In Sardegna si sperimenta un modello di terapia rivoluzionario per l’autismo

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Arriva in Sardegna il progetto pilota, che propone un modello di terapia rivoluzionario per l’autismo, già testato a Città del Messico e, in Italia, nel Lazio. Venticinque famiglie, ottanta operatori scolastici e quaranta sanitari del nord Sardegna saranno coinvolti in un nuovo progetto di terapia low cost.
‘Autismo in ReTe – non lasciamoli soli’ è il nome del protocollo ideato e promosso dalla onlus ‘Rete per il sociale’ diretta da Stefano Vicari, primario di neuropsichiatra infantile dell’Ospedale pediatrico Bambin Gesù di Roma e ordinario all’Università Cattolica. Il progetto promette di abbattere i costi annuali, migliorando la qualità dell’intervento e sarà avviato nelle prossime settimane nel nord dell’isola come modello per le regioni del Sud Italia, coinvolgendo l’Aou di Sassari e le Uonpia di Sassari e Olbia.  Un bambino ogni 77 nati è il dato d’incidenza delle diagnosi di autismo in Italia, nel nord Sardegna 1 ogni 80, con numeri in provincia di Sassari che si attestano a 1.400 su circa 75 mila minori ( 4mila in tutta l’Isola).
 “I genitori vengono formati”, spiega all’AGI Vicari, “perché l’operatore, assieme al genitore, mostra al bambino come gestire alcune fasi dell’autismo, come per esempio i momenti di rabbia”. Il metodo si fonda sostanzialmente su tre strategie: la formazione e il coinvolgimento attivo dei genitori all’interno delle terapie; formazione degli insegnanti dalla scuola materna alle superiori e sessioni di specialisti con baby pazienti.
 La finalità è quella di identificare rapidamente i segni precoci e individuare tempestivamente un soggetto colpito da Asd, il Disturbo dello spettro autistico.  “La terapia con i genitori facilità la capacità comunicativa”, sottolinea Vicari, “riduce la gravità dell’autismo e lo stress nei genitori”. La Terapia mediata dai genitori, la cosiddetta Tmg, rappresenta il cuore del modello. Grazie a questa tecnica in grado di ridurre la gravità del disturbo, i genitori acquisiscono competenze per interagire con i figli in modo efficace, coadiuvati dagli specialisti che seguono i piccoli pazienti attraverso sedute settimanali.  “L’esigenza di un progetto pilota in Sardegna”, spiega Alessandra Carta, dirigente medico del reparto di Neuropsichiatria infantile dell’Aou di Sassari, “è nata per garantire in primis standard di formazione per il personale, appropriati e uniformi a quelli presenti nel resto d’Italia con l’attivazione di trattamenti economicamente sostenibili”.     Il progetto si propone di abbattere i costi delle terapie che tra assistenza medica, terapie comportamentali, servizi educativi e costi indiretti come la rinuncia al lavoro di uno dei genitori, si attestano come costo complessivo a 1,4 milioni per individuo. L’iniziativa è stata presentata stamane nell’aula Magna dell’Università di Sassari con la partecipazione del rettore Gavino Mariotti e del sindaco Gian Vittorio Campus. Il progetto è sostenuto dalla Fondazione di Sardegna e Enel Cuore, la onlus del Gruppo Enel impegnata al fianco di associazioni e operatori del terzo settore.