Gli Usa: altri 7mila soldati russi al confine con l’Ucraina. Di Maio: contare sull’Italia per una soluzione

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Nessun soldato russo è stato ritirato dal confine con l’Ucraina, ha detto ai giornalisti ieri sera un alto funzionario dell’amministrazione del presidente Usa, Joe Biden, contestando l’affermazione di Mosca secondo cui avrebbe ritirato alcune forze. “Ora sappiamo che era falso”, ha detto il funzionario, aggiungendo che ben 7.000 soldati si sono uniti ai 150.000 già presenti al confine nei giorni scorsi. “La Russia continua a dire che vuole perseguire una soluzione diplomatica, le sue azioni indicano il contrario. Speriamo che cambi rotta prima di iniziare una guerra che porterebbe morte e distruzione catastrofiche”, ha aggiunto. Il funzionario ha anche affermato che altre truppe russe sono arrivate al confine ieri e che Mosca potrebbe usare un falso pretesto per invadere l’Ucraina in qualsiasi momento. Mosca ha detto che stava ritirando alcune delle 150.000 truppe posizionare intorno all’Ucraina su tre lati. Con il mondo alla ricerca di segnali per evitare un nuovo conflitto mortale sul suolo europeo, i segnali di distensione Russia sono stati accolti con scetticismo dall’Occidente. “Continuiamo a vedere unità critiche che si spostano verso il confine”, ha detto ieri il segretario di Stato Usa, Antony Blinken alla Msnbc, sottolineando che “c’è quello che dice la Russia e poi c’è quello che fa la Russia. Non abbiamo visto alcun ritiro delle sue forze. Sarebbe bello se facesse ciò che ha detto, ma finora non l’abbiamo visto”.

I venti di una possbile invasione continuano, dunque, a soffiare. Le forze sostenute da Mosca nell’autoproclamata repubblica di Luhansk, nel sud-est dell’Ucraina, hanno accusato oggi Kiev di aver attaccato il loro territorio, usando armi che violano gli accordi di cessate il fuoco. Lo riporta l’agenzia di stampa Ria. “Le forze armate ucraine hanno violato pesantemente il regime di cessate il fuoco, utilizzando armi che, in conformità con gli accordi di Minsk, dovrebbero essere ritirate”, ha detto un funzionario, aggiungendo che le forze ucraine avrebbero aperto il fuoco quattro volte con mortai, lanciagranate e mitragliatrici pesanti. Kiev ha negato di aver attaccato le postazioni dell’autoproclamata repubblica di Luhansk. “Sebbene le nostre posizioni siano state colpite con armi proibite, inclusa l’artiglieria da 122 mm, le truppe ucraine non hanno aperto il fuoco in risposta”, ha detto alla Reuters un addetto stampa dell’Ukrainian Join Forces Operation. Ad alimentare la paura anche le parole del capo dei servizi segreti polacchi, Pavel Solokh, secondo il quale la probabilità di una “invasione russa” dell’Ucraina è cresciuta. “Gli ultimi rapporti delle ultime dieci ore non cambiano nulla in quest’area e destano anche più preoccupazione, poiché molti indicatori indicano che la probabilità di un attacco russo all’Ucraina è maggiore di ieri”, ha detto Solokh alla Radio polacca. “Fino a quando non verrà sparato il primo colpo, crediamo ci sia speranza che non solo gli scenari più neri, ma in generale, qualsiasi aggressione militare contro l’Ucraina non si realizzerà. Tuttavia, al momento, la probabilità di un’aggressione contro l’Ucraina sembra maggiore di quanto era un giorno o due fa”, ha detto. Il Dipartimento di Stato americano, invece, ritiene che la Russia stia tentando di creare un “pretesto” per invadere l’Ucraina con accuse non supportate dai fatti di “genocidio” e fosse comuni nella regione orientale del Donbass, in Ucraina. I media russi hanno pubblicato articoli e fotografie questa settimana di presunte fosse comuni segrete nella regione e martedì il presidente Vladimir Putin ha affermato che Kiev sta commettendo un “genocidio” in quelle aree Il portavoce del dipartimento di Stato Ned Price ha ipotizzato che Mosca stia facendo queste affermazioni per creare il pretesto per un’invasione dell’Ucraina. “Non c’è alcuna base di verità in nessuna di queste accuse”, ha detto il portavoce. Intanto comincia oggi la missione diplomatica al Cremlino del nostro ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, che tra poco incontrerà il ministro degli Esteri russo, Sergei Lavrov. E poco prima dell’incontro Lavrov ha dichiarato che “l’escalation intorno all’Ucraina si sviluppa non in Russia, ma in Occidente, nelle loro teste, quindi tutte le domande in merito vanno proposte a loro”. “Sono d’accordo sul fatto che le nostre relazioni sia culturali, sia economiche, sia politiche, che affondano le radici nell’amicizia tra i nostri popoli, sono fondamentali in questo momento storico”, ha detto Luigi di Maio incontrando il collega Sergey Lavrov a Mosca. “Il lavoro che si è fatto in tutti questi anni per rafforzare i legami tra i nostri popoli, anche durante la pandemia ha sicuramente costruito un terreno dove fiorisce il dialogo e dove possono fiorire soluzioni diplomatiche anche rispetto agli eventi dell’attualità”.

ItaliaOggi