Il lato sexy della storia / La disperata solitudine di Marilyn, «bambola bionda» inadatta all’amore

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La Monroe è stata un’attrice e una cantante straordinaria. E il sex symbol più famoso dell’epoca moderna. Malgrado i tre matrimoni e gli innumerevoli flirt, nel suo diario confessò: «Nella vita non si ama mai davvero»

(di Cesare Lanza per LaVerità) Tre matrimoni, innumerevoli amanti famosi o segreti, una trentina di film, la morte in età giovane e tuttora misteriosa… Marilyn Monroe (Los Angeles, 1 giugno 1926 – Los Angeles, 5 agosto 1962) è ricordata come il sex symbol più famoso dell’epoca moderna. Non solo nel cinema ha superato la sensualità di decine di altre attrici non meno belle e desiderabili, ma anche nella vita quotidiana è stata, e sarà probabilmente ricordata per sempre, come una irresistibile seduttrice. Perciò è d’obbligo il riferimento iniziale alle due storie d’amore con i fratelli John e Robert Kennedy. Sulla vicenda con il presidente valgono le confidenze fatte da Marilyn al giornalista Jean Marcilly. Ci sono versioni contrastanti. Si dice che, dopo un aborto, il matrimonio di M.M. con Arthur Miller era in crisi: sarebbe stato Frank Sinatra a combinare il primo incontro. Secondo altri, invece, Marilyn incontrò John in una festa a casa del suo agente Charles Feldman nel 1954 e poi si incontrarono di nuovo nel 1957 (e in seguito molte altre volte) con la complicità dell’attore Peter Lawford. Marilyn non smentì mai, al contrario di quanto fece nel 1959 – addirittura in una conferenza stampa – a proposito delle voci di un legame clandestino con Yves Montand, protagonista con lei del film Facciamo l’amore. Con Kennedy si incontrò senza problemi all’Holiday house hotel di Malibu e anche a Santa Monica a casa di Lawford. Ci furono investigatori (non si capisce bene incaricati da chi), camerieri e cronisti di giornali di gossip a cercare le prove di una relazione sempre più sulla bocca di tutti, nel mondo politico e in quello del cinema. Indizi davvero deboli, come quello sulla serata -14 luglio i960 – in cui John Kennedy tenne un famoso discorso al Coliseum. L’attrice arrivò e si sistemò a un tavolo con Sammy Davis jr, poi Davis sparì e al suo posto arrivò il futuro presidente (eletto il 20 gennaio 1961). Un altro giornalista, con cui Marilyn si sarebbe confidata, riferì che l’attrice non chiamava John mai per nome, ma lo citava sempre come «il presidente». Altre rivelazioni? I due si incontrarono al Carlyle di New York e perfino sull’Air Force One (ufficialmente si diceva che si trattava della segretaria di Peter Lawford). E nel novembre del 1961 il presidente ebbe un appuntamento con Marilyn al Beverly Hilton hotel. Ma fu una delle ultime volte: la relazione era troppo imbarazzante e John si staccò. Marilyn Monroe gli regalò un rolex d’oro con su scritto «with love as always Marilyn» («con amore come sempre»): il prezioso dono fu poco nobilmente riciclato a un dipendente ed è stato venduto nel 2004 per 4,7 milioni di dollari. A seguire, la relazione di Marilyn con il fratello di John, Bob. Secondo molte fonti, l’ultimo amante e, di più, avrebbe promesso di sposarla. Marilyn (ingenua?) ne era convinta – illusione frequente nelle storie d’amore d’ogni giorno – e ne parlava spesso con amici amiche, e collaboratori sul set: il chiacchiericcio favoriva pettegolezzi ed esagerazioni di tutti i tipi. Ma John e il fratello non erano uomini comuni, ma pura élite. Nelle ultime settimane prima di morire, la grande star diceva tranquillamente, senza problemi, che si sarebbe sposata con Bob. Si incontravano sempre a casa Lawford, rieccolo! Marilyn confidava a tutti di essere incinta, c’era chi sosteneva che avesse – ancora – abortito, con l’aiuto di un medico che la seguì a Tijuana, città della Baja California, in Messico. Ma l’autopsia non confermò: forse perché l’aborto, naturale o provocato, era avvenuto settimane prima della morte dell’attrice. Nonostante la debolezza delle possibili prove, gran parte dell’opinione pubblica, sia negli anni Sessanta sia nei decenni successivi, è convinta che i due potentissimi fratelli Kennedy ebbero un ruolo poco chiaro, e forse decisivo, nella fine di Marilyn: misteriosa, ufficialmente archiviata come un suicidio.

Tony Curtis, partner con Jack Lemmon nel film A qualcuno piace caldo, ha rivelato pubblicamente la sua «storia» con l’attrice quasi quarant’anni dopo la sua scomparsa. Molti sono convinti perciò che molte relazioni sentimentali di M.M. siano rimaste segrete. Lei addirittura avrebbe scandalosamente rivelato che all’inizio della sua carriera era pronta a far l’amore con chiunque potesse esserle utile (cameraman, sarto, parrucchiere…) per avere successo. Mi limito dunque alle certezze. Tre mariti, ben scelti a tutto campo: a sedici anni, Jim Dougherty, un giovane da cui divorziò dopo quattro anni; poi un campionissimo dello sport, Joe Di Maggio, e infine un raffinato intellettuale, il commediografo Arthur Miller: la depressione di Marilyn, intimamente infelice, li portò al divorzio. Prima, durante e dopo ci vorrebbe una voluminosa agenda per tener conto di flirt, avventure e capricci vari: i fotografi, che l’aiutarono come modella, André de Dienes e Laszlo Willinger, Henry Rosenfield (stilista newyorkese) e Johnny Hyde, vicepresidente di un’importante agenzia di Hollywood, che ottenne per lei le prime scritture. Si dice che Hyde morì per il dolore provocato dall’abbandono di Marilyn. Ma anche divi mondiali come Marion Brando (una relazione continuamente interrotta e ripresa) e Frank Sinatra. Amori passeggeri, tranne quello del fenomenale asso del baseball Joe Di Maggio, che le fu vicino per tutta la vita. Lui voleva una famiglia normale con tanti bambini, era figlio di italiani, proprietari di un ristorante popolare. Ma lei no, era concentrata soprattutto sulla sua carriera. Da citare anche Colin Clark. Un giovane di 23 anni, che ebbe la fortuna di incontrare Marilyn sul set e di vivere con la diva un’innocente storia d’amore, dalla quale ricavò due libri. Uno è My week with Marilyn, da cui è tratto il film con cui Michelle Williams fu candidata all’Oscar nel 2012. Marilyn, con il cognome Monroe preso dalla nonna, è il nome d’arte di Norma Jeane. Infanzia terribile, in orfanotrofi o con genitori adottivi. Nonostante il suo status di sex symbol, e i numerosi uomini ai piedi, viene sempre descritta come una donna sola che cercava disperatamente l’amore e la sicurezza di una relazione stabile da coltivare. Nei suoi diari Marilyn sfogava le proprie insicurezze e gelosie. Questo sentirsi inadatta all’amore, secondo molti biografi, ha radici in una molestia sessuale che ha dovuto affrontare nella sua infanzia per colpa di un allora fidato vicino. E affermava di sentire una repulsione per quasi tutti gli uomini che provavano a conquistarla. La relazione sicuramente più curiosa è con Miller: la sua figura di intellettuale ha attratto l’attrice come una falena alla luce.

Questo perché, oltre la facciata della «bambola bionda», Marilyn era una donna intelligente, riflessiva, nei propri diari esprimeva il sogno di diventare una scrittrice affermata. Nonostante l’ottima impressione che fece sugli amici di Miller – tra cui Truman Capote e Saul Bellow – l’attrice trovò degli appunti di suo marito che la descrivevano come una delusione e un imbarazzo. Nel proprio diario Marilyn confessa «Sono sempre stata terribilmente terrorizzata di essere davvero la moglie di qualcuno. So che nella vita non si ama mai davvero qualcun altro, mai». La sua morte, nella notte del 4-5 agosto 1962, suscitò clamore e interesse morboso in tutto il mondo: venne trovata nel letto della sua abitazione al 12305 di Fifth Helena Drive, dove viveva da sola con la sua governante Eunice Murray. La versione ufficiale riporta che la governante, camminando nel corso della notte per il corridoio, vide la luce della stanza da letto della Monroe accesa, bussò alla porta, ma non ebbe alcuna risposta. Erano le 3.30 circa. Poco dopo, preoccupata, chiamò lo psichiatra che aveva in cura Marilyn, Ralph Greenson. Questi entrò nella camera da letto dell’attrice e ne uscì poco dopo, alle 4.25, annunciando la morte della Monroe. E fu chiamato il dipartimento di polizia di Los Angeles.

Marilyn si era suicidata ingerendo una dose letale di pentobarbital, pasticche prese insieme a una dose sconosciuta di idrato di cloralio. Ma ci furono, e permangono, altre versioni. La più interessante? Secondo quanto scritto nel libro rivelazione Doublé Cross da Chuck Giancana, fratello minore di Sani Giancana capo di tutti i capi della Cosa Nostra di Chicago negli anni Sessanta, 4 sicari agli ordini del boss sarebbero penetrati nella villa di Marilyn a Hollywood, nella notte del 4 agosto 1962 poco dopo che Bob Kennedy, allora ministro della Giustizia, aveva lasciato la casa dell’attrice e amante. I quattro malavitosi sarebbero riusciti a immobilizzare Marilyn, a spogliarla e a ucciderla con una supposta velenosa. Il movente sarebbe stato quello di vendicarsi di Bob Kennedy, il quale da ministro aveva promosso un’inchiesta senza precedenti sulla mafia. L’uccisione di Marilyn sarebbe servita, secondo le dichiarazioni di Chuck Giancana, a gettare l’ombra della responsabilità della sua morte su Bob Kennedy e rovinare così per sempre la sua carriera politica. La supposta avrebbe agito con la stessa rapidità di un’iniezione letale, senza però lasciare tracce sul braccio 0 sulla gamba che avrebbero insospettito i medici legali durante l’autopsia, che confermò questa ipotesi. Nella parte terminale del colon della Monroe si poteva vedere una sfumatura viola, segno, probabilmente, dell’azione della supposta. Thomas Noguchi alla morte della Monroe era uno dei vicecoroner della Contea di Los Angeles. Nel 1983 pubblicò un libro, Coroner che descriveva in dettaglio le varie autopsie che aveva eseguito sulla celebrità. Nel mese di ottobre del 1985 dirà all’Afre Eyewitness news che durante l’autopsia non riuscì a spiegare le contusioni su Marilyn ritrovate vicino all’anca e sulla schiena inoltre affermò che lo stomaco era quasi vuoto mentre non aveva trovato tracce di pillole ingerite. È stata, Marilyn, un’attrice e una cantante straordinaria. Unica. Ricordiamo Niagara in cui fa la vamp. E nei film del «suo» grandissimo regista Billy Wilder. In A qualcuno piace caldo mentre strimpella. E in Quando la moglie è in vacanza dove mette l’intimo in frigorifero. E mentre canta Diamonds are a girl’s best friends (dal film Voglio sposare un milionario).