Macron nel mirino degli allevatori: “Gli orsi introdotti da lui attaccano le greggi”

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Macron ha reagito alla manifestazione dei pastori occitani promettendo di non introdurre nuovi orsi nel sudovest del Paese

In Francia, gli allevatori della regione dell’Occitania, situata nel sudovest del Paese ai pedi della catena dei Pirenei, sono scesi in piazza contro gli “orsi voluti da Macron”.Le associazioni di categoria hanno infatti di recente manifestato, insieme a ben 103 sindaci occitani, davanti alla prefettura di Tolosa, capoluogo del dipartimento dell’Alta Garonna, per denunciare gli “effetti disastrosi” della strategia promossa dal governo di Parigi al fine di salvare dall’estinzione gli orsi bruni di tale territorio transalpino. Secondo i promotori delle proteste, la decisione dell’Eliseo di incrementare in Francia il numero degli animali in questione si starebbe traducendo in una convivenza “sempre più difficile” tra plantigradi e le pecore delle aziende agricole della zona.Aspap, una delle associazioni rappresentative delle istanze degli allevatori occitani, ha appunto segnalato al prefetto di Tolosa che, nel 2019, gli attacchi da parte di orsi ai danni delle greggi si sarebbero “spaventosamente moltiplicati”, raggiungendo“livelli record” rispetto al passato. In base ai dati forniti ai media d’Oltralpe proprio da Aspap, gli assalti perpetrati quest’anno contro le pecore dal maestoso animale, munito di artigli che possono arrivare fino a 15 centimetri di lunghezza, sarebbero stati finora almeno 214. Tale cifra, precisa la stessa organizzazione, sarebbe però “altamente approssimativa”, poiché le testimonianze dei pastori attestano che, ai piedi dei Pirenei, ci sarebbero stati, da gennaio a luglio, “più di 600” incursioni di plantigradi contro le greggi delle aziende agricole. Al contrario, nel 2018 sarebbero stati accertati 167 ovini vittime di artigliate, mentre nel 2015 appena 53. Gli animali selvatici, inoltre, starebbero cominciando ad attaccare anche mucche e cavalli.Sindaci e allevatori hanno quindi esortato il governo centrale a mettere fine alle iniziative di ripopolamento faunistico del sudovest del Paese, avviate da Parigi nel periodo ’96-’97 con lo scopo di fare tornare, entro il 2028, la popolazione locale di orsi bruni, ridotta all’epoca a soltanto 5 unità, al di sopra della soglia dei 150 esemplari. Tale programma ambientalista ha conosciuto un’accelerata proprio ad opera dell’esecutivo Macron e dei suoi ministri della Transizione ecologica Nicolas Hulot e François de Rugy, che hanno promosso, tra il 2017 e il 2018, l’introduzione in Occitania di plantigradi provenienti dalla Slovenia.L’inquilino dell’Eliseo è intervenuto sulla vicenda rivolgendosi direttamente ai pastori e promettendo loro la sospensione del Piano d’azione orso bruno. Il leader transalpino ha infatti assicurato che nessun nuovo orso verrà introdotto nel territorio nazionale e che “adeguati indennizzi” verranno presto erogati alle aziende che hanno subito perdite di ovini. Nonostante le rassicurazioni fornite dal capo dello Stato in persona, sindaci e allevatori occitani hanno denunciato la “sordità” e la “mancanza di comprensione”, da parte delle autorità di Parigi, del disagio vissuto oggi dalle comunità locali. Aspap ha appunto commentato le dichiarazioni di Macron tuonando: “A Parigi non capiscono quanto sia difficile convivere con gli orsi. Ogni volta che segnaliamo un pericolo, i ministri e i funzionari del governo centrale si limitano a venire qui, a restarci un paio di giorni, ad accendere qualche petardo per poi andarsene. Quella gente non ha alcuna idea di come sia la vita da pastore. Non sa neanche distinguere uno zoccolo da un artiglio”.Le ong a difesa della fauna, tra cui Ferus, hanno invece reagito alla manifestazione di Tolosa biasimando gli allevatori per “addossare ormai agli orsi ogni tipo di nefandezza” e incolpandoli di “tifare per l’estinzione” degli animali incriminati.

Gerry Freda, ilgiornale.it

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