Covid, un paziente su 4 rischia di perdere i capelli

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Si chiama Secure-Derm, è uno sforzo congiunto di dermatologi provenienti da strutture internazionali volto a esaminare gli effetti globali di Covid-19 sulla caduta dei capelli e nasce dal risultato di diversi studi secondo cui entro i primi sei mesi successivi all’infezione possono verificarsi perdite di capelli in almeno il 22 per cento dei casi. Pubblicato sulla rivista The Lancet, questo nuovo effetto collaterale è stato osservato nell’ambito di una ricerca condotta dagli scienziati dello Jin Yin-tan Hospital, che hanno analizzato gli impatti a lungo termine dell’infezione. “La perdita dei capelli può essere una risposta fisiologica normale e temporanea ad alcuni di eventi stressanti – afferma Chaolin Huang, dello Yin-tan Hospital – ma la malattia da nuovo coronavirus potrebbe essere collegata a condizioni come l’alopecia, che invece è irreversibile”. Il team ha analizzato 1.655 pazienti ricoverati e dimessi dall’ospedale Jin Yin-tan di Wuhan tra il 7 gennaio e il 29 maggio 2020, riscontrando una significativa perdita di capelli in 359 soggetti, pari a circa il 22 per cento del campione totale. “I sintomi a lungo termine legati a Covid-19 sono ancora in gran parte poco chiari – commenta l’autore – volevamo approfondire la conoscenza a riguardo”. Il gruppo di ricerca ha coinvolto i pazienti tramite questionari per la valutazione dei sintomi e della qualità della vita correlata alla salute, analisi fisiche, come esami del sangue e un test di sei minuti di camminata. “La maggior parte dei pazienti manifestava affaticamento o debolezza muscolare (63 per cento), seguiti da difficoltà e disturbi del sonno (26 per cento) ansia o depressione (23 per cento) – riporta Liang Kang, collega e coautore di Huang – ma anche la caduta dei capelli è stata riscontrata in una percentuale significativa di soggetti, pari a circa il 22 per cento della coorte”. In un altro studio, i ricercatori dell’Indiana University School of Medicine hanno raccolto 1.567 testimonianze online di persone con sintomi a lungo termine di Covid-19, 423 dei quali indicava la caduta dei capelli come uno degli effetti dell’infezione.  “L’elenco delle conseguenze a lungo termine della malattia – osserva Natalie Lambert dell’Indiana University School of Medicine – è più voluminoso delle 11 voci attualmente considerate sul sito dei Centers for Disease Control and Prevention”. Secondo l’American Academy of Dermatology (AAD), la caduta dei capelli potrebbe dipendere dal telogen effluvium (TE), in grado di determinare un’alta percentuale di follicoli che entrano precocemente in fase di riposo. “Si tratta di una condizione che può manifestarsi per una durata variabile da sei a nove mesi – sostengono gli esperti dell’AAD – e si può verificare se una malattia porta alla caduta accelerata dei capelli”. Anche gli specialisti del Belgravia Centre di Londra hanno segnalato un aumento dei casi di telogen effluvium dall’inizio della pandemia. “Circa il 64 per cento dei maschi e il 38 per cento delle controparti femminili a cui era stato diagnosticato il TE – riporta Rali Bozhinova, tricologa sovrintendente presso il Belgravia Centre – hanno riferito di aver sperimentato sintomi associati a Covid-19. Questo picco nelle diagnosi di telogen effluvium mostra l’entità dello stress che il virus può provocare sull’organismo umano, esacerbando potenzialmente delle condizioni che possono avere effetti di lunga durata se non trattate adeguatamente”. “Covid-19 potrebbe essere collegato all’alopecia areata – ipotizza Iain Sallis, non coinvolto nello studio cinese – una condizione che porta a chiazze e zone prive di capelli sul cuoio capelluto e, in casi più gravi, all’alopecia diffusa. In questi casi, la malattia può innescare una risposta autoimmune, in cui il corpo attacca i propri follicoli piliferi, inattivandoli”. “Il nuovo coronavirus – conclude Sallis – ha la capacità di confondere il nostro sistema immunitario. Qualsiasi tipo di shock, fisico, emotivo o psicologico può causare alopecia, quindi Covid-19 può sicuramente essere classificato come un possibile fattore scatenante”.