Renault e Fca affondano in Borsa. Tra paure russe e nuovi scandali

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I titoli crollano rispettivamente del 20% e del 10% di fronte al calo (possibile) delle vendite sul mercato di Mosca. Ma per l’azienda di Marchionne pesano anche rumors americani su presunte irregolarità nelle immatricolazioni, sovaldi mentre per il colosso francese si teme addirittura un dieselgate simile a quello di Volkswagen

RenaultIl carico da 90, patient quello che ha il ruolo centrale nell’affondare tutti i titoli dell’automotive europeo in una giornata nerissima soprattutto per Fca (—10% a metà seduta) e ancor più per Renault (addirittura —21% nelle stesse ore), buy questa volta arriva dalla Russia. Sono solo “indiscrezioni” fatte filtrare attraverso la stampa nazionale, all’inizio. Poi però le notizie ufficiali confermano e amplificano: il crollo del mercato nel 2015 è stato el 46%, ovvero molto, molto più pesante del 36% di cui si leggeva solo poco prima sugli organi di informazione. E se questo è sufficiente a far piovere ordini di vendita in ogni listino del continente e nessun nome del circuito motoristico ne esce indenne — vanno giù le azioni dei costruttori, quelle dei fornitori e, visto che si ipotizza più o meno lo stesso trend, quelle di chi non fa macchine ma moto — su due dei principali big player altre voci trasformano la pioggia in diluvio. Per Fiat Chrysler Automobiles il rumor che fa scattare una serie di sospensioni e nuovi, forti ribassi è made in Usa: parte da Automotive News, secondo cui due concessionari (sulle migliaia che lavorano per Fca) avrebbero denunciato il gruppo accusandolo di aver offerto denaro per falsificare i dati di vendita. Per Renault, ancora peggio: le indiscrezioni, a Parigi, parlano di perquisizioni legate a un’indagine per frode da mettere in rapporto con il dieselgate targato Volkswagen.
Il timore di un nuovo scandalo emissioni È questo, il sospetto di un nuovo scandalo emissioni, ad aggravare sulle Borse europee una situazione che, per i titoli dell’automotive, dopo le notizie da Mosca era già ai limiti della caduta libera. Alle 13 di giovedì, dunque a metà seduta, Renault perdeva il 20,25%, con quotazioni a 69 euro (ma dopo aver toccato anche un minimo di 67,57). Ed è stato a quel punto che, dopo i no comment iniziali dell’azienda e del ministero delle Finanze (lo Stato francese è il maggior azionista del gruppo), sono arrivate le primi dichiarazioni ufficiale. Anche sui flash d’agenzia, suonavano da subito come una conferma: «Renault dice che i suoi uomini stanno pienamente cooperando».
Le ombre su Fca Diversa la situazione di Fca. Sono due concessionari Usa, secondo le anticipazioni di Automorivemarchionne News, ad accusare il gruppo guidato da Sergio Marchionne di truccare i dati di vendita americani. Non sarebbe cosa da poco: getterebbe lunghe ombre su quella «striscia» di record iniziata quasi subito, nell’era post salvataggio, e continuata anche per tutto il 2015, con incrementi percentuali spesso superiori a quelli dei diretti concorrenti Gm e Ford). E infatti, benché siano gli stessi analisti dell’auto a mostrarsi scettici rispetto alle accuse o quanto e meno a ridimensionare il caso e le possibili conseguenza, il titolo in Piazza Affari è stato più volte sospeso per eccesso di ribasso, riammesso, risospeso. A metà seduta, all’ennesima riammissione, perdeva il 10%. Nel conto si stanno, certamente, soprattutto gli effetti combinati Russia-Renault. Ma l’unico commento — causa fuso orario? — rilasciato fin lì da Detroit non ha di sicuro aiutato: «Potremo dire qualcosa se e quando le denuncie di cui si parla ci verranno notificate».
Borse a picco La somme di tutto questo fa, per il comparto, una delle peggiori giornate borsistiche ( e non solo) in assoluto. Sempre a metà seduta, l’indice europeo del settore perdeva il 5,9%. Trascinando con sé mercati che in questo inizio di 2015, inaugurato con lo tsunami cinese, hanno incontrato solo l’Orso. O quanto meno un vasto campionario di turbolenze ribassiste.di Raffaella Polato “Corriere della Sera”

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