Lavoro. Il manager e i cliché sulla fabbrica: cari studenti siate curiosi

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Stay hungry, stay foolish? Sì, ma anche ‘restiamo curiosi’: è la sollecitazione-suggestione dell’edizione 2021 del format ‘Saranno virtuosi’ che da tre anni coinvolge studenti e studentesse delle medie di Gaggio Montano e Porretta Terme in un dibattito sull’orientamento e la cultura tecnica.
Ieri mattina infatti Stefano Scutigliani, nella foto, amministratore delegato di METALCASTELLO, impresa metalmeccanica dell’Appennino bolognese, ha incontrato le classi terze dei due istituti dell’Alto Reno Terme in un evento organizzato con l’agenzia Dire nell’ambito del Festival della cultura tecnica. In preparazione al dialogo-confronto (da remoto, tra la redazione dell’agenzia e le classi) ad alcune ragazze e ragazzi era stato chiesto di compilare un questionario e di fare un gioco in cui dovevano identificare, senza guardare e usando solo il tatto, degli oggetti posti in una scatola: fra questi, sia cose facilmente identificabili (giocattoli, un cucchiaio…). Sia oggetti meccanici altrettanto comuni, come un ingranaggio, ma meno noti e riconoscibili. A partire da un video in cui sono stati raccontati i momenti preparatori di questo evento e le fasi del gioco, proiettato dal vivo e successivamente commentato, si è sviluppato il dialogo tra alunni e il manager di METALCASTELLO. Ha spiegato come gli ingranaggi che la METALCASTELLO produce, proprio vicino alle scuole frequentate dagli alunni coinvolti nel progetto, siano presenti in moltissimi mezzi di trasporto che si usano regolarmente per spostarsi ogni giorno ma anche in pale eoliche e motori marini. Antichi ben più dei veicoli, perché già nel medioevo gli ingranaggi facevano funzionare macchine che producevano tessuti e farine ma anche unici al mondo per complessità e raffinatezza. E indispensabili oggi: infatti a Metacastello vengono richiesti da paesi ai quattro angoli del mondo. Ma appunto sono oggetti che vanno cercati, trovati e capiti; dunque, curiosità per oggetti, che partono da dietro casa e arrivano nei campi dell’Africa centrale e nelle officine del Brasile e che tutto il mondo ricerca per la particolarità con cui vengono prodotti, un “know-how per dirla con l’inglese, che solo noi abbiamo e che proviene da un’antica tradizione italiana” ricorda Scutigliani il manager. Per realizzarli servono minerali, fonderie, stampi, camion per il trasporto e torni, ma soprattutto persone che permettano a tutto il processo di compiersi: “serve il cervello umano”. Il futuro “sarà bellissimo, il mondo sarà bellissimo e farete un lavoro bellissimo, se avrete fiducia nel progresso e se sarete curiosi- dice Scutigliani- io ve lo garantisco che il lavoro lo troverete tutti, non solo gli operai specializzati, soprattutto in questo paese e in questa bellissima regione, ma la sfida sarà trovare un lavoro che vi piace e le probabilità che ciò accada aumentano se avrete voglia di scoprire e capire come cambia il mondo, come cambia la tecnologia, la fabbrica, quali nuovi mestieri stanno nascendo e nasceranno”. Sulla base di quanto emerso dal questionario sono poi stati affrontati alcuni stereotipi legati al lavoro in fabbrica che dagli studenti è ancora considerato faticoso e difficile, legato a concetti come il fumo, il frastuono. “Assolutamente no: le condizioni ambientali- racconta Scutigliani- sono fondamentali per mantenere un alto livello di qualità nella produzione e quindi non solo non c’è frastuono ma con sofisticati sistemi di controllo vengono eliminate addirittura le vibrazioni. Sì invece a robot, puntualità e tutte quelle qualità che servono per lavorare in armonia”. E cosa si deve ‘studiare’ per lavorare in una fabbrica che produce componenti meccaniche? Non c’è una materia che si può tralasciare per poter lavorare in una fabbrica: “Serve il cuoco, sennò come si fa mangiare in mensa…
Ma nella nostra azienda ad esempio abbiamo qualche difficoltà di comunicazione e quindi mi raccomando di non trascurare nemmeno l’italiano. Ma soprattutto- chiarisce il manager sorprendendo un pochino tutti- serve la capacità di lavorare in armonia e spirito di squadra. Teamwork in inlgese, che è poi la qualità per far funzionare qualsiasi gruppo, dall’azienda alla squadra di calcio”.