Gli italiani si affidano al web per le diagnosi

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 Il digitale è molto utilizzato dagli italiani per cercare informazioni in ambito salute: il 53% dei cittadini ha utilizzato internet per identificare possibili diagnosi sulla base dei sintomi e il 42% per cercare informazioni su sintomi e patologie anche prima di una visita. Inoltre, il 73% di chi ha utilizzato internet dichiara di prendere decisioni sulla salute basandosi sulle informazioni trovate online. È quanto emerge dalla ricerca annuale dell’Osservatorio innovazione digitale in sanità della School of management del Politecnico di Milano, presentata durante il convegno ‘Sanità Digitale: ora serve un cambio di marcia!’. La pandemia ha spinto l’utilizzo di app di messaggistica istantanea, che hanno permesso una comunicazione veloce e diretta tra professionisti sanitari e paziente. Il digitale si è ormai affermato nella comunicazione tra professionista sanitario e paziente, come emerso dalla rilevazione svolta sui medici specialisti, in collaborazione con Ame, Anmco, Fadoi, Pke e Simfer, sui medici di medicina generale (mmg), grazie alla collaborazione con Fimmg, e sugli infermieri, in collaborazione con Fnopi. Il 73% degli specialisti, il 79% dei mmg e il 57% degli infermieri utilizza App di messaggistica (come WhatsApp) per comunicare con i pazienti, che sono molto interessati al loro uso soprattutto per la rapidità con cui è possibile ricevere risposte. ‘Oltre a problemi di sicurezza e privacy, l’utilizzo di questi strumenti può impattare negativamente sulle attività lavorative dei professionisti coinvolti, da cui spesso i pazienti si aspettano risposte immediate- spiega Chiara Sgarbossa, direttrice dell’Osservatorio innovazione digitale in sanità- Stentano ancora a diffondersi strumenti più appropriati, sicuri e dedicati all’attività professionale’. Ad oggi, infatti, solo un professionista sanitario su tre utilizza piattaforme di comunicazione dedicate o certificate, sebbene l’interesse sia elevato soprattutto tra i medici (74% degli specialisti e 72% dei medici di medicina generale). La pandemia ha influito decisamente sulla conoscenza e l’utilizzo del Fascicolo sanitario elettronico, spinto dalla necessità di scaricare green pass, referti dei tamponi e certificati vaccinali. Dalla rilevazione, svolta per questo ambito in collaborazione con Doxapharma, emerge che il 55% dei cittadini ne ha sentito parlare almeno una volta (era il 38% nel 2021) e il 33% lo ha già utilizzato (il 12% nel 2021). Tra i pazienti cronici o con problematiche gravi, coinvolti nella ricerca svolta in collaborazione con Aisc, Alleanza Malattie Rare, Apmarr, Fand, Federasma, Onconauti e Ropi, le percentuali di conoscenza e utilizzo dello strumento sono ancora più elevate: l’82% lo conosce e il 54% lo ha utilizzato (nel 2021 era il 37%). ‘Se da un lato, il Fascicolo è stato attivato per tutti i cittadini e ha raggiunto ad oggi anche percentuali significative di utilizzo- spiega Paolo Locatelli, responsabile scientifico dell’Osservatorio Osservatorio innovazione digitale in sanità- il livello di alimentazione dei documenti del nucleo minimo nella gran parte delle Regioni è ancora molto limitato’. Secondo la rilevazione effettuata dal MITD, infatti, solo Emilia-Romagna, Lombardia, Toscana e Piemonte hanno una percentuale di alimentazione del Fse superiore al 50%. Altre quattro regioni (Campania, Liguria, Sicilia e Calabria) hanno invece livelli che non superano il 5%. Anche su questo fronte ci si aspetta nei prossimi anni un’evoluzione importante- continua Locatelli- dato che nell’ambito del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) le risorse per potenziare i Fse regionali non mancano, con 610 milioni di euro per l’adozione e utilizzo del Fse da parte delle regioni, di cui 299,6 milioni per il potenziamento dell’infrastruttura digitale dei sistemi sanitari e 311,4 per aumentare le competenze digitali dei professionisti del sistema sanitario’. Sin dai primi mesi della pandemia l’utilizzo dei servizi di telemedicina è molto aumentato, perché ha facilitato la collaborazione tra i professionisti e garantito continuità di cura e assistenza ai pazienti. In assenza di strategie e investimenti specifici, tuttavia, parte di questo effetto rischia di svanire con il progressivo ritorno alla normalità. Nel 2021 l’utilizzo della telemedicina da parte dei medici è calato significativamente, seppure ci si attesti su percentuali di utilizzo più elevate rispetto a quelle pre-pandemia. ‘La riduzione nei livelli di utilizzo della telemedicina da parte dei medici va colto come il segnale dell’esigenza di un’innovazione più strutturale, un passaggio a un modello nel quale questa non rappresenti più una soluzione di emergenza, ma un’opportunità per migliorare il sistema di cura- afferma Cristina Masella, responsabile scientifico dell’Osservatorio innovazione digitale in sanità- Ad oggi questo cambiamento di modello deve ancora essere concretizzato: per medici e infermieri le attività di Telemedicina spesso costituiscono un’aggiunta in termini di tempo a quelle tradizionali’. Nonostante questo, l’interesse rimane alto. Oltre la metà di medici e infermieri e l’80% dei pazienti vorrebbe utilizzare questi servizi anche in futuro. Le farmacie territoriali potrebbero avere un ruolo rilevante di spinta alla diffusione di questi servizi. L’indagine rivolta ai titolari/responsabili di farmacia, svolta in collaborazione con Doxapharma, ha fatto emergere che già nella metà dei casi offrono servizi di tele-cardiologia e dichiarano interesse anche per l’erogazione di altri servizi di telemedicina, come ad esempio la tele-dermatologia (55% delle farmacie). Nel 2021 la spesa per la Sanità digitale in Italia è cresciuta del 12,5% rispetto al 2020, toccando quota 1,69 miliardi di euro, pari all’1,3% della spesa sanitaria pubblica. Una crescita superiore a quella degli ultimi anni, ma non ancora sufficiente a imprimere il ‘cambio di marcia’ necessario a colmare il ritardo accumulato. La tanto attesa trasformazione digitale potrebbe arrivare grazie agli investimenti previsti dal Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr), che dedica a riforme e investimenti nel settore Salute l’intera Missione 6, con ben 15,63 miliardi di euro di risorse. ‘Il Pnrr sta giocando, anche nel settore sanitario, un ruolo rilevante per il rilancio del nostro Paese- afferma Mariano Corso, responsabile scientifico dell’Osservatorio in innovazione digitale della School of management del Politecnico di Milano- In particolare, il potenziamento della sanità territoriale, anche grazie allo sviluppo di servizi di Telemedicina, e la raccolta e valorizzazione dei dati in Sanità, in particolare attraverso la diffusione del Fascicolo sanitario elettronico, rappresentano alcune delle principali sfide per i prossimi anni. Il Pnrr rappresenta un’occasione epocale di rilancio perché assegna al settore della sanità 15,63 miliardi di euro con investimenti sostanziali sulla digitalizzazione. Tuttavia, l’effettiva disponibilità e l’efficace messa a terra di queste risorse è tutt’altro che scontata. Lo sblocco di questi fondi da parte delle istituzioni europee è condizionato allo sviluppo in tempi rapidi di programmi e riforme la cui realizzazione non è semplice, soprattutto a causa della frammentazione della governance del sistema sanitario pubblico’.