Antonella Balsamo, la creatività al servizio della macchina cinema

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(di Tiziano Rapanà) Il mondo dello spettacolo pullula di presuntuosi. Gente di poco valore, che ha un’altissima considerazione di sé. Talvolta si incontra gente di buona volontà armata solo della propria gentilezza e umiltà. Antonella Balsamo è una di quelle professioniste che si distingue per un grande senso dell’umanità. Antonella è un’apprezzata costumista, in poco tempo è diventata una monarca assoluta del suo settore. Ella è un fiume in piena di simpatia e buon umore. Non ha molto tempo Antonella, lavora tanto, e può dedicarmi solo pochi minuti. Mi racconta dei suoi inizi: “Mia nonna mi ha trasmesso questa passione, lavorava nell’alta moda: disegnava i vestiti e li cuciva pure. Poi ho fatto l’accademia di costume e moda a Roma e da lì ho cominciato la mia carriera. Ho cominciato lavorando in vari spettacoli teatrali e poi inizio al lavorare per il cinema”. Chi ti ha cambiato la vita? “Giuseppe Tornatore, con Baarìa. Quell’esperienza è stata magica: sono entrata come assistente e poi ho co-firmato con il costumista. E tutto questo grazie a Tornatore, che ha creduto in me”. Raccontami qualcosa in più di quel film. “Ci ho lavorato 3 anni, è stato un set faticosissimo: le riprese sono durate 45 settimane, più di Novecento di Bertolucci. Grazie a Tornatore, sono cresciuta”. Solo parole di miele per il regista. “Eh sì, le merita tutte”. Prima di Tornatore, Antonella ha fatto la gavetta dura lavorando con nomi eccellenti: è stata assistente costumista per la fiction Le cinque giornate di Milano del maestro Carlo Lizzani, per i film Vajont e Piazza delle cinque lune entrambi diretti da Renzo Martinelli, cito anche l’horror La terza madre di Dario Argento. Mi parla molto bene del suo ultimo lavoro per Enzo Salvi, che ha appena terminato le riprese di Don Don, la serie di film diretti da Paolo Geremei. Antonella si ė affezionata al cast tecnico e artistico. Per Salvi prova un sentimento esagerato (“Lo adoro!”). Le chiedo di parlarmi male di qualche attore, ma nulla. Antonella è sfacciatamente buona, in lei non c’è un’ombra di malevolenza verso nessuno. “Non mi puoi chiedere di parlare male di qualcuno”, mi ammonisce, severa. Io tento, stuzzico, le faccio dei nomi ma Antonella non cede. Mi parla di sé e si descrive come una lavoratrice instancabile che non si accontenta mai. Non è indulgente con sé stessa. Antonella è un esempio per le donne che vogliono emergere in un mondo difficile, pieno di sgarbi e malignità. La sua determinazione le ha portato risultati. L’impegno paga.

tiziano.rp@gmail.com