Sport: perché spesso non fa dimagrire quanto vorremmo?

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L’attività fisica è fondamentale per perdere peso. Ma spesso dopo aver iniziato a correre o andare in palestra gli effetti non sono quelli sperati. Uno studio della Vanderbilt University potrebbe aiutare a spiegare il perché

 

L’Oms raccomanda 150 minuti di attività fisica a settimana per assicurarsi di invecchiare in salute. L’esercizio d’altronde aiuta a contenere lo stress, diminuisce il rischio di soffrire di malattie come il diabete, l’Alzheimer, e diversi tipi di tumori. Se si parla solo di perdere peso, però, lo sport da solo potrebbe non essere sufficiente. O quanto meno risultare deludente. Può sembrare un controsenso, ma è quanto emerge da una ricerca della Vanderbilt University pubblicata di recente sulla rivista Diabetes. Uno studio su topi, che potrebbe però avere conseguenze interessanti anche per gli esseri umani, perché dimostra che per dimagrire non è importante solamente quanto tempo dedichiamo all’esercizio fisico, ma anche come trascorriamo il tempo fuori dalla palestra.

Che l’attività fisica e l’esercizio abbiano qualche limite, d’altronde, non è esattamente una novità. Intendiamoci, lo sport è fondamentale per la salute, e rimane parte integrante di qualunque strategia di dimagrimento.

Ma quello a cui assistono gli scienziati è un’incongruenza tra calcoli teorici risultati pratici: calcolando esattamente le calorie bruciate con l’esercizio e quelle introdotte con l’alimentazione ci si aspetterebbe una certa perdita di peso, ma nel cosiddetto mondo reale spesso i conti non tornano, e chili persi sono molti meno. Come mai? Le possibili spiegazioni sono molteplici, ed è proprio per approfondire la questione che nasce il nuovo studio della Vanderbilt University.

Per farlo hanno scelto i topi come animale modello, e hanno sfruttato modernissime gabbie in grado di mappare ogni movimento dei roditori lungo tutto l’arco della giornata grazie a raggi infrarossi e potenti software di analisi, e di misurare al contempo la quantità di energia consumata momento per momento. All’interno delle gabbie era presente anche una classica ruota per roditori, che per i primi quattro giorni dell’esperimento è stata tenuta bloccata, in modo da raccogliere informazioni sulle abitudini degli animali, ed è quindi stata sbloccata per i seguenti nove giorni, così da studiare come cambiassero abitudini e metabolismo degli animali quando questi possono fare esercizio fisico.

Prevedibilmente, i topi hanno gradito la presenza della ruota dedicando all’esercizio diverse ore ogni giorno. E ovviamente questo si è riflesso sui loro consumi metabolici, aumentati in corrispondenza alla disponibilità del nuovo passatempo. I consumi alimentari sono rimasti gli stessi, e quindi in definitiva il bilancio energetico degli animali è andato in negativo: hanno cioè iniziato a bruciare più calorie di quante ne assumessero con il cibo. Il problema è che, come previsto, l’effetto è stato molto inferiore ai calcoli teorici. Dimagrivano, sì, ma molto, molto lentamente.

Come mai? Osservando i comportamenti giornalieri dei topi prima, e dopo, l’ingresso della ruota nella loro vita i ricercatori hanno svelato l’arcano. Tutti i comportamenti esplorativi, i piccoli momenti di attività, le passeggiate per la gabbia, comuni nei primi quattro giorni dell’esperimento, erano cessate di botto con l’introduzione della ruota. L’esercizio insomma aveva reso i topi più pigri nei loro atteggiamenti quotidiani, e in questo modo avevano iniziato anche a bruciare meno calorie del normale. Calcoli alla mano, i ricercatori hanno dimostrato che l’effetto dimagrante dell’esercizio fisico sarebbe potuto essere maggiore ben del 45% se solo i topi avessero continuato a comportarsi come di consueto al di fuori della ruota.

E non si trattava di semplice stanchezza, perché – scrivono gli autori dello studio – il fisico dei roditori si abitua presto all’esercizio fisico, e la corsa sulla ruota diventa ben presto poco dispendiosa in termini di energia o di fatica. Secondo i ricercatori, la spiegazione deve essere un’altra: un meccanismo cerebrale o fisiologico che entrerebbe in azione quanto il corpo inizia a spendere più energie, segnalando che è il caso di faticare meno, non perdere peso e conservare le riserve energetiche.

Se questo accada anche nella nostra specie, ovviamente, è difficile a dirsi. Ma il consiglio che se ne può trarre è sufficientemente innocuo da non richiedere ulteriori approfondimenti scientifici: se volete perdere peso un po’ di sport è l’ideale, a patto di non diventare troppo pigri nel resto della propria vita quotidiana e di non sviluppare un appetito famelico a causa dello sforzo fisico.

Simone Valesini, Wired.it

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