Le imprese in Italia? Non godono di buona salute

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Il 36% delle imprese italiane, con fatturato che varia dai 5 ai 50 milioni di euro, presenta un rating con profilo di rischio elevato. Ma la situazione rischia di peggiorare. Il dato, infatti, si mantiene in linea con quello registrato nell’anno precedente, ma va confermato alla fine dell’efficacia delle misure emergenziali adottate dal governo, ossia il definitivo sblocco dei licenziamenti e la conclusione delle moratorie garantite dallo stato. È quanto emerge dal report curato dall’osservatorio di Studio Temporary Manager, che ha elaborato i bilanci del 2020 depositati presso la Camera di commercio di circa 69 mila imprese italiane, fotografando lo stato di crisi delle aziende e dividendole in categorie con rating positivo e critico.

L’impatto della pandemia, quindi, nonostante le diverse misure di sostegno adottate a livello governativo, continua a influire negativamente sulla gestione di tante aziende il cui rating si conferma a rischio elevato. «I dati della Banca d’Italia indicano che dal 2019 sono saliti del 40% i finanziamenti bancari alle imprese con un significativo aumento del rischio di credito», commenta Alberto Cerini, responsabile corporate turnaround & restructuring di Studio Temporary Manager, «la nostra analisi conferma che nei bilanci a oggi depositati relativi all’esercizio 2020 sono presenti evidenti segnali di criticità. La fine del divieto dei licenziamenti e l’imminente conclusione delle moratorie rivelerà il vero stato di salute delle imprese italiane che a oggi, però, è stato mantenuto sostanzialmente invariato rispetto a un anno fa circa grazie proprio alle predette misure di sostegno che si sono, quindi, dimostrate efficaci».

La mappa del rischio. Tutti i territori regionali continuano a mostrare segnali di sofferenza ma con valori variabili. In particolare, in sei regioni le imprese con un rating a rischio superano il 40% e tutte il 30%. Tra queste si evidenziano la Sardegna (42%), il Lazio (42%), il Molise (40%), l’Abruzzo (40%), la Sicilia (40%) e la Toscana (40%). Seguono la Calabria (39%), la Basilicata (39%), l’Emilia Romagna (38%), la Liguria (38%), la Puglia (37%), l’Umbria (37%), la Lombardia (36%), il Piemonte (35%), il Friuli-Venezia Giulia (34%), la Valle d’Aosta (34%), la Campania (33%), le Marche (33%), il Veneto (32%) e il Trentino-Alto Adige (30%).

Guardando, quindi, il rovescio della medaglia, le aziende che presentano un rating positivo si trovano, prevalentemente, in Trentino Alto Adige (70%), Veneto (68%), Campania e Marche (67%).

La composizione negoziata della crisi. Per gli analisti dello Studio Temporary Manager gli imprenditori in affanno hanno una via d’uscita: possono ricorrere all’istituto della composizione negoziata della crisi, introdotto dal decreto legge n. 118 del 2021, convertito con modificazioni dalla legge n. 147 del 21 ottobre scorso. La nuova disciplina, riguardante le misure urgenti in materia di crisi di impresa e di risanamento aziendale, prevede che le aziende in difficoltà possono accedere, su base volontaria, a un percorso di negoziazione che può sfociare anche in soluzioni puramente stragiudiziali e in cui tutte le parti, debitore e creditori, hanno il dovere di collaborare lealmente e in modo sollecito per tentare di trovare soluzioni in grado di soddisfare tutte le parti in causa. In dettaglio, la procedura consente di dare pronta attuazione alle misure di supporto alle imprese per consentire loro di contenere e superare gli effetti negativi dell’emergenza economica e finanziaria. Per raggiungere tale obiettivo, l’imprenditore che si trova in condizioni di squilibrio patrimoniale o economico finanziario, che ne rendono probabile la crisi o l’insolvenza, può chiedere al segretario generale della Camera di commercio nel cui ambito territoriale si trova la sede legale dell’impresa la nomina di un esperto indipendente quando risulta ragionevolmente perseguibile il risanamento dell’impresa. La procedura è interamente informatizzata. Il rappresentante dell’impresa presenta l’istanza telematicamente, la piattaforma rende disponibile l’istanza sulla scrivania «virtuale» del segretario generale della Camera di commercio competente che la prende in carico per poi procedere alla consultazione dell’elenco degli esperti e procedere alla relativa nomina, sulla base dell’esperienza formativa risultante dal curriculum vitae. L’esperto accede, quindi, alla documentazione prodotta dall’impresa per verificare la possibilità, o meno, di accettare l’incarico, all’esito positivo delle verifiche inserisce nella piattaforma la dichiarazione di accettazione e convoca l’imprenditore per valutare una concreta prospettiva di risanamento. In caso negativo, ne dà notizia al segretario generale della Camera di commercio che dispone l’archiviazione dell’istanza di composizione negoziata. In caso positivo, inizia il proprio lavoro durante il quale può creare nella piattaforma spazi per depositare ed eventualmente condividere documenti con soggetti che egli stesso individua e autorizza, con il consenso dell’imprenditore, per trovare un’adeguata soluzione alla crisi. La figura del temporary manager esperto di crisi d’impresa. Nell’affrontare la crisi dell’impresa, ma anche nell’ambito della procedura di composizione negoziata, un ruolo di primo piano è quello rivestito dalla figura professionale dell’esperto indipendente con compiti di mediatore tra creditori e debitore. Per affrontare la crisi, l’impresa ha la possibilità di prevedere la figura di un Cro – Chief restructuring officer, ovvero un temporary manager esperto di crisi d’impresa. Tale professionista è responsabile del processo di risanamento in fase di esecuzione con il ruolo di monitorare l’attuazione del piano di risanamento e il rispetto degli accordi raggiunti. Il temporary manager incaricato ha, dunque, un ruolo estremamente delicato di discontinuità rispetto al passato e di garanzia dell’implementazione del risanamento, a vantaggio dell’impresa e dei suoi creditori. Il Cro deve possedere competenze manageriali e di settore ma anche di restructuring finanziario e legali per essere un efficace e credibile interlocutore di tutte le controparti della negoziazione. Per essere credibile, il professionista deve essere naturalmente indipendente rispetto a tutte le parti coinvolte. Il vademecum per affrontare la crisi. Gli esperti di Studio Temporary Manager hanno stilato un decalogo che può aiutare gli imprenditori in difficoltà nell’approcciarsi in maniera meno rischiosa ai momenti di crisi aziendale. Per creare discontinuità rispetto al passato è, innanzitutto, possibile ricorrere a temporary manager esperti di situazioni di crisi che possano, soprattutto, tentare di porre un freno all’emorragia finanziaria. Inoltre, è fondamentale mostrarsi reattivi, puntando in particolare e con convinzione sulla ristrutturazione dell’indebitamento finanziario, a risolvere i problemi industriali, a gestire l’azienda per cassa. E ancora, è importante sapere comunicare in modo efficace il progetto di risanamento ai terzi, focalizzandosi anche su ciò di cui si ha esperienza, ossia il proprio core business, ponendo le basi per il futuro ricorrendo anche, nei casi in cui sussistano le condizioni e le opportunità, ad operazioni di acquisizione e fusioni societarie. Ultimo consiglio degli analisti è quello di avere umiltà ma anche coraggio e forza di innovare perché spesso è nei momenti di crisi che si trova lo spiraglio giusto per risalire la china ed invertire il trend negativo.

Antonio Longo, ItaliaOggi Sette