Recovery plan, salgono a 19,7 miliardi i fondi per la sanità. Per turismo e cultura +5 miliardi, per le infrastrutture +4, per il lavoro +10. Ecco da dove sono state spostate le risorse

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Nel documento girato dal governo ai partiti per cercare un compromesso è previsto l’utilizzo di 20 miliardi di fondi strutturali europei oltre a quelli del Next Generation Eu, di React Eu e del fondo per la transizione equa. La parte più consistente va ancora alle voci Rivoluzione verde e Digitalizzazione, ma entrambe vengono limate di alcuni miliardi. L’istruzione “guadagna” quasi 9 miliardi. Agli investimenti il 70% delle risorse e l’impatto sul pil sale da 2,3 a 3 punti: anche questo aspetto era finito nel mirino di Renzi

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Non solo i 196 miliardi della Recovery facility, potenziati dai 13 del fondo React Eu e dagli 1,2 del Fondo per la transizione equa. La dote per finanziare i progetti del nuovo Recovery plan che sarà analizzato dal prossimo consiglio dei ministri si gonfia grazie all’aggiunta di 20 miliardi di fondi strutturali europei, esterni al perimetro dei prestiti e delle sovvenzioni a fondo perduto del Next

Generation Eu. Soldi che sarebbero arrivati comunque, ma avrebbero dovuto essere spesi per i “soliti” programmi cofinanziati dallo Stato italiano, mentre in questo modo faranno da spalla per raggiungere gli obiettivi del piano. Le risorse per il piano passano così da 196 a oltre 222 miliardi. Grazie anche a questo escamotage la bozza precedente, finita al centro delle contestazioni di Italia viva, è stata rivista tagliando alcune voci ma soprattutto aggiungendo risorse su molti capitoli cari ai renziani.

Le 13 pagine preparate dal governo e girate ai partiti sono definite fin dalle premesse “un documento di lavoro interno al governo, per favorire il raggiungimento dell’accordo politico sulle modifiche alla bozza”. E lo sforzo per trovare un compromesso, pur senza superare i paletti fissati dal Tesoro per tenere sotto controllo il debito, è evidente. Alla sanità, per la quale anche secondo il ministro Roberto Speranza non c’erano sufficienti risorse, vengono destinati 19,72 miliardi: 5 in più rispetto ai 14,5 (comprensivi dei soldi per ristrutturare gli ospedali) che risultavano dalla bozza con le schede dei singoli progetti. Senza necessità di ricorrere al Mes. Salgono poi da 3 a 8 miliardi i fondi per turismo e cultura e da 27,7 a 32 i miliardi per le Infrastrutture per una mobilità sostenibile. Potenziate poi di ben 10 miliardi le politiche per il lavoro anche per “migliorare l’occupazione e l’occupabilità, soprattutto giovanile“, che Matteo Renzi aveva lamentato essere “grande assente” nella vecchia bozza. E quasi 9 miliardi in più vanno all’istruzione. Per tacitare eventuali nuove polemiche su un eccesso di centralizzazione, poi, si spiega che il piano dopo il passaggio in cdm sarà discusso con il Parlamento, gli enti locali e le “forze economiche e sociali”.

Dalla tabella allegata al documento emerge che 66,6 miliardi sono impegnati in progetti già esistenti, 143,24 su progetti “aggiuntivi”: circa 23 in più rispetto alla bozza del 29 dicembre che anche per questo era stata contestata dai renziani. Il Piano integrato con gli altri fondi europei di Coesione e di React Eu porta la quota di investimenti previsti al 70% e “assicurerebbe, secondo stime in corso, un impatto sul Pil di circa 3 punti percentuali (al 2026, ndr) e un incremento occupazionale superiore a quelli precedentemente stimato”, riporta la bozza, dopo che lo scarso impatto sulla crescita del piano precedente (2,3 punti aggiuntivi) era finito nel mirino di Renzi.

Otto miliardi in meno per Rivoluzione verde e Digitalizzazione e innovazione – La parte più consistente delle risorse ricade ancora sotto la voce Rivoluzione verde e transizione ecologica, che del resto è la principale priorità della Commissione Von der Leyen, ma “perde” 5 miliardi: sono 68,94 miliardi, rispetto ai 74 della prima bozza. Al secondo posto c’è ancora il settore Digitalizzazione, innovazione, competitività e cultura che però a sua volta lascia sul terreno 3 miliardi scendendo a 45,86. La componente “digitalizzazione, innovazione e sicurezza nella PA” potrà contare su 11,3 miliardi, “digitalizzazione, ricerca e sviluppo e innovazione del sistema produttivo” avrà una dotazione di circa 26,6 miliardi. Si riducono i fondi per patent box e gli incentivi alle imprese sotto il cappello Transizione 4.0, che passano da 21,7 a meno di 19 miliardi.

Cinque miliardi in più per turismo e cultura – Per “turismo e cultura” ci sono 8 miliardi: questa voce è “significativamente rafforzata” rispetto alla dotazione precedente di circa 3 miliardi con l’obiettivo di incrementare il livello di attrattività del Paese “attraverso la modernizzazione delle infrastrutture materiali e immateriali, la formazione ed il potenziamento delle strutture ricettive attraverso investimenti in infrastrutture e servizi turistici strategici”. Si prevede la creazione di un fondo operativo di 500 milioni facendo leva sui fondi Pnrr per coinvolgere capitali europei – Bei/InvestEU – e di privati per aumentare la portata dell’intervento su infrastrutture di ricettività e dei servizi turistici. Inoltre è stato inserito un progetto Cultura 4.0 per “promuovere l’integrazione tra scuola, università, impresa e luoghi della cultura attraverso l’interazione tra le imprese creative ed artigianali con attività di formazione specialistica turistica, archeologica e di restauro”. Il disegno degli interventi “punterà a valorizzare in particolare la dimensione femminile, generazionale e territoriale del cluster, disegnando gli interventi in modo da destinare una quota significativa di risorse alle regioni del Mezzogiorno e agli ambiti di attività caratterizzati da un’incidenza relativamente elevata di professionalità femminile e giovanile”.

Scende lo stanziamento per la riqualificazione degli edifici – Scende da 40 a 30,71 miliardi lo stanziamento per l’efficientamento energetico e la riqualificazione degli edifici. Le risorse saranno suddivise in 11,63 miliardi per gli edifici pubblici e 19,09 per quelli privati, che potrebbero essere anche adeguati a livello anti-sismico. Nella bozza precedente la voce Efficientamento e riqualificazione degli edifici comprendeva anche 5,5 miliardi per riqualificare gli ospedali: nel nuovo documento questa voce non viene esplicitata ma è probabile che sia stata spostata sotto il cappello della Missione 6, Salute.

Alla sanità 19,7 miliardi – Alla voce Salute infatti vanno in totale 19,7 miliardi. Le nuove linee di indirizzo si limitano a spiegare che per la componente Assistenza di prossimità e telemedicina arrivano 7,9 miliardi (di cui 400 milioni dal ReactEu) rispetto ai 5 della precedente bozza ed è “finalizzata a potenziare e riorientare il Ssn verso un modello incentrato sui territori e sulle reti di assistenza socio-sanitaria; a superare la frammentazione e il divario strutturale tra i diversi sistemi sanitari regionali garantendo omogeneità nell’erogazione dei Livelli Essenziali di Assistenza; a potenziare la prevenzione e l’assistenza territoriale, migliorando la capacità di integrare servizi ospedalieri, servizi sanitari locali e servizi sociali”. Il capitolo Innovazione dell’assistenza sanitaria passa invece da 4 a 10,5 miliardi: è qui che è stato probabilmente trasferito lo stanziamento per gli ospedali visto che si fa riferimento a “rilevanti investimenti destinati all’ammodernamento delle apparecchiature e a realizzare ospedali sicuri, tecnologici, digitali e sostenibili, anche al fine di diffondere strumenti e attività di telemedicina”.

Più fondi per la mobilità sostenibile – Salgono dai 27,8 della bozza di dicembre a 32 miliardi le risorse per le Infrastrutture per una mobilità sostenibile. Nello specifico, si tratta di 28,3 miliardi per la prima componente, Alta velocità di rete e manutenzione stradale 4.0, e 3,7 miliardi per la seconda componente, Intermodalità e logistica integrata.

Sale di 10 miliardi il capitolo inclusione e coesione – Peserà 27,6 miliardi la Missione 5 del Piano relativamente ai capitoli inclusione e coesione. Le politiche per il lavoro sono state “significativamente potenziate” e si tradurranno ” nella revisione strutturale delle politiche attive del lavoro, nel rafforzamento dei centri per l’impiego e della loro integrazione con i servizi sociali e con la rete degli operatori privati”. Non solo. Le risorse serviranno anche a modernizzare il mercato del lavoro “al fine di migliorare l’occupazione e l’occupabilità, soprattutto giovanile, attraverso l’apprendistato duale e il servizio civile universale, e in particolare dei Neet, delle donne e dei gruppi vulnerabili”. A questo si aggiungerà ” la promozione di nuove competenze attraverso la riforma del sistema di formazione”. Nello specifico, si interverrà nella ridefinizione degli strumenti di presa in carico dei disoccupati con politiche attive dedicate e progettazione professionale personalizzata. Interventi complementari, ricorda il documento, “rispetto alle misure di decontribuzione per i giovani, le donne e il Sud, parzialmente finanziate attraverso il ReactEu”.

Strumenti finanziari a leva per attirare capitali privati – Molti dettagli saranno chiariti solo dopo la stesura del piano definitivo: per esempio il riferimento all’utilizzo di strumenti finanziari a leva in alcuni ambiti come politiche industriali per le filiere strategiche, miglioramento dei servizi turistici e infrastrutture di ricettività, economia circolare, housing sociale. Si tratta in pratica di mettere in campo fondi con cui facilitare l’ingresso di capitali privati (equity o debito), di altri fondi pubblici o anche di una combinazione di entrambi (blending) a supporto delle iniziative di investimento.


Ilfattoquotidiano.it

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