso l’utilizzo dell’opzione put (vendita) della partecipazione, in relazione agli accordi di bancassurance con il Banco Popolare, scaduti a fine dicembre e prorogati fino al 30 giugno.
Le assicurazioni. Tornando ai numeri di gruppo, Unipol ricava dal comparto assicurativo un utile consolidato ante imposte di 850 milioni di euro, in calo di quasi un terzo dai 1.250 milioni del 2015: emerge una netta diminuzione del contributo dal settore Danni (471 milioni da 907 nel 2015), mentre il settore Vita è in miglioramento (379 milioni da 343 nel 2015). “Nel periodo in esame la raccolta diretta assicurativa, al lordo delle cessioni in riassicurazione, si attesta a 14.806 milioni di euro (-10,1% rispetto ai 16.476 milioni del 2015)”, recita il gruppo bolognese.
La dinamica del settore Danni è chiara: è il comparto al di fuori delle Rca Auto a tenere in linea di galleggiamento il business. La raccolta diretta di gruppo supera i 7,8 miliardi e perde poco dal 2015, con la sola UnipolSai a 7,2 miliardi. Tra gli altri marchi, UniSalute e Linear, mentre Arca resta stabile. Per i premi Auto, la raccolta è scesa del 3,9% a 4,25 miliardi nonostante l’incremento del portafoglio di circa 125mila polizze. In crescita invece del 2,8% il comparto Non Auto e “dal punto di vista della redditività tecnica, il positivo andamento registrato nei rami Non Auto ha consentito di compensare gli effetti del calo del premio medio R.C. Auto determinato dalla forte pressione competitiva in atto”. Detto ciò, il risultato ante imposte del settore, che paga anche 81 milioni di svalutazioni di immobili, è positivo per 471 milioni di euro e dimezzato dai 907 milioni nel 2015: pesa il calo del 42% dei proventi finanziari. Cresce invece il risultato Il risultato ante imposte del settore Vita, positivo per 379 milioni di euro (343 milioni nel 2015). Frena però nettamente la raccolta, in calo di oltre 17 punti percentuali a 6,2 miliardi, per una motivazione “riferibile prevalentemente al canale della bancassicurazione“.
Banca e altri settori. Il risultato economico lordo del settore, al 31 dicembre 2016, è positivo per 7 milioni di euro (6 milioni nel 2015, +10,8%), con una raccolta diretta di 10,5 miliardi (+5,2%) e impieghi in flessione del 2,1% a 8,6 miliardi. Il livello di solidità patrimoniale di Unipol Banca è di un CET1 al 16,1%. Nella gestione degli immobili si registra il riflesso della “importante opera di recupero e valorizzazione degli asset in portafoglio, in particolare nella città di Milano”, come spiega la nota. “Il risultato ante imposte del settore è negativo per 22 milioni di euro, in miglioramento rispetto ai -95 milioni del 2015”. Negativo il risultato ante imposte delle holding, con un rosso di 128 milioni, nell’anno in cui è stata perfezionata l’acquisizione dell’attività di gestione alberghiera e degli immobili di UNA S.p.A. che ha dato vita a un nuovo leader nazionale nel settore alberghiero italiano, con 43 strutture (sia business che leisure), 5.500 camere e un fatturato pro-forma di circa 120 milioni di euro.
L’operazione produrrà i suoi effetti economici a partire dall’esercizio 2017. Alla voce della gestione finanziaria si trova notizia della svalutazione dell’investimento nel Fondo Atlante per un importo di 19,5 milioni di euro, pari al 24% dell’investimento.

La Repubblica

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