I sussidi del Governo hanno salvato 43mila imprese

Share

Quale sarebbe stato l’impatto della pandemia nelle aziende in assenza di sostegni governativi? 
E’ il quesito al centro dello studio pubblicato da un team di ricercatori dell’Università di Padova coordinato dal professor Amedeo Pugliese del Dipartimento di Scienze Economiche e Aziendali “Marco Fanno” e del CRIEP. I ricercatori stimano che il numero di imprese potenzialmente in crisi alla fine del 2020, in assenza di misure pubbliche di sostegno, sarebbe stato pari a 153.681 (26% dell’universo delle società di capitali). Per effetto dei principali interventi di sostegno previsti nel corso del 2020 (cassa integrazione Covid, contributi a fondo perduto, sospensione degli ammortamenti e la possibilità di rivalutare i beni d’impresa) il numero di imprese potenzialmente in default si riduce a 110.737. Nel complesso quindi gli interventi governativi “salvano” 42.944 imprese (28% delle società altrimenti in crisi), a fronte di un costo complessivo per lo Stato pari a 49,2 miliardi di euro. Lo studio offre una analisi costi-benefici simulando gli effetti di interventi alternativi a quelli proposti dal governo. In una prima ipotesi si contempla un intervento diretto dello Stato con contributi in conto capitale per ripianare le perdite patrimoniali delle imprese in default causa Covid-19 al termine del 2020. Il costo complessivo per le finanze pubbliche per salvare tutte le società (153.681) altrimenti in crisi finanziaria sarebbe stato pari a 39,7 miliardi.  Una seconda ipotesi prevede invece un intervento pubblico per azzerare tutte le perdite realizzate dalle società italiane durante il periodo pandemico: il costo complessivo della misura per lo Stato sarebbe stato di circa 93 miliardi di euro. Il valore complessivo di quest’ultimo intervento, seppure doppio rispetto al costo effettivo sostenuto dallo Stato, risulterebbe comunque molto inferiore alle risorse messe a disposizione dall’Europa nel Next Generation EU plan: 210 miliardi di euro, pari a circa il 5% del Pil italiano.
“Le crisi sistemiche improvvise impongono risposte governative tempestive che non consentono uno screening dei soggetti che beneficeranno delle risorse pubbliche – spiega Amedeo Pugliese, coordinatore della ricerca – Il governo italiano ha inteso favorire la continuità delle imprese e la salvaguardia dell’occupazione con interventi erga omnes. Il nostro studio offre una stima dei costi connessi agli interventi pubblici attraverso un’analisi granulare a partire dai dati finanziari di circa 600,000 società”. Quest’approccio consente di valutare, oltre alla dimensione dell’intervento complessivo, anche “aspetti legati all’allocazione delle risorse: dalle analisi emerge che una parte cospicua dei circa 49,2 miliardi sono stati distribuiti a imprese non necessariamente in difficoltà finanziaria; al contempo una parte rilevante delle società che costituiscono il tessuto produttivo non ha ricevuto il supporto sufficiente per scongiurare la crisi”. I bilanci societari del 2020 serviranno a corroborare questi risultati preliminari. Lo studio è stato condotto grazie al finanziamento dell’Università di Padova e alla campagna di crowdfunding a sostegno della ricerca sul Covid-19.