Rivincita dell’industria sulla finanzia. In crescita chip, impianti e cemento

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Guidano i rialzi StMicro, Tenaris e Buzzi Unicem. L’andamento dei ricavi dei primi nove mesi dell’anno o anche degli stessi utili societari hanno avuto un peso relativo nel determinare le performance. Ha inciso di più il «sentiment», cioè le aspettative o le paure degli investitori

Per Piazza Affari il 2016 è stato l’anno della rivincita dell’economia reale. Perché sebbene l’indice delle blue chip del listino milanese segni da gennaio un calo di oltre il 9%, le perdite e i guadagni, così come i polli di Trilussa, sono distribuiti in modo molto diseguale.
«I titoli del comparto bancario e finanziario registrano una caduta che va dal 26% di Bper all’87% del Monte dei Paschi di Siena, con un indice di volatilità altissimo, il che significa che in corso d’anno le quotazioni delle banche e dei finanziari hanno subito oscillazioni paurose», spiega Maurizio Vitolo, amministratore delegato di Consultinvest, una società indipendente di gestione del risparmio. Di contro, le società che producono beni tangibili e reali, come Stm, nei semiconduttori (+73% da gennaio), Tenaris nelle infrastrutture petrolifere (+57%) o Buzzi Unicem nel comparto cementiero (+36%) hanno registrato ottime performance in corrispondenza di un andamento delle quotazioni relativamente stabile (con una volatilità in linea o addirittura inferiore alla media di mercato). L’andamento dei ricavi dei primi nove mesi dell’anno o anche degli stessi utili societari hanno avuto tuttavia un peso relativo nel determinare le performance. Ha inciso di più il «sentiment», vale a dire le aspettative o le paure degli investitori. «Per quanto riguarda le banche il bilancio di esercizio dei primi 9 mesi del 2016, quello su cui sta ragionando attualmente il mercato, non è così negativo — aggiunge il gestore —. Il problema è che gli investitori non sono tanto preoccupati per una possibile diminuzione degli utili, quanto per il rischio di una perdita del patrimonio. E’ questo che ha provocato gli scivoloni che abbiamo visto a partire da gennaio».
Tra chi ha subito un forte arretramento ci sono anche titoli del risparmio gestito, come Azimut (-30,6%) o del settore petrolifero, ad esempio Saipem (-44,6). Secondo gli strategist di Consultinvest, tuttavia, visto il miglioramento delle condizioni del comparto petrolifero tutta la galassia delle società legate al greggio, da Eni a Tenaris a Saipem potrebbero nel 2017 mettere a segno un buon rimbalzo. Ed è a questo punto che si vede bene l’altra faccia del «sentiment», vale a dire l’importanza delle aspettative positive. Al di là del miglioramento di utili e fatturato, infatti, i buoni risultati delle società dell’economia «reale», ad esempio le infrastrutture, i consumi, i beni di lusso hanno risentito di un clima di fiducia nella ripresa che va al di là dei risultati aziendali. Stm e Cnh Industrial, per esempio, hanno subito un leggero arretramento del fatturato nei primi nove mesi dell’anno. Moncler e Campari hanno visto addirittura l’utile ridursi, o salire di pochissimo (Campari) senza che questo impattasse negativamente sui corsi di borsa.
«Le prospettive per comparti come i beni di consumo e alcuni industriali fortemente orientati alle esportazioni sono favorevoli anche per il 2017, grazie in particolare alla svalutazione dell’euro contro dollaro, una tendenza che ha subito un’accelerazione negli ultimi due mesi», afferma Massimo Terrizzano, responsabile investimenti di Bnp Paribas Ip. Ma nelle aspettative giocano anche le variabili politiche. «Il mercato statunitense, e al traino di Wall Street tutte le borse mondiali, hanno avuto un sussulto di entusiasmo dopo l’elezione di Donald Trump alla presidenza degli Stati Uniti, sulla scorta delle promesse di un aumento della spesa pubblica o di un taglio alle tasse. Temo che nelle prossime settimane i mercati torneranno alla realtà e potrebbe esserci uno storno significativo dei guadagni realizzati su aspettative che sono tutte da testare», conclude il gestore.
Come orientarsi dunque nel 2017? I gestori, concordemente, invitano a guardare con prudenza i settori ad alto dividendo, come le utilities e le telecom, che sebbene poco volatili potrebbero soffrire a causa dell’aumento dei tassi di interesse che si sta delineando a livello globale. Mentre infrastrutture e petroliferi (Consultinvest) oppure consumi di lusso e alimentari e bevande (Bnp Paribas) possono offrire quel mix di crescita e bassa volatilità che fa bene al portafoglio.

di Marco Sabella, Il Corriere della Sera

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