Lo Stato è in ritardo con i pagamenti verso le Pmi per 55,6 mld

TLB courtesy: 22/10/2019 - Ansa|
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Lo Stato è in ritardo con i pagamenti verso le Piccole e medie imprse per un ammontare complessivo di 
55,6 miliardi di euro. Lo denuncia l’Ufficio studi della Cgia.
“Non c’è solo l’emergenza caro energia e nell’ultima campagna elettorale nessun partito ha speso, invece, una parola contro una ‘storica’ criticità. Tutti, purtroppo, hanno fatto finta di niente, come se il problema non esistesse. Invece, lo sanno bene le tantissime Pmi coinvolte, sussiste, eccome”, denuncia la Cgia in una nota. Si parla in sostanza dello stock dei debiti commerciali di parte corrente della Pubblica amministrazione che ammonta, secondo appunto le ultime stime fornite dall Cgia, a 55,6 miliardi di euro. “Lo Stato centrale e le sue articolazioni periferiche continuano ‘colpevolmente’ a non pagare i propri fornitori, costituiti prevalentemente da Pmi e, quando lo fanno, ciò avviene con grave ritardo rispetto ai tempi di pagamento previsti dalla legge”, sottolinea l’Ufficio studi della Cgia. In Italia, prosegue la Cgia, le  commesse della nostra PA ai privati ammontano complessivamente a circa 150 miliardi di euro all’anno e il numero delle imprese fornitrici si aggira attorno a un milione. Tra i ministeri – prosegue la nota – quello meno reattivo a saldare le fatture ricevute è stato l’Interno con un ‘Indicatore di tempestività dei pagamenti’ (Itp) pari a +67,09; ciò vuol dire che il Viminale liquida i propri fornitori con oltre 2 mesi di ritardo rispetto alla scadenza prevista dal contratto. Seguono le Politiche agricole con +42,28 e la Difesa con +32,75. Tra le amministrazioni regionali, invece, i maggiori ritardi nel saldare i pagamenti si sono registrati in Abruzzo con 62 giorni oltre la scadenza contrattuale, in Basilicata con 39,57 e in Campania con un ritardo medio di 9,74 giorni. Tra i comuni, invece, la situazione più critica si è verificata a Napoli. Sempre l’anno scorso, l’amministrazione  comunale del capoluogo campano i giorni di ritardo nei pagamenti sono stati 228,15, a Lecce 63,18 e a Salerno 61,57. Tra le Asl, infine, quella di Napoli 1 Centro ha pagato con un ritardo di 43,77 giorni, l’Usl Toscana Nord Ovest con 22,34 e la Napoli 2 Nord con 16,92. Per la Cgia la soluzione potrebbe essere quella di prevedere per legge la compensazione secca, diretta e universale tra i crediti certi liquidi ed esigibili maturati da una impresa nei confronti della PA e i debiti fiscali e contributivi che la stessa deve onorare all’erario. Tra i 27 Paesi dell’Ue, sempre nel 2021 nessun altro presenta uno score così negativo come il nostro, prosegue la Cgia secondo la quale infatti in Italia l’incidenza dei debiti commerciali della PA sul Pil è stata del 3,1 per cento. Dei nostri principali competitor commerciali, ad esempio, i debiti di parte corrente sul Pil della Spagna sono allo 0,8 per cento, nei Paesi Bassi all’1,2 per cento, in Francia all’1,4 per cento e in Germania all’1,6 per cento. Persino la Grecia, che l’anno scorso aveva un  rapporto debito pubblico/Pil che sfiorava il 203 per cento, presenta un’incidenza dei debiti commerciali sul Pil quasi la metà della nostra: 1,7 per cento. La Cgia, comunque, precisa che negli ultimi anni i ritardi di pagamento, misurati con l’’Itp’, sono mediamente in calo, anche se secondo la  Corte dei Conti si starebbe consolidando una tendenza che vede le amministrazioni pubbliche privilegiare il pagamento in tempi brevi delle fatture di importo maggiore e ritardare intenzionalmente la liquidazione di quelle di importo meno elevato. Una modalità operativa che, ovviamente, penalizza le piccole imprese che, generalmente, lavorano in appalti o forniture di importi nettamente inferiori a quelli “riservati” alle attività produttive di dimensione superiore.