Tra finanzieri senza scrupoli e spie

Interno 2005
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di Diego Gabutti 

Roberto Andò e Angelo Pasquini, Le confessioni, Skira 2016, pp. 176, 19,50 euro.

Erano sette, come le meraviglie del mondo, ma da quando il capitale finanziario tesse le sue trame globaliste i peccati capitali sono diventati otto. Uno dei farabutti che governano il mondo (e ne provocano voluttuosamente la rovina) attraverso il Fondo monetario internazionale si suicida dopo essersi confessato con un monaco certosino (nel film è Toni Servillo, la cui maschera suggerisce, senza offesa, pensieri suicidi). «Avrà cantato?» si chiedono gli altri malnati della finanza globale, nel timore che il suicida abbia confidato al confessore i suoi (e loro) turpi segreti. Servillo tace (e la sua faccia suggerisce i pensieri che sappiamo a chi lo teme).

Daniel Silva, La spia inglese, HarperCollins 2016, pp. 429, 18 euro, ebook 9,99 euro.

«Restauratore d’arte, israeliano, agente segreto e assassino», come lo impacchetta Wikipedia, Gabriel Allon se la vede con la mafia russa, col terrorismo islamista, con vecchie storie che risalgono alla seconda guerra mondiale o all’Olocausto, e nessuno è mai alla sua altezza, com’è privilegio di tutte le superspie, da James Bond a Jason Bourne eccetera. Stavolta Allon deve vedersela col terrorista che ha fatto saltare lo yacht sul quale navigava e folleggiava un membro della famiglia reale inglese. Come tanto tempo fa, quando le storie di spionaggio erano soprattutto reportages da paesi esotici e remoti, anche le avventure di Gabriel Allon ci portano in giro per il mondo a caccia di bad boys. Maschere, pugnali e National Geographic.

Madame de Staël, Lettere sugli scritti e il carattere di Jean-Jacques Rousseau. Riflessioni sul suicidio, Bibliosofica 2016, pp. 168, 12 euro.

Figlia di Jacques Necker, ministro delle finanze di Luigi XVI, e di Suzanne Corchod, ex spasimante di Edward Gibbon, lo storico dell’ascesa e della caduta dell’impero romano, Madame de Staël animò uno dei grandi salotti moderati del suo tempo, gli anni dell’illuminismo e della rivoluzione. Questi salotti sono l’origine dei moderni partiti politici: luoghi in cui le élites mettono a punto ideologie e strategie. Qui Madame de Staël, grande scrittrice e memorialista, si dedica alla più nobile delle arti politiche: il pettegolezzo culturale. Dà per suicida Rousseau, il grande ginevrino, che stava sull’anima a tutti, ma che non per questo s’uccise (benchè molti, finché fu in vita, lo invitassero a farlo).

Eric Ambler, Topkaki, Adelphi 2016, pp. 241, 18 euro, ebook 8,99 euro.

In seguito protagonista anche di un’altra bella storia d’Eric Ambler, Il levantino, Adelphi 2014, Arthur Abdel Simpson è un sangue misto anglo-egiziano, per metà avventuriero inglese e per metà astuto traffichino. Non è esattamente un criminale (a differenza dell’antieroe di Patricia Highsmith, Tim Ripley, protagonista dell’Amico americano e del Talento di Mister Ripley). Ma non è neanche uno stinco di santo. Sedicente gentiluomo, falso mercante, piccolo truffatore, in Topkapi (da cui fu tratto un celebre e purtroppo mediocre film con Melina Mercouri, Peter Ustinov e Maximilian Schell) Simpson partecipa a un colpo da superprofessionisti, in stile Ocean’s Eleven, nel gran serraglio di Costantinopoli.

 

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