Nuvole

Share

Esiste un trattato Onu, la “Convention on the Prohibition of Military or Any Other Hostile Use of Environmental Modification Techniques”, che vieta agli Stati firmatari—compresi anche gli Usa, la Russia e la Cina—di ricorrere alla modifica del tempo meteorologico come arma da guerra. Vieterebbe, ad esempio, la manipolazione di una nuvola per far sì che un suo fulmine colpisca un carro armato nemico.
L’esempio, forse estremo, è stato oggetto di un’ipotesi di ricerca negli Usa a metà degli anni Settanta. Più concretamente, gli americani hanno sperimentato sul campo tecniche per prolungare i monsoni del Viet Nam allo scopo di rendere le strade particolarmente fangose, abbastanza da intralciare la logistica del nemico. Il metodo è sembrato dare qualche risultato, ma la meteorologia non è una scienza esatta e, nell’impossibilità di determinare se fosse stato l’uomo o la natura a provocare la caduta di tanta pioggia, il progetto è stato comunque abbandonato.
Con l’entrata in vigore del trattato (1977), le forze armate delle grandi potenze hanno perlopiù lasciato perdere, anche se sia la Cina sia la Russia impiegano abitualmente il “cloud seeding”—la “semina delle nuvole”—per garantire il cielo sereno in occasione di grandi manifestazioni all’aria aperta. La tecnica prevede la dispersione nelle nubi di sostanze che stimolano la formazione di gocce di pioggia, per “svuotarle”. Nel 2008 l’agenzia di stampa russa Ria-Novosti ha riferito della caduta accidentale di un sacco di cemento—in uso per la “semina”—da un aereo impegnato a migliorare il tempo per la Festa Nazionale russa del 12 giugno. Il sacco, del peso di 25 kg, ha sfondato il tetto di una casa, un episodio descritto dalle autorità come il primo “singhiozzo” nell’impiego della procedura dopo vent’anni…
La tecnica—sempre che l’equipaggio dell’aereo si ricordi di aprire il cemento prima di gettarlo—non rientra nel perimetro del trattato Onu, come anche l’uso in Italia dei razzi antigrandine. La preoccupazione vera riguarda la creazione a scopi militari di uragani o altre tempeste violente, nonché di episodi di siccità oppure di inondazioni monsoniche. Oltre all’atmosfera, il documento estende le stesse protezioni a “litosfera” e “idrosfera”—rispettivamente, terraferma e mari—come anche allo spazio.
Mentre conforta sapere che esistano trattati che offrono simili garanzie, bisogna anche riconoscere che in molte culture—Vladimir Putin è solo l’erede di una tradizione russa plurisecolare—questi documenti, malgrado le firme e i nastri rossi, valgono solo finché qualcuno è in grado di obbligarne il rispetto.
C’entra anche l’elemento fattibilità. Le emergenti nano-tecnologie parrebbero ora aprire la porta a tecniche efficaci per il controllo del tempo. Si parla di poter guidare le nuvole come tante auto, facendo cadere l’umidità che contengono esattamente dove e come si vuole—nell’uso civile, potenzialmente molto utile per i contadini e gli operatori delle stazioni sciistiche…
Come per i trattati che assegnano la proprietà degli oggetti astrali “all’umanità intera”, è relativamente facile accordarsi su ciò che nei fatti nessuno arriva a fare. Il giorno che diverrà materialmente possibile vincere una guerra negando la pioggia—o mandandone troppa—sarà bene avere sottomano, a secondo dei casi, una grossa borraccia oppure un ombrello resistente.

James Hansen

Share
Share