Portare la Democrazia nel Mondo: articolazioni

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(di Mauro della Porta Raffo Presidente onorario della Fondazione Italia USA ) in Varese, li 26 marzo 2022

In considerazione del fatto che il Presidente Joe Biden, nel contesto della Guerra Russo/Ucraina, abbia ieri nuovamente parlato della necessità e del compito dell’Occidente e degli USA, in particolare di ‘portare la Democrazia nel Mondo’

Capitolo primo
‘L’Imperialismo della Libertà. (di ‘Eccezionalismo’, ‘Dottrina Monroe’, ‘Destino manifesto’, ‘Frontiera’, ovvero della necessità di portare la Democrazia al resto del mondo e di come ‘nasce’ il Canale di Panama)
Insomma – non dimenticando certamente Alexis de Tocqueville che già in ‘La democrazia in America’, 1831, parlava, per altri versi rispetto a quanto il vocabolo successivamente andrà a significare, di ‘Eccezionalismo’ e neanche la cosiddetta e ancora precedente ‘Dottrina Monroe’ per il vero dettata dall’allora Segretario di Stato John Quincy Adams – tutto comincia quando John O’Sullivan nel 1845 teorizza il ‘Destino Manifesto’. Nell’accezione più estesa qualche anno dopo dominante, quell’impeto, quella necessità, quella doverosa determinazione che discendono dalla ottenuta consapevolezza che, appunto, sia ed è, diremmo oggi, nel dna degli USA portare la Democrazia (assolutamente, con l’iniziale maiuscola) al resto del mondo. Poi, il concetto di ‘Frontiera’, così come in specie determinato da Frederick Jackson Turner, concetto al quale si rifarà largamente anche John Kennedy quando parlerà (farina del sacco delle sue ‘teste d’uovo’ – espressione che avrebbe dovuto essere dispregiativa usata durante la campagna elettorale del 1952 contro il calvo Adlai Stevenson – e venne ad indicare in particolare i consiglieri del primo, il secondo essendo Joe Biden, Presidente cattolico) proprio di una ‘Nuova Frontiera’, di una nuova meta. Dopo ancora, Alfred T. Mahan con l’idea fissa, quasi fosse un Vangelo, della necessità del dominio dei mari per la irrinunciabile grandezza della nazione.Infine – per non parlare dei molti religiosi che invitavano gli americani “a non mancare all’appuntamento per illuminare luoghi ancora immersi nelle tenebre” – nientemeno che Rudyard Kipling che sostiene che ‘Il fardello dell’uomo bianco’ (titolo, volendo, di una celeberrima composizione poetica – ‘The White Man’s Burden’ – vergata nel 1899 allorquando, a seguito del Trattato di Parigi dell’anno precedente, gli Stati Uniti avevano fra l’altro ereditato dalla Spagna le Filippine e Guam), il pesante dovere di portare ovunque nel mondo ancora e sempre la benedetta Democrazia, declinante l’Impero Britannico, deve essere sopportato dagli USA. Corre l’anno 1895.Alla Casa Bianca siede per la seconda volta dopo un intervallo di quattro anni il democratico Grover Cleveland.Segretario di Stato, Richard Olney.E’ in atto una vertenza che da tempo riguarda Venezuela e Guyana Britannica, terra inglese d’oltremare.Rispetto al 1823, i confini erano in quelle bande mano, mano decisamente e grandemente cambiati a danno del Venezuela.Cleveland, dando ascolto alle richieste di intervento venezuelane, decide, in nome della citata ‘Dottrina Monroe’, di frenare, di arginare l’Inghilterra.  L’ultimatum lanciato da Olney, appunto nel 1895, significativamente dice:“Oggi gli Stati Uniti sono praticamente sovrani in questo continente, e la loro parola è legge… perché, oltre ad altri motivi, le loro risorse illimitate, combinandosi con la loro posizione isolata, li rendono padroni della situazione e praticamente invulnerabili contro qualsiasi potenza”.(Fu questa, per inciso, l’ultima volta nella quale USA e Gran Bretagna si trovarono contrapposti).Essendo l’Inghilterra impegnata militarmente con i Boeri in altra parte del mondo, la controversia fu dipoi risolta senza ricorrere alle armi con un arbitrato nel quale le parti accettarono di spartire i territori contesi. 16/18 giugno 1896, a Saint Louis, Missouri, si tiene la Convention repubblicana.La scelta cade su William McKinley – che a novembre prevarrà sul democratico William Jennings Bryan – al cui fianco si pone il candidato vice presidente Garret Hobart. Per inciso, Hobart, morendo verso la fine del mandato, suo malgrado, per così dire, permetterà che nelle elezioni del 1900 a lato di McKinley venga collocato ed eletto Theodore Roosevelt che nel settembre del 1901, assassinato il titolare, subentrerà, fatto importantissimo ai fini della nascita dell’Imperialismo USA, argomento oggetto della trattazione. Significativa oltremodo la ‘platform’ (il programma) adottata nell’occasione dalGOP:a) controllo delle isole Hawaii,b) costruzione di un canale americano attraverso il Nicaragua,c) acquisto delle Indie Occidentali danesi,d) riaffermazione della ‘Dottrina di Monroe’,e) richiesta di “ritiro delle potenze europee da questo emisfero”,f) aiuto americano per liberare Cuba dalla Spagna. “Questo continente ha bisogno di una guerra”, aveva detto già nel 1895 Theodore Roosevelt e capitò che tre anni dopo, effettivamente, si combattesse – lui eroico partecipe – in quel di Cuba.La facilissima, conseguente vittoria esaltò oltremodo gli americani e convinse tutti: occorreva mettere termine a qualsiasi forma di isolazionismo e prendere atto della missione divina degli Stati Uniti “in un mondo dominato da malvagi”. Il sacerdote e giornalista Lyman Abbott, ascoltatissimo in tutto il Paese, tuonò: “È aperta la via per la nuova ‘Dottrina Monroe’, il nuovo imperialismo, ‘l’Imperialismo della Libertà’!” Il predicatore congregazionalista Josiah Strong, a sua volta, si rallegrava del fatto che gli Stati Uniti si fossero assunti il citato ‘fardello dell’uomo bianco’ di kiplinghiana memoria dappoiché, come scrive Francis Graham Wilson riportando le sue idee, “credeva in linea di principio che il dominio del mondo da parte della superiori genti anglosassoni fosse il preludio alla conversione del mondo stesso, all’avvento del Regno di Dio. L’America è la guida del mondo per tutto quel che riguarda il suo benessere morale!”  Verrebbe da dire, amen. Ed eccoci al dunque in una temperie che vede gli USA dominanti dato che la loro bandiera sventola su Cuba, su Portorico, sulle Filippine, su Guam nonché sulle isole Hawaii annesse nel 1898.Henry Cabot Lodge:“La nostra supremazia di diritto nell’emisfero occidentale non può essere abbandonata”.Albert J. Beveridge:l’America “è la nazione eletta da Dio per porsi alla guida della rigenerazione del mondo…Noi siamo i depositari del progresso del mondo, i guardiani della sua pace giusta”.Theodore Roosevelt, oramai a White House, a proposito dei suoi intenti nei riguardi  dei governanti dei vari Paesi latino americani:“Mostrerò a quei cafoni come devono comportarsi!” Teddy – “quel maledetto cowboy” come lo aveva definito Mark Hanna, farà subito vedere a tutti come adesso stanno le cose:Il futuro (nel 1906, mentre i fatti dei quali vado trattando sono datati 1903) premio Nobel per la Pace Theodore Roosevelt era, come dire?, un uomo impetuoso, difficile da trattenere.Per dare un’idea del suo fattivo operare, a quanti, in una particolare occasione, gli facevano notare l’illegittimità di un’azione in corso in terra straniera da lui decisa, aveva risposto:‘Perché mai rovinare la bellezza di quanto sta accadendo guardando a quisquiglie quali la legittimità o l’opportunità?’Nel gennaio appunto del predetto 1903, ecco il Trattato di Hay-Herràn: la Colombia dava in affitto agli Stati Uniti per la bellezza di cento anni una striscia larga dieci chilometri attraverso l’istmo di Panama, allora terra di sua appartenenza.In contropartita, gli USA si impegnavano a corrispondere dieci milioni di dollari una tantum più un affitto annuo.Accadde, però, che il parlamento del Paese latino americano rifiutasse la ratifica del Trattato.Teddy – che voleva assolutamente portare a compimento l’impresa del Canale iniziata da Ferdinand de Lesseps e fallita due volte, la seconda delle quali in mani differenti da quelle dell’ideatore di Suez – ebbe allora una delle sue ‘classiche’ reazioni.Come per caso, non si sa da chi fomentata, il 3 novembre di quel fatidico 1903, nella città di Panama scoppiò una piccola sommossa, dopodiché, qualcuno proclamò l’indipendenza della città e del territorio dalla madre patria.Subito, ecco la flotta militare colombiana avvicinarsi alle coste per far sbarcare truppe in armi in grado di ristabilire l’ordine.Per una stranissima coincidenza, vero?, le forze navali USA presenti nella zona apparvero e si frammisero ad impedire avvicinamento e sbarco.Tre giorni soltanto, e, il 6 novembre, Washington riconosceva formalmente l’indipendenza del nuovo Stato.Altri dodici giorni, e, il 18 di quello stesso mese, gli USA firmavano un Trattato per la costruzione del Canale.Roosevelt otteneva in cotal modo una striscia di terra di quindici chilometri, contro i dieci del fallito accordo con la Colombia.Come sempre illuminato, Teddy, ripensando a quegli accadimenti, nel 1911 ebbe a dichiarare: ‘Io ho preso la zona del Canale. Ogni azione compiuta non fu soltanto opportuna, ma fu anche fatta rispettando i canoni più elevati dell’etica pubblica e di governo!’ Chapeau, Presidente, mille volte chapeau!!!” Sempre il ‘buon’ Teddy, nel 1905, dopo aver detto che quelle “sciagurate” repubbliche latino americane gli davano “un sacco di grattacapi”, in un messaggio al Senato, scrisse che, desiderando gli Stati Uniti “vedere tutti Paesi vicini stabili, ordinati e prosperi”, la nazione che  dimostrava “di sapersi comportare convenientemente non aveva da temere interferenze da parte degli Stati Uniti” che peraltro, in caso contrario, si ritenevano autorizzati, direi obbligati, a intervenire. Amen. Argomentazioni: per quanto le varie dottrine alle quali ho fatto riferimento siano per così dire patrimonio nazionale e appartengano quindi anche ai repubblicani, devo ricordare che gli USA, dal narrato momento in poi, per tutto il Novecento, entreranno ogni volta in guerra nel mentre, dato storico, alla Casa Bianca siede un Presidente democratico (unica eccezione, la ‘Guerra del Golfo’, peraltro decisa dall’ONU) e valga il vero:Prima Mondiale, Woodrow WilsonSeconda, Franklin Delano RooseveltCorea, Harry TrumanVietnam, John KennedyEx Jugoslavia, Bill Clinton.Aggiungo che fu il citato e peraltro grande Harry Truman, nel 1947, con la ‘Dottrina’ che prese il suo nome, a decidere l’abbandono della tradizionale politica di non intervento nelle questioni europee, promettendo, in piena Guerra Fredda, che gli USA “avrebbero appoggiato i popoli liberi che stanno resistendo ai tentativi di assoggettamento da parte di minoranze armate o di pressioni esterne”.Non diversamente, con riferimento ai ‘doveri’ ideali americani e per quanto come sempre altre, in specie economiche, possano essere le convergenti ragioni, si è comportato il tendenzialmente neo isolazionista (si veda la campagna elettorale 2000 per la Casa Bianca ovviamente precedente agli attacchi terroristici negli Stati Uniti dell’11 settembre 2001 e la fondamentale intervista concessa a Barbara Walters il giorno prima dell’insediamento) George Walker Bush in Afghanistan e in Iraq.Non diversamente, alla fin fine, si è comportato Barack Obama, intervenuto in Libia e poi intento a bombardare i guerrieri del Nuovo Califfato nel Nord del predetto Iraq.Come non sostenere, però, che larga parte di tutte queste intraprese erano sbagliate e hanno portato al peggio.Vietnam, ex Jugoslavia per qualche verso (un’infinità di giorni utilizzati da Clinton con l’avallo e la fornitura delle basi aeree da parte di Massimo D’Alema per bombardare a man salva e non per niente a Belgrado, la bella Belgrado, le rovine causate non vengono rimosse e i palazzi sventrati non vengono abbattuti a che la popolazione costantemente ricordi), l’Iraq del secondo Bush, l’infame e cretinissima ‘operazione Libia’ nel 2011 le cui conseguenze abbiamo pagato e pagheremo salatamente e molto a lungo.  (Gheddafi era il “nostro figlio di puttana” e lo dico riprendendo una oramai antica ma sempre valida affermazione di Franklin Delano Roosevelt.Qualcuno gli aveva detto che uno dei tanti dittatorelli latino americani ne combinava quante Carlo in Francia e che forse sarebbe stato bene intervenire.E’ a questo qualcuno che il secondo Roosevelt, con sano e doveroso realismo, rispose: quel signore “è un figlio di puttana, ma è ‘il nostro’ figlio di puttana!”) Annotazionia, Prima che si pensasse a Panama, l’idea prevalente era quella di scavare il canale appunto in Nicaragua.Idea tuttora in auge se è vero che un nuovo progetto è stato approvato dal governo nicaraguense.b, Le antiche ‘Indie Occidentali danesi’ sono le odierne ‘Isole Vergini statunitensi’.L’acquisto fu deliberato con l’approvazione di uno specifico Trattato tra USA e Danimarca ratificato dal senato USA a fine 1916 e promulgato nel gennaio del 1917.

 Capitolo secondo 
Tutto quanto sopra detto e vergato, a chiudere, una articolazione a proposito della ‘Democrazia in America’
Esistono elettori con l’iniziale minuscola ed Elettori con l’iniziale maiuscola, va ricordato qui in premessa. Dove? Negli Stati Uniti d’America, massima riconosciuta espressione di Democrazia.
Ed è colà che anche tra gli elettori con l’iniziale minuscola i ‘pesi’ arrivano in un caso estremo ad essere non ugualmente distribuiti. E valga a questi due riguardi il vero.
Con l’istituzione del Suffragio Universale. Con l’approvazione da parte di uno Stato dello stesso, il voto di ogni singolo cittadino ammesso ad esercitarlo ha e deve avere necessariamente sempre lo stesso ‘peso’, ugualmente valere. Non è incredibilmente così negli Stati Uniti d’America, dove l’atto politico fondamentale, la scelta del Presidente, non è delegata all’elettore ma all’Elettore (‘Grande’, per definizione).Il primo – iniziale minuscola – nel giorno erroneamente detto delle Presidenziali, elegge il secondo – iniziale maiuscola – che, nella bisogna, provvedendo dipoi alla ‘vera’ elezione del Capo dello Stato, ‘pesa’ infinitamente di più.
Ma c’è ben altro. Può capitare (occorse invero nel 1824, allorquando peraltro i due termini di paragone validamente ad oggi di seguito considerati non erano parte dell’Unione) che il voto del Wyoming – all’incirca seicentomila abitanti – inteso come Stato, valga quanto quello della California – che ne conta quaranta milioni – intesa anch’essa come Stato. La qual cosa determina di tutta evidenza un ‘peso’ elettorale diversissimo tra i cittadini dell’una e dell’altra realtà.(L’esempio è estremo essendo i due Stati il meno e il più popolato USA, ma, proporzionalmente, vale nei confronti tra il Golden State e uno qualsiasi degli altri).
Accade questo se e quando nessuno tra i Candidati alla Presidenza conquisti nel giorno elettorale, “il primo martedì dopo il primo lunedì del mese di novembre dell’anno bisestile”, la maggioranza assoluta dei ‘Grandi Elettori’. I quali, per necessaria conseguenza, ”il primo lunedì dopo il secondo mercoledì del dicembre seguente”, riuniti secondo Legge nel Collegio Elettorale, non possono, compiere il compito loro assegnato eleggendo il Capo dello Stato. Accade quindi e pertanto (ancora per prevista e regolata conseguenza) che la decisione in materia, per competenza, spetti e passi alla nuova Camera dei Rappresentanti, anch’essa eletta il primo martedì dopo il secondo lunedì del predetto novembre, che a tal uopo si esprimerà – votando per Delegazione, a questo punto non valendo la volontà degli eletti suoi membri ma quella di ogni Stato – alla ricerca di una maggioranza assoluta in uno o più ballottaggi, a partire dal 6 gennaio del successivo anno. E cosa vuol dire “votando per Delegazione” se non che il volere in proposito di uno Stato vale quello di ogni altro e che – tornando all’esempio – la California e il Wyoming saranno alla pari  contando il ‘peso’ di seicentomila elettori quanto quello di quaranta milioni?
È questa l’estrema conseguenza del fatto – mai trascurabile o obliabile quando si parli di Stati Uniti d’America – che ci troviamo di fronte a a uno Stato Federale nel quale, come già si evinceva dal ‘Compromesso del Connecticut’ (che in sede di creazione della Carta Costituzionale nel 1787 portò alla decisione di avere due Camere anziché una sola) “gli Stati hanno tutti pari dignità” (ragione per la quale al Senato ognuno tra loro conta su due Scranni, ancora una volta prescindendo dal numero dei residenti).È questo il Principio alla base altresì del voto proprio Stato per Stato dei ‘Grandi Elettori’ che in particolari circostanze può portare (recentemente, nel 2000 e nel 2016, ma anche sul declinare dell’Ottocento) un Candidato a vincere il voto popolare nell’Unione e a perderlo quanto agli ancora una volta necessariamente citati ‘Grandi Elettori’!