Countryman Cooper SE, la prova – Ecco com’è fatta la prima Mini ibrida Claire Bal

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“La nostra ciliegina sulla torta”, la definisce Federico Izzo, capo di Mini Italia. La prima Mini ibrida della storia è una Countryman. Per essere precisi, la Cooper SE – con la “e” finale – è un’ibrida plug-in, cioè ricaricabile alla presa di corrente. La si distingue per i particolari gialli e per lo sportellino della ricarica, posizionato sopra la ruota anteriore sinistra.
Lo schema del piccolo Suv è lo stesso adottato dalla cugina Bmw Serie 2 Active Tourer 225xe: un tre cilindri 1.5 turbo a benzina da 135 Cv è collegato alle ruote anteriori, mentre un motore elettrico da 66 kW muove quelle posteriori. Insieme garantiscono la trazione integrale e sviluppano 224 Cv di potenza.
“La nostra ciliegina sulla torta”, la definisce Federico Izzo, capo di Mini Italia. La prima Mini ibrida della storia è una Countryman. Per essere precisi, la Cooper SE – con la “e” finale – è un’ibrida plug-in, cioè ricaricabile alla presa di corrente. La si distingue per i particolari gialli e per lo sportellino della ricarica, posizionato sopra la ruota anteriore sinistra.
Lo schema del piccolo Suv è lo stesso adottato dalla cugina Bmw Serie 2 Active Tourer 225xe: un tre cilindri 1.5 turbo a benzina da 135 Cv è collegato alle ruote anteriori, mentre un motore elettrico da 66 kW muove quelle posteriori. Insieme garantiscono la trazione integrale e sviluppano 224 Cv di potenza.
Il cambio è automatico, così come, volendo, la gestione del sistema ibrido: selezionando “Auto eDrive”, si può lasciare al cervello elettronico la decisione di utilizzare il motore elettrico, quello termico o entrambi. Il guidatore può osservare cosa succede grazie a uno strumento – non sempre chiaro, a dire il vero – sul cruscotto. Altri due modi di guida (Max eDrive e Save Battery) permettono di imporre al sistema di sfruttare al massimo la guida elettrica – per un’autonomia dichiarata di 42 km e con picchi di velocità fino a 125 km/h – oppure di conservare la carica della batteria.
Tutta questa tecnologia, naturalmente, si paga: non solo economicamente (la Countryman Cooper SE è a listino a partire da 38.050 euro) ma anche con 140 kg di peso in più e perdendo parte della capacità del bagagliaio, perché la batteria agli ioni di litio da 7,6 kWh “ruba” 45 litri di volume.
In cambio, però, si ha una macchina omologata nel ciclo Nedc (particolarmente generoso con le ibride plug-in) per consumi di soli 2,1-2,3 litri ogni 100 km. Nella nostra prova, su percorso misto e partendo con la batteria carica, il computer di bordo segnava circa 6 litri ogni 100 km.
Al di là dei numeri, la Countryman ibrida è un’auto sempre gradevole da guidare, scattante – non a caso è una Cooper S – con lo sterzo corposo e l’assetto sportivo tipici del marchio britannico. “Nel nostro Paese contiamo di venderne 200 l’anno – dice Izzo -. Anche se siamo il secondo mercato mondiale per la Countryman, con più di 67 mila immatricolazioni da quando il modello è nato 7 anni fa, da noi le auto con la spina hanno ancora un pubblico limitato”.
La Cooper SE non è però un tentativo estemporaneo. “Nasce dopo anni di studio: nel 2008 abbiamo affidato 600 Mini completamente elettriche a clienti scelti, per capire i loro bisogni”, spiega Jacopo Marchetti, product manager di origine italiana da vent’anni trapiantato a Monaco di Baviera.
Da questa esperienza e da quella maturata con i modelli Bmw “i” (la piccola i3 e l’ibrida i8) il gruppo tedesco deriva le basi per la sua futura offensiva elettrica: dopo la i8 roadster dell’anno prossimo, nel 2019 arriverà in grande serie la Mini a batteria, seguita nel 2020 dalla X3 elettrica e nel 2021 dalla iNext, l’annunciata ammiraglia a guida autonoma che darà il via a una nuova generazione di prodotti Bmw.

Il Secolo XIX

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