Nel 2020 cinquemila donne hanno perso il lavoro a Milano

Share

Sono più di 5.000 le donne che hanno perso il lavoro a Milano nel 2020, pari allo 0,7% delle occupate. Un calo però, più contenuto di quello degli uomini (-1,8%), in controtendenza con quanto accade in Italia, dove è la componente femminile a soffrire maggiormente. Risultato della “forte presenza di donne in settori rilevanti dell’economia locale” o fondamentali nella pandemia, come la sanità e il commercio di beni essenziali. Sono i risultati presentati da “Your Next Milano”, la nuova piattaforma curata dal centro studi di Assolombarda. In ogni caso, il capoluogo lombardo si conferma comunque una città che offre più opportunità lavorative alle donne rispetto al resto del Paese, posizionandosi al quarto posto tra le province italiane, dopo Trieste, Bologna e Bolzano, per tasso di occupazione femminile (al 64,2% nel 2020, al di sopra della media nazionale del 49%). Tuttavia, rimane ampio il gap di genere: 9 punti percentuali separano infatti il tasso di occupazione delle donne da quello degli uomini a Milano, molti meno dei 28 punti nazionali, “ma ancora troppi- segnalano da Assolombarda- rispetto ai benchmark europei”. Inoltre, la crisi innescata dalla pandemia “si differenzia dalle passate per una crescita più rapida e consistente della inattività”, in particolare per effetto della sfiducia a trovare un impiego. Tra il 2019 ed il 2020, infatti, la quota di popolazione che non ha un lavoro né lo cerca (gli inattivi) è aumentata sia tra gli uomini (dal 19,8% al 22,3%), sia tra le donne (dal 30,1% al 31,8%, quindi con una crescita più contenuta di +1,7 punti). Tra gli uomini è diventato inattivo sostanzialmente chi ha perso il lavoro, il calo dell’occupazione maschile è infatti speculare, -2,6%, e il tasso di disoccupazione rimane sostanzialmente invariato. Al contrario, la maggior quota di donne inattive deriva in parte dal calo del tasso di occupazione (-1,2 punti), in parte dalla diminuzione della disoccupazione (-0,5 punti, dal 6,3% del 2019 al 5,8% del 2020). Pertanto, per la componente femminile la condizione di inattività si è verificata sia tra chi ha perso il posto di lavoro, sia tra chi ha smesso di cercarlo. Rispetto a questa dinamica complessiva, a Milano si distinguono le donne tra i 18 e i 29 anni, che nell’anno della pandemia non hanno rinunciato a cercare opportunità lavorative: nel 2020 infatti diminuiscono le giovani inattive (-0,6%, dal 49,2% al 48,6%), aumentano le disoccupate (+0,7%) e crescono lievemente le occupate (+0,2%).