Vaccini, perché l’Italia ha bloccato l’esportazione delle dosi di AstraZeneca

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Il nostro Paese è l’unico in Europa ad avere vietato la vendita all’estero del vaccino, in riposta ai ritardi dell’azienda nelle consegne

Il governo di Mario Draghi ha disposto il divieto di esportazioni delle fiale del vaccino per il Covid-19 prodotto da AstraZeneca. La decisione è stata presa in accordo con la Commissione europea ed arriva come reazione ai tagli delle forniture della casa farmaceutica.

Vaccini, l’Italia blocca l’esportazione delle dosi di AstraZeneca: la decisione

In Italia, nello stabilimento di Anagni, in provincia di Frosinone, vengono infialate le dosi del prodotto sviluppato dall’Università di Oxford e dalla multinazionale anglo-svedese. Per questo il nostro Paese ha potuto bloccare l’esportazione di 250mila vaccini, previsti per essere consegnati dall’altra parte del globo, in Australia. 

La decisione è stata trasmessa ufficialmente venerdì scorso da Roma a Bruxelles e l’Ue non ha fatto ostruzione, anche perché il lotto sequestrato verrà adesso redistribuito tra gli altri Paesi membri. Il provvedimento è conforme alle disposizioni stabilite del Meccanismo di controllo dell’export deliberato dalla Commissione europea lo scorso 30 gennaio. Nonostante la legittimità della scelta e i ripetuti ritardi nelle consegne dei vaccini da parte delle diverse aziende, è la prima volta che viene attivata questa clausola da uno stato membro.

Il motivo sarebbe proprio da ricondurre al mancato rispetto dei termini del contratto che l’Italia, ma anche la Commissione, imputa ad AstraZeneca.

Il Meccanismo sull’export è stato introdotto proprio per evitare che dosi di vaccino prodotte sul suolo europeo e previste per i Paesi dell’Unione siano spedite fuori del continente per essere vendute ad altre nazioni.

Una misura cautelativa decisa come rimedio ai tagli, fino al 70%, annunciati dal Ceo di AstraZeneca, Pascal Soriot, sulle consegne destinate all’Europa nel primo trimestre dell’anno. E dopo lo scontro con Ursula von der Leyen, che contestava i cavilli del contratto sfruttati indebitamente, a dire dell’Ue, dall’azienda.

Se Pfizer e Moderna stanno rientrando nelle quantità stabilite nei contratti, AstraZeneca ha comunicato anche per il secondo trimestre una riduzione delle dosi di un altro 50%. Questo nonostante, secondo gli addetti ai lavori, circa un terzo delle fiale prodotte in Europa sarebbero state vendute fuori dall’Unione.

Nell’ultima telefonata tra Mario Draghi e la presidente della Commissione, il premier italiano ha ribadito il concetto espresso durante il suo primo consiglio europeo, cioè la necessità di accelerare le consegne dei vaccini costringendo le società del Big Pharma a rispettare gli impegni anche attraverso rimedi drastici come il blocco delle esportazioni.




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